Tobia Zevi: «Giornata della Memoria, un successo ma non è bastata contro l’antisemitismo»

Il ricercatore e attivista politico: «È stato fatto un gran lavoro, ma l’isolamento nella società digitale e reazioni politiche ai fenomeni migratori hanno impedito il successo sperato»

La scritta “Hier Juden” (come facevano i nazisti negli anni ’30) a Mondovì ricavata da un video

La scritta “Hier Juden” (come facevano i nazisti negli anni ’30) a Mondovì ricavata da un video

redazione 31 gennaio 2020
Stefano Miliani

Il 15,6%% degli italiani nega la Shoah, il 16,1% la ridimensiona, il 37,2% reputa una ragazzata i continui e crescenti gesti di antisemitismo, talvolta emuli perfino di pratiche naziste come lo scrivere “Hier Juden” su una porta a Mondovì. Questi e altri dati rilevati da un’indagine dell’istituto Eurispes dell’altro giorno (clicca qui per la notizia) sconfortano e suscitano domande. Sono domande che riguardano la sensibilità umana di molti italiani d’oggi, non tanto e non solo le idee politiche, di chi deliberatamente cancella milioni di persone torturate, umiliate, depredate, massacrate in un terrificante meccanismo industriale di dominio e morte. A questi interrogativi risponde, nello spazio limitato di un’intervista, Tobia Zevi, romano, ricercatore e attivista politico, studioso della lingua italiana, nato nel 1983.

La Giornata della memoria istituita venti anni fa non ha creato anticorpi sufficienti? Come è possibile una tale mancanza di sensibilità umana?
Siamo a vent’anni dall’istituzione della Giornata della Memoria quindi a una distanza sufficiente per fare un’analisi. Se vogliamo farla obiettivamente dobbiamo riconoscere che lo sforzo delle istituzioni, delle scuole, delle amministrazioni comunali, delle Regioni, è stato oggettivamente imponente. Tra migliaia di iniziative è fisiologico avere livelli di qualità diversi ma andando a considerare l’impegno profuso e anche la qualità media la Giornata della Memoria è stata un successo.

Quelle percentuali in crescita però non confortano.
I risultati sembrano dire che qualcosa andato storto. Fondamentalmente a fronte di questo gran lavoro la percezione degli italiani è andata peggiorando rispetto a venti anni fa, rispetto alla consapevolezza: alcune violenze e insulti erano inaccettabili, erano un tabù.

Cos’è accaduto?
A mio giudizio due fenomeni nel frattempo hanno impedito a queste attività di avere il successo sperato. Da una parte c’è stata la rivoluzione digitale, dall’altra l’emergere della questione migratoria che è stata sfruttata politicamente. Sono stati scritti migliaia di libri, non possiamo certo fare qui un ragionamento completo ma in un certo senso le iniziative sulla memoria ricordano il proverbio dove uno cerca di fermare il vento con le mani. A fronte di tutto quell’impegno si è sviluppata una modalità di interazione sui social media dove da un lato lo scontro diventa pane quotidiano, dall’altro in questa società digitale crescono solitudine e insicurezza il che ha influito in modo più profondo di quanto ci aspettassimo.

E l’elemento politico?
Ci troviamo ai primi anni di una trasformazione epocale del mondo, il fenomeno migratorio durerà decenni. Qui da sinistra si è avuta una grande difficoltà a trovare una narrazione, convincente, mentre la destra l’ha usata in modo strumentale e cinico per sviluppare paura e intolleranza. Da questo punto di vista quando si parla di Salvini e Giorgia Meloni mi preoccupano di più le aree opache dei partiti che non i movimenti di estrema destra. Alla manifestazione del 16 febbraio della Lega chiederei che non partecipino movimenti come Casa Pound e gruppi neofascisti: è grave che in questi anni la politica abbia fatto cadere quelle barriere mentre prima circoscriveva il dibattito perché c’erano valori condivisi. Poi sull’antisemitismo dobbiamo dirci che a destra è in atto un maquillage strumentale con cui si accettano in modo acritico certe posizioni del governo israeliano per trasformarle in un paravento sui rapporti opachi con l’estrema destra. Tuttavia anche a sinistra, non tanto in Italia, esistono aree di opacità: penso al partito laburista inglese o al partito di Mélenchon in Francia. Culturalmente occorre tener presente anche quanto accade a sinistra, nel mondo. Infine in prospettiva c’è un antisemitismo legato al crescere dell’immigrazione e quindi di alcune aree islamiche.

Che però non si è manifestato, in Italia, almeno finora.
No, sembrerebbe ancora un fenomeno marginale.