Studiosi italiani: «Equiparare nazismo e comunismo nega la storia e l’Europa»

Un gruppo di docenti contesta la risoluzione dell’Europarlamento: «L’idea comunista voleva la fine dello sfruttamento, quella nazista razzismo e sterminio»

Adolf Hitler

Adolf Hitler

redazione 27 settembre 2019
Equiparare nazismo e comunismo come ha fatto il Parlamento europeo nega la «verità» storica e l’Europa stessa. Lo scrive un gruppo di docenti universitari nel documento che qui pubblichiamo.

Contro la decisione del Parlamento europeo di affrontare con una risoluzione il tema della «Memoria europea»

Il giorno 19 settembre 2019 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione dal titolo «Importanza della memoria europea per il futuro dell'Europa». Il testo, costruito sulla base di un progetto di risoluzione di un folto gruppo di deputati dell’Europa centro-orientale, ha reso evidente non solo alcune insopportabili generalizzazioni «storiche» sulle cause della II guerra mondiale (resa una conseguenza diretta del Patto di non aggressione tedesco-sovietico, meglio noto come Patto Molotov-Ribbentrop), ma ha anche proceduto alla parificazione di due totalitarismi (il nazismo e il comunismo sovietico).
Consideriamo fuorviante questa operazione che, non fondandosi su una seria riflessione storica, riflette solo i sentimenti momentanei di una componente particolare dell’Assemblea di Strasburgo; consideriamo parimenti pericoloso e poco opportuno procedere con una risoluzione – cioè con uno strumento di manifestazione di una posizione politica – alla definizione di una «verità» storica.

Come cittadini, studiosi, persone impegnate in vario modo nell’area della formazione, siamo consapevoli di quanto sia pericoloso proporre letture «assolute» degli avvenimenti storici.
Mentre siamo ovviamente d’accordo nella condanna di ogni totalitarismo, non possiamo accettare, da europei, che l’esperienza del movimento operaio del XIX e XX secolo, con tutta la sua storia multiforme e complessa, sia parificata in un attimo all’esperienza dei totalitarismi di destra che hanno portato allo scoppio del II conflitto mondiale.

Possiamo comprendere che la memoria storica di un cittadino polacco, o ceco, o ungherese, o lituano, veda nel comunismo sovietico un’idea liberticida e totalitaria; non possiamo però accettare che tale giudizio storico venga esteso a tutta l’esperienza del comunismo europeo che prese le armi, insieme ad altre forze antifasciste e antinaziste, nelle resistenze nazionali, contro l’occupazione tedesca e la Neue Ordnung di Hitler, male assoluto.
Non possiamo parimenti accettare in silenzio che venga suggerito dalla risoluzione di bandire, insieme ai simboli dell’idea nazista, anche l’uso o l’esposizione di simboli relativi al comunismo, consapevoli che si tratta di due idee che hanno una matrice profondamente diversa e che, sin dall’origine, mirano a obiettivi differenti: l’emancipazione e la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo una, la divisione del genere umano in gruppi razziali l’altra, con il pianificato sterminio di quelle ritenute inferiori.

Siamo perfettamente consapevoli della natura della dittatura comunista e del prezzo umano che essa ha richiesto alle popolazioni dell’Unione sovietica e dell’Europa centro-orientale, ma siamo altresì consapevoli che il cosiddetto “socialismo realizzato” negli Stati in cui i partiti comunisti hanno preso il potere non esaurisce l’esperienza storica ed il bagaglio ideale dei socialisti ed anche dei comunisti europei. Peraltro non può essere dimenticato il fatto che senza il sacrificio di milioni di cittadini dell’Unione sovietica non sarebbe stata possibile la liberazione dal nazifascismo e va ricordato che fu l’Armata Rossa a sconfiggere in anni di violente e sanguinose battaglie la grande maggioranza delle forze della Wehrmacht della Germania nazista, concludendo vittoriosamente il conflitto con la conquista di Berlino e Vienna.

Chiediamo al Parlamento europeo, qualora voglia di nuovo esprimere risoluzioni che promuovono la difesa della «memoria europea», che si proceda in anticipo ad audizioni di storici dei diversi Paesi membri, affinché tali risoluzioni non siano espressione solo della sensibilità di una regione dell’Europa – regione che ha pagato un tributo di sangue e di libertà pesantissimo allo stalinismo – ma riescano a rappresentare e tenere conto della diversità delle esperienze storiche e delle diverse sensibilità riguardo al ruolo che i movimenti operai, socialisti e comunisti, hanno avuto nella storia del XIX e XX secolo di tutta l’Europa.

Ricordiamo infine che lo stesso Manifesto di Ventotene, scritto nel 1941 e prima dichiarazione della necessità del superamento del sistema europeo degli stati sovrani, venne scritto da un liberale (Ernesto Rossi), da un ex-comunista che si presentò nel 1976 come candidato indipendente alle elezioni nelle liste del PCI (Altiero Spinelli) nonché con il contributo fattivo di Eugenio Colorni (un socialista di origine ebraica) e di Ursula Hirschmann (giovane attivista della gioventù dell’SPD in Germania prima di lasciare Berlino nel 1934).
Accettare che comunismo e nazismo siano la stessa cosa, due facce di una stessa medaglia, vorrebbe anche dire cancellare almeno tre dei personaggi chiave del Manifesto di Ventotene, considerandoli portatori di idee «totalitarie».
Questo succede quando la storia, invece di essere interrogata e ascoltata, considerata in tutti i suoi aspetti, viene brandita come strumento di polemica politica senza alcun riguardo per tutte le sensibilità politiche esistenti non tanto all’interno del Parlamento europeo, ma sul territorio vivo dell’Unione.
«Unità nella diversità», significa anche rispettare queste sensibilità.

Primi firmatari:
Piero Graglia, Università degli Studi di Milano
Thomas Casadei, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
Benedetta Tobagi, Università degli Studi di Pavia
Stefano Simonetta, Università degli Studi di Milano
Luca Baccelli, Università degli Studi di Camerino
Sergio Caruso, Università degli Studi di Firenze
Maurizio Guerri, Istituto Nazionale Ferruccio Parri, Milano
Elisa Giunchi, Università degli Studi di Milano
Cristiana Fiamingo, Università degli Studi di Milano
Giovanni Scirocco, Università degli Studi di Bergamo
Anthony Santilli, Centro di ricerca e documentazione sul confino politico e la detenzione, Ventotene
Silvia Barbuio, Milano
Giorgio Spagni, Milano
Elisa Smaniotto, Milano

Per adesioni: memoriaeuropea.gmail.com

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