“La crisi economica e la classe media portarono Hitler al potere”

Lo storico Frank McDonough commenta un saggio di John Keegan sulla Seconda guerra mondiale: "Ecco quali momenti decisero la sconfitta nazista"

Adolf Hitler

Adolf Hitler

redazione 10 maggio 2018

Rock Reynolds


Difficile che un nuovo libro pubblicato da Il Saggiatore deluda le attese. Se il libro in questione è una sorta di classico della saggistica storica, rimasto dal 1989 in attesa di una traduzione italiana, il risultato è una certezza. La seconda guerra mondiale (Il Saggiatore, traduzione di Enzo Peru, pp. 761, euro 32) di John Keegan, compianto esperto di storiografia militare del XX secolo di cui il Saggiatore aveva già pubblicato Il volto della battaglia e La maschera del comando, è giunto in un momento in cui urge una riflessione seria sul significato della guerra e sul rischio di tornare a uno scenario bellico planetario che richiami in maniera inquietante gli spettri della Seconda Guerra. Di conflitti dopo la Prima e la Seconda Guerra ce ne sono sempre stati, per quanto solitamente localizzati in aree a noi lontane. Oggi, tuttavia, i rigurgiti nazionalisti e fascistoidi di una cospicua fetta d’Europa nonché i suoi slanci acriticamente xenofobi fanno il paio con l’innalzamento della tensione a livelli forse mai visti prima nel vicino Medio Oriente, insinuando nelle nostre coscienze l’idea che i freni rappresentati dai disastri della Seconda Guerra siano troppo lontani per rappresentare un autentico deterrente. C’è chi addirittura invoca un ritorno nel nostro paese alla leva obbligatoria, retaggio di un militarismo strisciante che l’Italia si è portata appresso malgrado il crollo del Fascismo.
Ecco, dunque, che un libro come La seconda guerra mondiale di John Keegan può essere uno strumento importante, con le sue chiavi di lettura della guerra dal punto di vista militare e sociale ancor prima che politico. Keegan giunge a ipotizzare che il primo spartiacque vero tra gli eserciti antichi e quelli moderni sia stata la Rivoluzione Industriale, con l’aumento esponenziale della popolazione anche grazie all’avvento dei vaccini e delle reti fognarie. E poi la diffusione del fucile moderno in sostituzione del moschetto, con l’abbandono, dunque, dell’avancarica. Il moschetto come equalizzatore sociale, come strumento in grado di far sentire tutte le frange della popolazione, quanto meno maschile, sullo stesso piano all’interno di un esercito nazionale. Più soldati e più armi, dunque. “Il soldato del XIX scolo… era… Soldato per decisione propria, spesso entusiasta… di solito di leva… accettava il suo periodo di servizio militare (sia pure breve), come una giusta riduzione della propria libertà”. Insomma, “Il servizio militare divenne popolare nel XIX secolo perché costituiva un’esperienza di uguaglianza


Il concetto di un esercito come modello sociale – centrista, gerarchico e decisamente nazionalista – doveva ridare vita ai movimenti politici in buona parte dell’Europa per molti anni dopo la Grande Guerra. Non riuscì a mettere radici, invece, nelle grandi nazioni vittoriose, Francia e Gran Bretagna, e nemmeno nelle democrazie stabilmente borghesi dell’Europa settentrionale e in Scandinavia, ma si dimostrò molto seguito nelle nazioni sconfitte… Qui le tensioni per adattarsi alla democrazia e all’autogoverno e alle sconosciute forze di mercato di un’economia internazionale improvvisamente instabile sembrarono meglio superabili ponendo fine alla concorrenza fra classi, regioni e minoranze e affidando l’autorità a un comando supremo militare e spesso politicamente poco informato.” L’estremizzazione di tale concetto giunse con il trionfo della rivoluzione nazionalsocialista, che “avrebbe abolito la distinzione tra partito ed esercito, fra cittadino e soldato e subordinato ogni tedesco al… principio dell’autorità del Führer, ossia il capo”.


In fondo, questo sembra essere il sogno nascosto di quasi tutti i militari, non solo di quelli della Germania nazista. Chi, come il sottoscritto, ha avuto modo di svolgere il servizio militare di leva, per giunta con il grado di ufficiale, sa perfettamente che i militari diffidano della politica e che le inibizioni morali e di legge in contesti storici complicati si sgretolano facilmente. Insomma, che parecchi militari preferirebbero che l’autorità suprema fosse a sua volta un militare. Una visione votata quasi automaticamente al disastro.
Ecco che le analisi lucide di John Keegan, il cui libro si divide per capitoli tematici leggibili anche separatamente, possono rappresentare un baluardo contro il militarismo. Si parla di guerre lampo, battaglia di Inghilterra, inverno a Stalingrado, Pearl Harbor, Midway, Africa, Italia e Balcani, sconfitta del Sol Levante e tanto altro ancora. E, a proposito di guerre lampo, Blitzkrieg, come le definiva lo stesso Hitler, pare ci fosse parecchia leggenda propagandistica più che proverbiale efficienza teutonica.
Per capire meglio certi passaggi di questo libro, ho chiesto conforto a uno dei massimi esperti internazionali della storia della Seconda Guerra e, soprattutto, della storia del Terzo Reich, il professor Frank McDonough, che insegna alla John Moores University di Liverpool. Il suo Gestapo. La storia segreta (Newton Compton) racconta l’efficienza del sistema di polizia segreta della Germania nazista, la sua efficienza e la banalità del male che si insinua nella quotidianità.
Davvero la Seconda Guerra fu il completamento della Prima?
Credo che la Seconda Guerra sia stata una sorta di prolungamento della Prima perché in Germania molti, soprattutto la destra conservatrice, si rifiutarono di accettare la sconfitta nella Grande Guerra o le condizioni di pace molto pesanti imposte sulla Germania dal Trattato di Versailles. Hitler rappresentò la volontà del popolo tedesco di rivedere i termini del trattato, ma si spinse addirittura oltre. Il desiderio di vendetta contro il Trattato di Versailles c’era, ma lui avrebbe voluto qualcosa di più. A renderlo diverso fu il genocidio latente nelle sue politiche.
L’ascesa dei nazisti fu alimentata soprattutto dalla vergogna nazionale dopo il Trattato di Versailles?
Versailles non fu l’unico motivo della salita al potere di Hitler. I problemi economici della Germania portarono a una crisi della destra che spinse gli elettori a schierarsi con il Partito Nazista. La classe media temeva che la crisi economica potette portare i comunisti al potere e, dunque, si convinse che i nazisti potessero preservare condizioni di vita stabili per la classe media. Dunque, la ragione chiave fu il tornaconto economico e non la politica.
Secondo John Keegan, il collante degli eserciti moderni era un legame che trascendeva l’obbedienza gerarchica e lo status sociale, una sorta di concetto socialista della leva. Pensa che i successi militari iniziali della Germania hitleriana avessero alla base la grande convinzione del soldato teutonico?
Non credo che la maggior parte dei tedeschi volesse realmente la guerra. Il regime e gli apparati militari di Hitler, invece, la desideravano. Non ci sono prove reali del fatto che le forze armate tedesche fossero infiammate dall’ideologia: semplicemente, seguivano la leadership del paese. Quanto ai francesi, per esempio, i soldati non volevano la guerra e si arresero nel 1940. Non credo che gli italiani o i russi volessero la guerra, ma l’Armata Rossa divenne un esercito patriottico man mano che la guerra si sviluppava, sviluppando il desiderio di vendicarsi delle atrocità commesse dai nazisti. Credo che, dopo il 1940, gli inglesi e gli americani si siano conviti di combattere una guerra moralmente giusta contro la Germania nazista.
Hitler aveva una sorta di ossessione per la guerra lampo, il Blitzkrieg. John Keegan sottolinea, però, che, a parte l’invasione della Polonia, di autentiche guerre lampo non ve ne siano state…
Credo che il Blitzkrieg sia sostanzialmente una leggenda. Meno del 15% dell’esercito tedesco era meccanizzato. La tattica della guerra lampo funzionò in Polonia e in Francia. Invece, non funzionò in Unione Sovietica, proprio perché l’esercito tedesco non era sufficientemente meccanizzato. Se lo fosse stato, avrebbe vinto la guerra. Gli USA avevano un esercito completamente meccanizzato, con risultati devastanti, eppure mantenere i territori risultava problematico. Gli inglesi e i francesi crearono la leggenda del Blitzkrieg perché nascose i terribili problemi strategici che si trovarono ad affrontare nella Battaglia di Francia. Fu l’offensiva tattica con i carri armati nelle Ardenne a sancire la vittoria della guerra. Se gli Alleati avessero messo in campo i loro carri armati in modo simile, avrebbero vinto. Il fatto che l’esercito tedesco non fosse meccanizzato a dovere fece sì che l’Armata Russa riuscisse a bloccarlo e poi a sconfiggerlo. Alla fine, la potenza economica degli Alleati era eccessiva.
Quale fu il momento in cui il mondo davvero trovò l’accordo, capendo che la minaccia nazista era ineludibile e andava affrontata insieme?
Fu quando Gran Bretagna e Francia si allearono, all’indomani dell’occupazione di Praga, nel marzo 1939. Tale occupazione dimostrò che Hitler non intendeva solo rivedere il Trattato di Versailles, bensì imporre il proprio dominio sull’Europa.
E quali furono i momenti cardine della Seconda Guerra?
Furono diversi. La sopravvivenza della Gran Bretagna alla Battaglia di Inghilterra, che consentì l’ingresso in guerra degli Stati Uniti e l’apertura di un secondo fronte. Il fallimento della conquista di Mosca nel 1941 da parte dei tedeschi, che significò una lunga guerra. L’entrata in guerra degli USA, che spostò l’ago della bilancia economica dalla parte degli Alleati. La pesante sconfitta tedesca a Stalingrado, a dimostrazione del fatto che la guerra lampo da sola non sarebbe mai bastata. La vittoria nella Battaglia dell’Atlantico da parte degli Alleati, con un efficace blocco ai danni delle potenze dell’Asse e la fornitura a Gran Bretagna e URSS di materie prime, derrate alimentari e attrezzatura militare.
La campagna di Russia fu una conseguenza della folle ostinazione di Hitler o ci fu altro in quella débâcle tedesca?
La campagna di Russia fu esclusivamente frutto di una fissazione ideologica di Hitler, del suo desiderio ossessivo di schiacciare il comunismo. Se non fosse stato tanto fissato, avrebbe potuto continuare a coesistere con Stalin, ma Gran Bretagna e USA non avrebbero comunque tollerato la sua egemonia. Pertanto, la guerra sarebbe continuata e credo che gli USA avrebbero comunque sconfitto la Germania nazista. Però, ci sarebbe voluto più tempo.
Di recente, mi è capitato di vedere il film Dunkirk, che mi è piaciuto poco sul piano artistico e ancor meno su quello storico, dato che mi è parso una pellicola di propaganda britannica. Cosa significa Dunkerque per l’immaginario collettivo britannico?
Credo che il mito patriotico di Dunkerque sia stato creato da Churchill per mascherare il fatto che gli inglesi avevano in realtà abbandonato la Francia ed erano fuggiti a Dunkerque. Resta tuttora oggetto di discussione il fatto che Hitler abbia lasciato scappare gli inglesi o meno in quanto convinto che, se lo avesse fatto, la Gran Bretagna forse avrebbe accettato un accordo di pace. Se, al contrario, l’esercito e l’aviazione tedesche avessero massacrato i soldati inglesi, ciò sarebbe stato impossibile.
La Seconda Guerra è stato il primo conflitto a utilizzare bombardamenti di masse sulle città. Pensa che gli inglesi abbiano mai riflettuto sul fatto che certi bombardamenti, per esempio quello a tappeto con ordigni incendiari su Dresda, in qualche modo si qualificassero come crimini contro l’umanità?
Credo che i bombardamenti delle grandi città tedesche sia stato frutto del desiderio di Stalin dell’apertura di un secondo fronte militare da parte di inglesi e americani. I bombardamenti divennero un modo per affrontare il nemico rischiando poco. La RAF era davvero convinta che i bombardamenti potessero spingere i tedeschi ad arrendersi. Persino l’idea alla base del bombardamento di Dresda era quella di spingere i tedeschi alla resa e di risparmiare quanti più militari inglesi e americani possibile. Ovviamente, la Germania mise in atto attacchi aerei durissimi nella sua aggressione ai danni della Polonia e dell’Unione Sovietica e anche ai danni della Gran Bretagna, dove si registrarono sessantamila vittime. Credo che l’idea più diffusa tra la popolazione fosse che, essendo stata la Germania a cominciare, qualsiasi tipo di rappresaglia fosse accettabile. Nessuno in Inghilterra o in Russia versò una lacrima di fronte a ciò che accadde a Dresda, inoltre il genocidio stesso perpetrato dai nazisti portò l’umanità al punto più basso della sua storia. Oggi ciò che accadde a Dresda sembra un inutile crimine di guerra, ma di certo al tempo non venne percepito come tale.