di Caterina Abate
Al 346 di via Vittorio Emanuele, si trova il portale d’ingresso del liceo scientifico Enrico Boggio Lera. Ad accompagnarci in questo viaggio nella storia sono alcuni delle ragazze e dei ragazzi della scuola, guide nelle due Giornate Fai d’Autunno gli scorsi 10 e 11 ottobre. Mettendomi nelle loro vesti, immagino che per loro l’esperienza da ciceroni FAI sia un modo di guardare con occhi nuovi quei corridoi che quotidianamente frequentano tra una lezione e uno sbadiglio.
La porzione di Catania in cui ci troviamo è non lontano da piazza Duomo e dal Monastero dei Benedettini, a poche strade di distanza dal teatro romano. Gli strati del palinsesto urbano che costituisco la città qui si dispiegano a vista, raccontando secoli di storia, vite passate che sono ancora presente. Lo stesso liceo Boggio Lera è ospitato in un palazzo dalla vicenda costruttiva e architettonica complessa, la cui origine affonda sino all’epoca romana e come da evidenze archeologiche recenti, sino a quella greca. Frammesso tra due distinti livelli della struttura settecentesca si trova un ambiente peculiare che ci fa piombare in un passato più recente: una porta blindata, conduce ad un rifugio antiaereo risalente alla seconda guerra mondiale, del tutto inusuale per una scuola. Le nostre guide ci dicono infatti che in tutta Italia se ne contano soltanto altri tre.
L’escursione comincia però sullo scalone marmoreo del liceo, evidenza architettonica del settecentesco monastero claustrale della Santissima Trinità. Quando nel 1693 il terremoto della Val di Noto devasta oltre quaranta centri urbani, tra questi c’è anche Catania, già provata nel suo tessuto urbano dall’eruzione dell’Etna del 1669 che aveva avanzato la linea di costa, circondando il Castello Ursino (anche quello non distante dal nostro punto di partenza) privandolo del suo affaccio a mare. Tra le ricostruzioni post sisma c’è anche il complesso del Monastero della Santissima Trinità in quella che diventava la Strada del Corso, poi Strada Reale, e che dopo l’Unità d’Italia sarebbe diventata via Vittorio Emanuele. L’ampliamento architettonico tardobarocco dell’edificio monastico che da piazza Dante scende per l’odierna via Quartarone, si deve in gran parte a Giovan Battista Vaccarini, realizzato sulle macerie del sussistente monastero cinquecentesco, a sua volta posto sugli antichi resti della grande insula romana. Di quest’ultima, ci dicono i ragazzi che le indagini archeologiche hanno fatto emergere nella zona a nord oltre a botteghe e strutture per l’approvvigionamento idrico, in quella a sud i resti di una fullonica romana, antenata delle nostre tintorie lavanderie. Ci spiegano i ciceroni che l’ingresso che oggi affaccia su via Vittorio Emanuele non è effettivamente quello originariamente corrispondente alla progettazione tardobarocca, ma un’ulteriore rimaneggiamento dovuto all’abbassamento della quota stradale negli anni Sessanta del XVIII secondo. Noi visitatori non abbiamo fatto ancora molti metri dall’entrata del liceo, e già la storia e le vicende urbanistiche si rincorrono tanto che hai paura di perdere qualche dettaglio.
All’Unità d’Italia seguono le leggi eversive del 1866 che portano alla soppressione anche del monastero della Santissima Trinità. La sua grande struttura assegnata al Provveditorato agli Studi diviene prima un convitto femminile, e poi sede dello stesso, mentre nella porzione superiore che da su via Teatro Greco si assegna alla Regia Questura. La storia corre veloce, e nel 1936 secondo decreto legge viene realizzato sotto il giardino del chiostro dell’ex Monastero della Santissima Trinità un rifugio antiaereo. Servì allo scopo per cui venne realizzato in particolare nel 1943, tra aprile ed agosto, quando il centro storico della città di Catania venne pesantemente bombardato dagli alleati. Una porta blindata, realizzata dalla ditta veronese Fratelli Conforti fa accedere agli ambienti a tenuta stagna del rifugio antiaereo, per entrare in sicurezza siamo stati dotati di caschetti gialli antinfortunistica.
Gli ambienti a tenuta stagna erano protetti da mura spesse oltre un metro, realizzate con uno strato esterno di terra e pietrame, e due strati interni in cemento differentemente armati per una maggiore resistenza. Durante i bombardamenti questi luoghi, dotati di bagni e di un sistema di areazione nel caso di attacchi chimici (vedi immagine sotto), erano deputati all’uso da parte dei carabinieri della caserma di piazza Dante e delle loro famiglie. Potevano contenere fino a 80 persone. Sulle mura scritte, disegni e numeri. Un modo per passare il tempo durante i bombardamenti. C’è chi ha disegnato un uccellino, chi un volto e chi ha scritto “L’Inghilterra liberatrice”.
Usciamo dal rifugio antiaereo, restituiamo i caschetti, ma la visita prosegue nella zona superiore, un tempo giardino dell’ex monastero su cui affacciavano i dormitori delle novizie. È qui che indagini archeologiche hanno restituito evidenze della Catania ellenistica. Al contempo vi si trova su un pilastrino con inciso 1741, data di inizio dei lavori del restauro tardo barocco.
La visita si conclude, il percorso ci porta all’uscita posteriore del Liceo Boggio Lera, direttamente su Piazza Dante.
Quello che ci resta è lo svolgersi degli strati urbanistici della città palinsesto, la coscienza che vivere in luoghi del genere vuol dire attraversare la storia e forse esserne un po’ protagonisti, ognuno nel nostro piccolo.
