Stefano D'Orazio se ne va. Ma i negazionisti del covid fanno polemica

Il batterista dei Pooh, colonna sonora per tante generazioni, è morto in un ospedale romano a causa del virus. L'ultimo pezzo scritto per Bergamo martoriata dal Covid

Stefano d'Orazio e la sua batteria

Stefano d'Orazio e la sua batteria

redazione 7 novembre 2020
di Marcello Cecconi

Stefano D’Orazio
, il batterista del Pooh ci ha lasciato a 72 anni (clicca qui per la notizia). Un altro colpo per lo spettacolo italiano. Una serie infinita di generazioni di donne e uomini si sono ritrovati improvvisamente più soli ieri sera, un uppercut che ha rischiato di mandare kappaò una parte delle nostre emozioni, dei nostri sogni, dei nostri amori e dei nostri ricordi.  

Ma la lavagna dei sentimenti non si può cancellare, semmai si può sovrascrivere, e così il suo battere e levare dalla sua fiammante Ludwig è stata, è e sarà, la struttura solida che sorregge ed estetizza la melodia pop dei Pooh. La colonna sonora della vita di molti di noi, quella delle pause speciali, che facevano, fanno e faranno battere il cuore e recuperare l’energia spesa nel funk delle discoteche.  Arrivò con i Pooh a settembre del 1971, appena in tempo per Tanta voglie di lei, storica canzone del gruppo.




Un 2020 davvero terribile, anche Stefano D’Orazio, se ne va a pochi giorni di distanza da Gigi Proietti. Muoiono entrambi nella città eterna, entrambi in un ospedale di una Roma a metà, per le restrizioni antiCovid proprio da ieri più severe, e che per questo si ritrova, ancora una volta, ad aver difficoltà a dimostrare l’infinito affetto per un altro dei suoi figli. 
Eppure anche su questo in rete la polemica si accende, addirittura sulla quota concorsuale di responsabilità del virus sulla sua morte. Loretta Goggi in diretta TV ieri sera, durante il programma Tale e quale su Rai 1, lo ha annunciato così: "Il covid ha colpito ancora", aggiungendo poi fra le lacrime "Non sapevo avesse una patologia pregressa".   Liberoquotidiano.it ha riportato in un articolo l'annucio della Goggi e in un successivo il tweet polemico di Selvaggia Lucarelli "È morto Stefano D’Orazio, uno dei tanti anziani improduttivi del paese. Con il pil dei Pooh saremmo usciti dalla crisi economica in due giorni". Chiaro il riferimento a quello che aveva detto in settimana, relativamente agli anziani, il Governatore della Liguria Giovanni Toti. I post dei lettori si sono moltiplicati.
La polarizzazione fra chi dice di essere preoccupato per la pandemia e chi invece sostiene che si sta alimentando la paura senza ragioni evidenti, è sempre più marcata. Forza dei social che riescono a mostrare continuamente la divisione culturale-ideologica in ogni evento, compresi quelli di sofferenza individuale.

E' stata proprio la sofferenza del Covid, specialmente quella delle immagini di Bergamo della primavera scorsa viste con gli occhi dell’amico Roby Facchinetti, che l’avevano sollecitato a scrivere, dopo tanto tempo che non lo faceva, il testo del pezzo Rinascerò rinascerai, con i proventi delle vendite e diritti devoluti all’ospedale Papa Giovanni XXIII. La canzone è nata a distanza tra Roma e la città lombarda, disse Stefano: "Roby era affranto, aveva visto la colonna di camion militari con le bare, quella notte ha scritto la musica”.




Noi vogliamo ricordare Stefano D'Orazio anche con l’ultimo post del 12 ottobre sul suo blog, una lettera all’amico Manuel Frattini, coreografo e ballerino morto un anno prima e con il quale aveva lavorato in alcuni musical dopo che il batterista, nel 2009, aveva lasciato i Pooh: “Praticamente è stato un anno irripetibile (ci auguriamo) è arrivato un Virus che ha fatto strage in tutto il pianeta come nei film di fantascienza e ci ha cambiato il modo di vivere - gli scrive - ...Il prossimo anno, quanto tutto sarà finito ‘e torneremo a riveder le stelle’ sono sicuro che la tua brillerà più forte delle altre e che i tuoi fedelissimi potranno organizzarti una festa di quelle speciali. Ti voglio bene”.

Adesso anche la stella di Stefano brillerà accanto a quella di Manuel.