Flores: “Conte sull’8 settembre? Pericoloso quando i leader ignorano la Storia”

Lo storico e studioso della Shoah: “Le autorità di tanti Paesi indeboliscono l'identità, c'è da preoccuparsi. Servono media più severi”

I giorni dell’Armistizio dell’8 settembre 1943

I giorni dell’Armistizio dell’8 settembre 1943

redazione 10 settembre 2018

Stefano Miliani
“Viviamo in momento in cui si conosce poco la storia, c’è ignoranza anche tra le autorità pubbliche e soprattutto si ritiene non sia importante. Si pensa che, siccome chi ci ha eletto non la sa, possiamo dire qualsiasi cosa e più o meno vale lo stesso. Non per assolvere il nostro premier Giuseppe Conte ma troviamo una situazione analoga in tanti Paesi del mondo. Trump in pochi mesi ha fatto più errori rispetto alla storia americana di tutti i presidenti Usa messi insieme”. Lo storico Marcello Flores la inserisce come premessa alla conversazione sul presidente del Consiglio che, in pubblico e non in un luogo privato, ha confuso l’8 settembre 1943, data dell’armistizio, con il 25 aprile 1945, giorno della Liberazione. Come hanno notato su globalist.it David Grieco, Giancarlo Governi il professore prestato al governo giallo-verde ha mescolato due date-simbolo della nostra stessa democrazia quando, l’8 settembre, inaugurando l’82esima Fiera del Levante a Bari, ha esclamato: “Con l'8 settembre, inizia un periodo di ricostruzione prima morale e poi materiale del nostro paese. Un periodo che è stato chiamato, con la giusta enfasi, miracolo economico”. Il “miracolo economico” ci fu negli anni Sessanta, mentre dal 1943 al 1945 l’Italia ha attraversato uno dei periodi più sanguinosi della sua intera storia.
Flores, tra i più acuti studiosi italiani dell’Olocausto, docente all’università di Siena di Storia comparata e Storia dei diritti umani, al sentire l’errore al telefono per un istante scoppia a ridere, poi prende un tono molto meno divertito.


David Grieco: L'incredibile Giuseppe Conte che confonde l'8 settembre con il 25 aprile


Giancarlo Governi: Tutte le tragedie e le stragi del dopo 8 settembre che Giuseppe Conte ignora



Professore, l’ignoranza della Storia dunque riguarda i vertici di più paesi. Con quali conseguenze?
Questo insieme di fatti rende il momento attuale veramente particolare nel rapporto della politica con una coscienza civile e storica che c’è sempre stata. Venendo meno questa coscienza diventa elemento di pericolo.
Per quale ragione?
Perché permette che qualsiasi elemento della Storia passata possa significare qualunque altra cosa. Ma farei una piccola differenza rispetto, per esempio, a un Berlusconi quando parlava della Storia. Lui la conosceva e la utilizzava come spesso hanno fatto i politici in modo strumentale. Quando diceva che il confino sotto il fascismo era una “villeggiatura” sapeva cosa diceva, ma voleva recuperare un certo elettorato, quello della destra storica. Qui siamo a un livello dove non c’è manipolazione della storia, c’è l’ignoranza.
Se a pronunciarsi così è un premier in un luogo pubblico questa ignoranza non si riverbera sui cittadini?
Certo, anche loro si sentono autorizzati a non sapere quando collocare la Liberazione dell’Italia dopo la fine della seconda guerra mondiale, non sanno quando nasce la Costituzione, non sanno quando vengono promulgate le leggi razziali. Tutto ciò
indebolisce lo spirito di una identità collettiva che non è fatta di richiami alla razza, al sangue e alla croce ma è fatta della appartenenza comune a una Storia, a date simboliche ma significative, piene di valori e mentre altre date rappresentano dei disvalori. Dobbiamo preoccuparci.
Come arginare questo scivolamento?
Su questo tema un ruolo importante potrebbero averlo i media però dobbiamo riscontrare che anche nei media da un po’ di tempo c’è un po’ superficialità: assistiamo a una attualizzazione, a un appiattimento sul presente del passato. Invece conoscere la Storia significa conoscere anche i contesti diversi in cui certi fatti sono avvenuti. È un processo complesso: giornali e tv possono aiutare molto ma dovrebbero essere più severi pubblicamente verso i politici che invece la trattano in questo modo.
Ma molta informazione oggi passa del web. E non è determinante anche la scuola?
È vero, però il web mette sullo stesso piano siti seri e non seri, notizie buone e fake news. Uno sforzo per riappropriarsi della Storia dovrebbe impegnare tutti a partire certo dalla scuola dove negli ultimi anni le ore della disciplina sono diminuite e gli insegnanti di storia hanno sempre maggiori difficoltà: a leggere i programmi sembra si voglia insegnare tutto come ai miei tempi quando le ore erano il doppio per cui andrebbero stabilite priorità e gerarchie. Ma è il sistema paese che dovrebbe impegnarsi e non sappiamo neanche se abbiamo un sistema paese.