"L’unica persona nera nella stanza": Nadeesha Uyangola ci spiega il razzismo di tutti i giorni in Italia

Nel suo saggio la scrittrice descrive comportamenti e frasi che feriscono, anche in modo involontario: ''La razza, che esiste e non esiste, è l’elemento che più ha definito la mia esistenza''

"L’unica persona nera nella stanza": Nadeesha Uyangola ci spiega il razzismo di tutti i giorni in Italia
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10 Marzo 2021 - 21.51


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di Chiara Guzzarri

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Con sole 176 pagine Nadeesha Uyangola ci trasmette e ci spiega il senso profondo di un tema che viene troppo spesso dimenticato o affrontato in maniera superficiale “La razza – scrive l’autrice- è un concetto difficile da cogliere, pur non avendo fondamenti biologici produce grossi effetti nei rapporti sociali, professionali e sentimentali. La razza in Italia non si palesa fino a quando tu non sei l’unica persona nera in una stanza di bianchi’’.
L’ unica persona nera nella stanza (176 pagine, prezzo di 15 euro) è un libro scritto da Nadeesha Uyangoda e pubblicato da 66thand2nd: è un saggio, una riflessione su cosa sia la dinamica razziale, oggi, in Italia. Si trova in tutte le librerie italiane dal 4 marzo.

Nelle sue dense pagine l’autrice spiega come il razzismo si manifesti nella vita quotidiana e come ci si senta ad essere l’unica persona nera nella stanza. Usa frasi e concetti semplici ma che mettono il lettore di fronte ad una cruda realtà: anche senza volerlo può essere capitato di assumere atteggiamenti razzisti verso gli altri. Spiega come un semplice ‘Come mai parli così bene italiano?’ rivolto ad una persona straniera o anche l’espressione ‘non avrei mai detto tu fossi straniera, mi sembravi una ragazza del sud’ possano ferire profondamente una persona e farla sentire inadatta.

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L’autrice porta elementi che dimostrano come, pur nascendo sul territorio italiano, gran parte degli immigrati non siano considerati italiani né dalle singole persone ne tantomeno dallo Stato, il quale per rilasciare la cittadinanza complica le cose con lunghissime e proibitive richieste burocratiche. E’ ancora difficile in Italia concepire un italiano con la carnagione scura o gli occhi a mandorla. Magari questi stessi cittadini parlano con un forte accento romano o napoletano. Tanto per dire.

Nadeesha racconta le sue esperienze con il razzismo e il colorismo: dalle maestre che le imponevano la tesina sul ‘suo’ paese d’origine quando lei sentiva ‘suo’ l’Italia, agli insulti razzisti si un autista di autobus, all’imbarazzo quando viene presentata alle persone e si stupiscono che parli bene italiano le chiedano di tradurre frasi o da quale situazione di povertà sia fuggita (rimanendo deluse quando scoprono che non è fuggita da nessuna situazione) fino al suo ragazzo che le dice scherzosamente di preferirla quando non è abbronzata ed ha una carnagione più chiara.

Parla anche del colorismo perpetrato da membri della stessa etnia: più la tua pelle è chiara e più sei accettato o considerata bella. Un mantra, una maledizione che sembra accompagnare ed insidiarsi in qualsiasi etnia, retaggio forse dei secoli della colonizzazione.

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Scova ogni piccolo gesto che si potrebbe considerare innocuo ma che potrebbe ferire la persona di fronte a noi, potrebbe tracciare una linea sottile tra ‘noi’ e ‘loro’.
Nadeesha è nata in Sri Lanka, vive in Brianza da quando aveva sei anni. È un’autrice freelance che da tempo si occupa di identità, razza e migrazioni, riflettendo com’è essere italiani di nuova generazione. I suoi lavori sono stati pubblicati da Al Jazeera English, “Rivista studio”, “The Telegraph”, ‘’Vice Italia’’ e ‘’openDemocracy’’.

In un’intervista a Wired.it, le viene chiesto cosa ne pensa del fatto che da anni in Italia non si riesca a riformare la legge per la cittadinanza, che lascia un milione di minorenni iscirtti alle anagrafi italiane esclusi, e se si aspetta un cambiamento dal nuovo presidente del consiglio Mario Draghi in merito.
Nadeesha risponde: ”L’appello viene rilanciato, dichiara nei suoi molteplici interventi, a ogni cambio di governo. Per quanto riguarda, in particolare,  la riforma della legge per la cittadinanza, viene contrastata da anni dalle  forze populiste e di destra:  l’esponente simbolo è Matteo Salvini. Nelle sue dichiarazioni sottolinea, inoltre, che questa riforma non è appoggiata con grande forza e volontà neanche dagli altri schieramenti politici, compresi  quelli di sinistra”. Nel libro riprende costantemente l’assunto principale: esser neri non vuol dire essere stranieri. E così lo riassume: “Rispetto al mio arrivo qui, sicuramente qualcosa si è mosso. Vent’anni fa nella provincia italiana non c’erano tantissimi bambini e bambine neri o di minoranza etnica nelle scuole, era facile essere l’unica nera della classe. Sicuramente ora gli istituti primari, ma anche le superiori, sono frequentati da studenti e studentesse le cui famiglie possono essere in Italia già da tre, quattro generazioni, quindi certamente c’è più molteplicità. Però, questa molteplicità non si ritrova altrove, dove sarebbe fondamentale: nelle istituzioni, nei luoghi importanti di cultura, scienza e politica”.

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