M9, tra Togliatti e stili di vita Mestre battezza il museo multimediale sul ʼ900

Parla il direttore Marco Biscione: raccontiamo la storia in fatti pubblici e privati con lʼalta tecnologia. Unʼoperazione urbanistica per una città sviluppata con le industrie

Il museo M9 a Mestre. Foto: Stefano Miliani

Il museo M9 a Mestre. Foto: Stefano Miliani

redazione 29 novembre 2018

Stefano Miliani


Dai comizi di Togliatti e Mussolini a cosa mangiavano e mangiano gli italiani, dai filmati delle teche Rai alla pubblicità, racconta la vita quotidiana privata e la dimensione pubblica dal 1866 al 2001 un museo molto particolare, multimediale, votato alla storia del Novecento e pensato per il XXI secolo: è il nuovo museo che apre nel centro di Mestre, nella città che era un santuario dellʼindustria pesante e si chiama con una sigla da servizi segreti, lʼM9. Nel complessivo ridisegnarsi di moltissimi centri urbani strapazzati dalla crisi del grande sistema industriale, apre sabato 1° dicembre in via Pascoli 11 a Venezia Mestre questa struttura che vive di video, foto, registrazioni audio, schermi, pannelli, tecnologia ...
Mattonelle con i colori della città e consumi sostenibili
Lʼedificio ha mattonelle esterne bianche, rosse, celesti, arancioni ispirate ai cromatismi delle case mestrine del XX secolo e appare come un cuneo (o la prua di una nave senza prua) inserito nelle vie; ha tre piani, una struttura complessa, un cortile coperto da teli dallʼesplicito richiamo alla piazza quale luogo di aggregazione e confronto collettivo. Sembra proprio la dimensione collettiva associata alla vita quotidiana allacciata alla storia lʼelemento trainante di questo museo ricavato dal recupero e dalla ristrutturazione di un ex convento di Santa Maria delle Grazie a firma dello studio berlinese Matthias Sauerbruch - Louisa Hutton i quali hanno creato un centro culturale ad ampia sostenibilità ambientale con pannelli solari, riciclo dellʼacqua piovana e altri stratagemmi per ridurre quanto più possibile i consumi energetici.
Biscione: il museo italiano più radicalmente innovativo
Lo dirige Marco Biscione, già direttore dellʼeccellente Museo dʼArte Orientale di Torino, il quale tiene a rimarcare di aver tirato le fila conclusive di unʼimpresa collettiva avviata una decina di anni fa. «È il museo più radicalmente innovativo tra i musei italiani e per più motivi - racconta - È il primo grande museo completamente multimediale e neanche in Europa questa impostazione non così spiccata. È il primo museo italiano nato da un vasto progetto di riqualificazione urbana e può dare un contributo alla crescita culturale, sociale ed economica di una collettività. Non saremo come il Guggenheim che ha restituito vita a Bilbao ma per prima volta si è compiuto un investimento così cospicuo in questa direzione. E tento a evidenziare la sua sostenibilità ambientale, è uno dei pochissimi edifici con una certificazione green quasi totale, e che sarà quasi sufficiente anche per le risorse economiche. Oltre allʼedificio nuovo, progettato dagli architetti che hanno vinto una gara internazionale, lʼantico monastero è stato restaurato ed è diventato unʼarea commerciale con bar, negozi e altro e che servirà anche a sostenere economicamente M9».
La storia collettiva e privata del ʼ900
Fin qui abbiamo parlato dellʼinvolucro il museo. Che contiene cosa? «La storia del ʼ900 italiano - risponde Biscione - ma non attraverso i grandi eventi storici che sono comunque presenti sullo sondo ma attraverso le trasformazioni che hanno cambiato la vita di tutti. Anche come siamo cambiati noi fisicamente». Per capirci: nel 1866, quando il Veneto fu annesso al Regno dʼItalia, eravamo più bassi rispetto ai giorni dellʼ11 settembre 2001, data spartiacque e considerata da più storici la conclusione del XX secolo. «Non è un percorso cronologico. M9 è diviso in otto sezioni tematiche. La prima per esempio confronta come eravamo e come siamo, come è cambiata la famiglia, come siamo diventati più alti e longevi, come cambiati da una società di contadini alla società attuale. Raccontiamo come è cambiato il lavoro, dalla fabbrica fordista a oggi, come sono cambiati gli spazi politici, raccontiamo la come piazza, luogo per eccellenza, con le adunate fasciste, della Repubblica, i comizi di Togliatti, Moro, Craxi».
Altri musei affrontano il ʼ900, a Milano per dirne uno, focalizzato sullʼarte e la cultura. «Questo è un museo sulla public history come dicono gli storici, narriamo la storia fuori da ambiti accademici e diventa collettiva». Con il contributo di scrittori, architetti, giornalisti e altri specialisti, i curatori hanno raccolto materiale da 130 archivi, da cineteche, dalla Rai, da istituzioni come la Fondazione Gramsci. Tra quotidiani, manifesti, foto, immagini, film si vuole tracciare una miniera di storie, non solo di storia.
Tecnologia per millennials
Il direttore raccomanda di indicare la presenza di «touch screen, installazioni a 3D, oculus che sono visori per la realtà aumentata, abbiamo tutto quanto la tecnologia collaudata più allʼavanguardia può offrire». Avverte: «Certamente storici e antropologi possono trovare materiali di ricerca, comunque M9 è stato pensato per il grande pubblico. Ed è stata prestata molta attenzione ai millennials, raccontiamo un mondo di cui non hanno esperienza con linguaggi e tecniche a loro molto congeniali. È pensato per gli over 12 anni, in realtà alle prove generali con le famiglie abbiamo visto anche i bambini di 6-8 anni padroneggiare rapidamente le tecnologie». Dalla cultura alle abitudini sociali, dai paesaggi urbani alla scuola, i pannelli, le sezioni, spiegano come orientarsi, quanto durano i filmati, qual è lʼetà più adatta per quel documento, quel video. Rassegne, mostre e incontri, grazie anche all'auditorium, puntelleranno lʼattività settimanale pensando molto agli abitanti del territorio veneto.
Unʼoperazione urbanistica?
Più che un semplice museo piombato tra le case M9 vuole ridisegna unʼintera area urbana nella città che era delle fabbriche, del petrolchimico a pochi chilometri dʼacqua dalla più ricca e nobilitata Venezia, oggi emblema dellʼindustria del turismo di massa, e scaturisce dalla volontà della Fondazione di Venezia la quale ha investito 110 milioni di euro. Mestre è un luogo che gli 856mila abitanti della città metropolitana e gli oltre due milioni e mezzo dellʼarea Padova-Treviso-Venezia possono raggiungere con molta facilità.


Venezia è congestionata, Mestre offre sempre più servizi. LʼM9 contribuirà a decongestionare la città di San Marco? «Può dare un contributo rendendo Mestre più attrattiva - risponde Biscione - Ovviamente non siamo risolutori di problemi, però questa città ha vissuto sulla sua pelle il paradigma del ʼ900: lʼindustrializzazione, le grandi fabbriche, i cantieri, il petrolchimico, i problemi ambientali, la deindustrializzazione. Ora la città sta diventando, un retroterra di Venezia, sta costruendo un intero quartiere di alberghi e ostelli, aumentano i turisti che vi soggiornano. Dʼaltronde Venezia è satura e ha prezzi molto alti. Dovremo lavorare anche con mostre temporanee per attrarre un pubblico internazionale». La prima in programma è LʼItalia dei fotografi. 24 storie dʼautore curata dal direttore della Casa dei Tre Oci a Venezia Denis Curti e messa in piedi da Civita Tre Venezie. E comunque, tornando alla domanda se si tratta di unʼoperazione urbanistica di ampia portata,  indubbiamente il progetto vuole anche ridisegnare il profilo di una città cresciuta intorno alle industrie. Lʼesito e il tempo diranno se sarà un modello replicabile in altre forme in altri luoghi. Ultima raccomandazione: per vedere tutto servono più ore, due o tre ore servono per avere unʼidea o scegliersi i propri itinerari.


Il sito di M9