Italia sotto invasione? Quando mai, il Medioevo svela un’altra verità

Al Festival di Gubbio gli storici ricordano: la penisola fu terra di migrazioni, gli invasori erano armati. E i muri indicano debolezza

Gubbio, Palazzo dei Consoli

Gubbio, Palazzo dei Consoli

redazione 26 settembre 2018

Italia attirava gente che migrava. Oggi? Certamente nel medioevo. “L’Italia medievale, terra di migrazioni” è il titolo dell’intervento di Alessandro Barbero venerdì 28 settembre al Centro Santo Spirito a Gubbio al Festival del Medioevo d’Europa organizzato annualmente nella cittadina umbra. Il semplice titolo (non entriamo nel merito di cosa dirà lo storico e scrittore specializzato sul medioevo e sulla storia militare) dovrebbe mettere sull’avviso quanti sproloquiano usando termini come “invasioni” riferite all’oggi.
Non prendetelo per una delle innumerevoli rievocazioni medioevali, semplici feste o pseudo tali sparse per l’Italia. È un appuntamento annuale con fior di studiosi nelle varie discipline aperto a tutti, con spettacoli, rigoroso nell’impianto. Iniziato oggi mercoledì 26 settembre e in corso fino a domenica 30 settembre, quest’anno ha un tema preciso e calzante con i tempi per avere le giuste prospettive: “Barbari. La scoperta degli altri”. Leggete cosa ha detto lo storico austriaco Walter Pohl ad Amedeo Feniello sulla Lettura del Corriere della Sera uscita domenica scorsa: “Nei secoli tra antichità e medioevo Goti, Vandali e Longobardi penetrarono nell’impero romano. Comunque un elemento le distingue nettamente dalle migrazioni di oggi: molti di questi ‘barbari’ entrarono con la forza delle armi; anzi, in molti casi si trattò di guerrieri specializzati, come tali utilizzati anche dalle autorità imperiali”. E nel confronto con i nostri giorni lo storico mette i puntini sulle i: “Meglio usare il termine migrazioni piuttosto che invasioni, ma furono migrazioni armate”. E sulle città fortificate da mura il pensiero di Pohl è limpido: dopo aver osservato che l’impero romano era molto più sicuro “quando le città non avevano mura e le frontiere non erano fortificate”, definisce i muri “segni di potere”, che “possono anche indicare una debolezza della civiltà che se ne serve”.
Come informa il sito, “il festival, gratuito e aperto a tutti, coinvolge ogni anno, intorno ad un tema specifico, un centinaio di storici, saggisti, filosofi, scrittori, registi, architetti e giornalisti. E propone lezioni di storia, “faccia a faccia”, focus e approfondimenti su più di mille anni, dal V al XVI secolo”.


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