L'Italia sbanca al Festival di Locarno con "Brotherhood" e "Il legionario"

Francesco Montagner e Hleb Papou vincono rispettivamente i premi per il miglior film e come miglior regista emergente

Una scena da "Brotherhood" di Francesco Montagner

Una scena da "Brotherhood" di Francesco Montagner

Redazione 16 agosto 2021Locarno

Bottino grosso per l’italia alla 74° edizione del Locarno Film Festival sezione Cineasti, dove i premi maggiori sono stati vinti da due italiani under 35. Si tratta del documentario Brotherhood di Francesco Montagner (miglior film) e Il legionario del bielorusso naturalizzato italiano Hleb Papou (miglior regista emergente), che affrontano temi molto attuali come il radicalismo islamico e i pregiudizi verso gli italiani di seconda generazione.

"Ho accolto la notizia del premio come miglior film con tante lacrime e molta gioia - dice sorridendo Montagner, veneto, classe 1989, già vincitore nel 2014 con Animata resistenza del premio per il miglior documentario nella sezione Venezia Classici, alla Mostra del Cinema. - Ho fatto una corsa matta per tornare al Festival (il regista vive a Praga dove insegna cinema in una delle accademie più prestigiose del mondo, la Famu), per questa che è una festa del cinema e per l'Italia, visto il premio anche a Hleb". Il film Brotherhood coprodotto da Italia (con Rai Cinema) e Repubblica Ceca (Nutprodukce e Nefertiti Film) racconta la vita di tre fratelli in una famiglia di pastori che vivono nella campagna bosniaca; costretti a crescere di fatto da soli dato che il padre (predicatore islamico radicale) è stato condannato a 23 anni di carcere per terrorismo legato ad un suo viaggio in Siria. Era andato in Siria, a quanto sostiene, non per combattere con i jihadisti "ma per vedere come andassero le cose" dice.
"Pensavo fosse importante portare in un contesto europeo una storia famigliare, intima come questa - aggiunge il cineasta - che ha un impatto molto forte nel mondo contemporaneo perché è molto legata a tematiche dell'islam e religiose. Volevo capire cosa potesse accadere a tre ragazzi di questa nuova generazione a contatto con il radicalismo e un padre padrone di questo tipo".



Papou, classe 1991, cresciuto a Lecco e poi Roma, laureato al Dams e diplomato al Centro Sperimentale, è ripartito dal suo cortometraggio Il legionario per poi trasformarlo in film. Prodotto da Clemart in collaborazione con Mact Productions e Rai Cinema e distribuito da Fandango, racconta la storia di Daniel (Germano Gentile), un italiano di origine africana che è entrato a far parte del Primo Reparto Mobile della Polizia; diviso tra il dovere ma anche la necessità di proteggere la sua famiglia che vive ancora nel palazzo occupato dove pure lui è cresciuto.

"Questo premio mi regala una sensazione molto bella - commenta -. L'obiettivo del film era mostrare l'Italia del presente, andando oltre gli stereotipi. Un paese che c'è ma di cui nessuno parla". Si è girato "in un vero palazzo occupato, quello a via Santa Croce in Gerusalemme a Roma, dove l'elemosiniere del Papa staccò nel 2019 i sigilli che erano stati messi alla luce, un episodio che finì sui giornali. Abbiamo fatto molte ricerche e io ho pure vissuto per un periodo nel palazzo, per fare meglio le indagini sul campo. Volevamo essere il più onesti possibile, non raccontare frottole e uscire dalla nostra comfort zone". Lo stesso sguardo realistico c'è nel mettere in scena il Reparto Mobile: "Ho conosciuto diversi celerini, abbiamo passato nottate a sentire le loro storie".