Per Adinolfi Fedez è succube delle donne? Lui sta alla parità dei generi come il sottoscritto alla matematica

Il giornalista se la prende con il cantante a Sanremo. Ma ricordate cosa disse Carlo Monni? E sulle polemiche di plagio stiamo con i Maneskin: sanno cantare e suonare meglio di tanti

Mario Adinolfi

Mario Adinolfi

Maurizio Boldrini 3 marzo 2021
Due cose rendono Sanremo davvero eccezionale: le polemiche e la pubblicità. Parliamo subito di polemiche che è più divertente. È presto detto: chiunque abbia qualcosa da rinfacciare a chicchessia  lì trova il terreno fertile; chiunque abbia d'avvertire il modo d'aver scoperto l'acqua calda trova pronti migliaia di creduloni;  chiunque si senta  ignorato dall'umano genere trova qualcuno pronto ad ascoltarlo. Insomma tutti sanno che è una pacchia puntare su Sanremo, un casinò (con l'accento, mi raccomando) dove qualche "fiche" si rimedia sempre. Prendiamo alcune polemiche svolazzate oggi sui social. Latitando i politici - i quali hanno la vil paura d'esser poi rampognati dal Drago della comunicazione silente - le dispute si sono accese sui plagi veri o presunti: da anni si consuma questo rito senza che se ne vanga mai a capo. 
Poveri Maneskin, questa volta è toccato a loro. Da azzannatori della massa dei conformisti ("siamo fuori di testa ma diversi da loro") a copiatori seriali. Giudichi la preposta Commissione. Giudichi ma qualunque sia il verdetto si sappia che io sto con loro. Anche Mozart scopiazzava Haydn e in quanti hanno, nei secoli, scopiazzato il buon Bach? E che dire di Povia? Ridate ai Maneskin il palco: perlomeno sanno cantare e suonare e, in questa edizione, non è poi una cosa così scontata.
È stata poi la volta del castigamatti degli italici costumi, il corposo  e verboso Mario Adinolfi. In un cinguettio se la prende con Fedez , reo d'aver ceduto lo scettro della sovranità mascolina: "Niente da fare, Fedez da quando è il signor Ferragni è diventato subalterno alle femmine. Persino Francesca Michelin appare dominante. Riprenditi Federico".  Adinolfi sta alla parità dei generi come io sto alla matematica ma mentre io ho l'accortezza di usare la calcolatrice, lui apre la bocca e lascia andare. "Pole la donna competere con l'omo"? Si chiedeva, a suo tempo, un arguto Carlo Monni nel “Berlinguer ti voglio bene” con Roberto Benigni. Bei tempi eran quelli, caro Adinolfi. 
 E veniamo alla pubblicità che è tanta, troppa. Straripa da ogni angolo e interrompe le emozioni. Ammesso che ve ne siano. A suo tempo ciò sarebbe stato rampognato da Walter Veltroni che minacciò le televisioni con una frase rimasta celebre: " Non si interrompe così un'emozione". Qui si interrompe il festival e si rompe le scatole all'utente che guarda caso è anche un abbonato Rai. Il servizio è pubblico ma non  è per il pubblico. Il festival sta diventando un inserto dentro la pubblicità. Il signor Share se n'è accorto e ha deciso di presentare un suo piccolo conto. Ci auguriamo che altrettanto fervore e pecunia, le grandi aziende lo dedichino anche alla prossima riapertura dei teatri, dei cinema e alla ripresa degli spettacoli dal vivo. Ci sono artisti che da mesi non cantano, non suonano, non ballano e che, forse, anche non mangiano. Fatevi vivi. Con un vostro sano spot che faccia sapere al mondo che esiste la vita di tutti i giorni oltre i lustrini.