La cultura di Ferrara si ribella: le Sardine contestano la giunta di destra

Nella città una lettera pubblica e una raccolta firme contro le scelte del Comune e Sgarbi. I punti dolenti: dal centro storico alla Resistenza, dal volontariato al lavoro culturale

La cultura di Ferrara si ribella: le Sardine contestano la giunta di destra
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5 Febbraio 2021 - 13.12


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Quando qualcuno rileva una carenza di senso civico tra i cittadini forse dovrebbe tener conto di tanti fatti che accadono per la penisola. A Ferrara, ad esempio: 350 operatori culturali, che vanno dai librai agli insegnanti, dai bibliotecari ai musicisti, dai docenti e ricercatori universitari alle associazioni di volontariati, dagli artisti agli scrittori, di ogni età, hanno alzato il velo sulla protesta che covava sul modo in cui l’amministrazione di centro destra gestisce la città, sulle sue scelte culturali: “contro le mancate decisioni dell’assessore Marco Gulinelli ” e quelle che definiscono “ingerenze di Vittorio Sgarbi”, avvisano in una nota le Sardine ferraresi che si fanno portavoce della protesta del mondo culturale cittadino. Il deputato ferrarese, per ricordarlo, è presidente della società Ferrara Arte. La raccolta delle firme online  nel fine settimana ha raggiunto quota mille e prosegue (in fondo all’articolo trovate il link).

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Non c’è solo la raccolta firme. Gli operatori hanno preso carta e penna, o meglio digitato e scritto al ministro uscente dei beni culturali e ferrarese Dario Franceschini, al presidente della Commissione italiana per l’Unesco Franco Bernabè, all’assessore regionale alla cultura Mauro Felicori: gli estensori parlano di “mala gestione della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, nello scenario già complesso e sconfortante dell’amministrazione locale” e allargano lo sguardo all’intera città. Ad esempio “il mancato rinnovo di un regolamento Ztl da diciotto mesi da parte della nuova Amministrazione comunale ha aggravato la presenza di macchine nel centro storico generando non pochi problemi alla qualità dell’aria e gravi danni al patrimonio monumentale ivi presente a causa dello smog e delle vibrazioni che danneggiano gli edifici storici”.

Cosa dicono i firmatari del documento? Che l’assessorato alla cultura da due anni non è ben “gestito”.  Chi è che parla? Sono “professionisti di un settore in difficoltà, di volontari e di irriducibili amanti della cultura ferrarese “. E poi: “I primi diciotto mesi dell’assessore Marco Gulinelli dimostrano una mancanza totale di prospettive e progettualità.  La preoccupazione di chi lavora nel settore comincia a farsi sentire, anche per l’assenza di una prospettiva di rilancio sul piano turistico del nostro patrimonio monumentale e museale”. Il documento a Franceschini, Bernabè e Felicori è datato 31 gennaio 2021 e gli autori intervengono anche sui bilanci del Teatro comnale.

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La Resistenza trascurata
C’entra anche la Resistenza. Scrivono i firmatari: “Non ha ricevuto risposte chiare nemmeno la raccolta di oltre 3mila firme di cittadini ferraresi portata avanti dall’Anpi e da altre associazioni culturali per tutelare il locale Museo del Risorgimento e della Resistenza. Il museo è stato chiuso per consentire l’ampliamento del contiguo Palazzo dei Diamanti e parzialmente riaperto in una sede provvisoria (Porta Paola) decisamente inadeguata agli scopi espositivi e di divulgazione scolastica che caratterizzano le attività della benemerita istituzione. L’assessore alla cultura Marco Gulinelli – continua la lettera – ha promesso che il museo troverà destinazione nei locali di Casa della Patria “Pico Cavalieri”, attuale sede delle associazioni combattentistiche e d’arma, che però necessita di un lungo e complesso restauro: al momento gran parte del patrimonio espositivo giace presso i magazzini comunali di via Marconi nonostante un vincolo della Soprintendenza che obbliga il Comune a renderlo fruibile al pubblico e conservarlo decorosamente”.

Per i firmatari “una città che dovrebbe investire sul turismo e sulla cultura assiste, invece, al totale disinteresse verso la riorganizzazione del patrimonio museale e dei servizi culturali. Si ragiona di grandi mostre e grandi nomi, ma la realtà è un impoverimento sempre più preoccupante del tessuto culturale cittadino con tante associazioni che faticano a coprire le spese e mantenere vive proprie attività a causa del coronavirus”. Per tornare al discorso iniziale: questa protesta scritta e in termini civili e netti, prova come i cittadini siano interessati al vivere collettivo e come i più, nella cultura e nel sociale, debbano affrontare difficoltà dettate non solo dalla pandemia.

La raccolta firme online

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