Don Bigalli ricorda don Milani: «La fede non si ostenta, tanto meno in politica»

Il sacerdote del paese di Machiavelli, sotto Firenze, riflette sul Vangelo e i respingimenti: «Negare la misericordia agli altri è negare Cristo». Ma la Chiesa «è spaccata»

Don Bigalli ricorda don Milani: «La fede non si ostenta, tanto meno in politica»
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29 Maggio 2019 - 14.46


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«Un film che descrive la situazione attuale? Riguardo all’immigrazione direi L’ordine delle cose di Andrea Segre del 2017: non è il suo migliore ma è pertinente, parte dalla Libia». Chi indica un titolo del cinema italiano non è un regista bensì un critico cinematografico di Radio Toscana, giornalista pubblicista, che insegna cinema e ha la particolarità di essere un sacerdote: don Andrea Bigalli, parroco a Sant’Andrea in Percussina presso San Casciano Val di Pesa, un gruppo di case a sud di Firenze dove andò in esilio Niccolò Machiavelli.
Don Andrea insegna anche storia delle religioni ed è stato ordinato nel 1990. Tra l’altro componente del Comitato Regionale toscano dell’associazione “Libera”, parla dell’oggi, di chi usa simboli religiosi per accreditarsi politicamente e del Vangelo con un accordo: non facciamo nomi, ma ogni riferimento alla cultura politica odierna non è puramente casuale.
Don Andrea, il 27 maggio era l’anniversario della nascita di don Milani, nato a Firenze nel 1923 e qua morto il 26 giugno 1967. Cosa resta della lezione del sacerdote di Barbiana?
Resta moltissimo. In questo paese dove domina l’analfabetismo culturale e dove si attesta un analfabetismo funzionale nel 47% tra le persone la sua lezione più importante è su come la cultura debba essere pienamente in correlazione con il resto della realtà per essere cittadini capaci di intendere i diritti e i doveri i quali consentono di essere allo stesso tempo tutelati e tutelanti, attenti ai diritti di tutti. Un’altra questione emerge rileggendo la sua lettera ai giudici: occorre recuperare rigore e metodo storico per rileggere gli eventi contemporanei: è fondamentale in una fase storica in cui si studia molto meno la storia e manca una metodologia di ordine storico quando è invece fondamentale.
Senza far nomi, come valuta chi sbandiera crocifissi o croci nei comizi e ringrazia “lassù” per i voti incassati a questa tornata elettorale?
Chi vive la fede sa quanto pudore deve avere nel vivere una testimonianza che non si ostenta mai, non si confonde la realtà dell’interesse di parte con una attenzione al bene di tutti. Non so fino a che punto questo linguaggio possa essere considerato utile, evidentemente lo è visti i risultati elettorali, ma chi vive un’autentica identità di fede sa benissimo quanto sia pericoloso strumentalizzare certe realtà. Come diceva il buon La Pira (1904-1977, ndr), un giorno il giudizio di Dio arriva. Lo diceva anche papa Giovanni Paolo II.
Perché ha effetto allora, politicamente parlando?
Questi elementi abbisognano di una analisi e c’è chi deve metterci le mani. Certo un comportamento del genere in altri tempi avrebbe allontanato l’elettorato mentre qui ha funzionato. Bisogna anche valutare che la Chiesa cattolica italiana è spaccata. Quel personaggio divide e radicalizza alcune posizioni. Sembra che il mondo cattolico conservatore lo stia facendo diventare un riferimento. Invece, a prescindere dagli schieramenti di parte, i cristiani dovrebbero restare autonomi: il riferimento dovrebbero essere le sacre scritture, le indicazioni della comunità e la Chiesa del Concilio Vaticano II.
Parla delle sacre scritture. Il Vangelo non dà un messaggio chiaro sull’accoglienza di stranieri, poveri, malati … ?
Se uno legge Matteo 25 (che tra l’altro recita «Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato», ndr) il messaggio è chiaro e si introduce il grande tema del giudizio divino. Non sembra ma è lì la chiave di lettura. È evidente che negare la misericordia agli altri significa negarla a Cristo.
Come conciliare il messaggio del Vangelo con praticare o sostenere i respingimenti di chi cerca sponda in Italia, anche in mare, anche se affoga?
Da un lato c’è sempre stato uno scarto tra una identità religiosa e come la si vive. Fa anche parte della fragilità umana. Poi diventa una incapacità voluta a non seguire le indicazioni del Vangelo. Ne parlano gli stessi Vangeli sui farisei i quali dicono cose che poi non servono o non praticano. La problematica vale per tutti i credenti di tutte le confessioni religiose a prescindere dalla loro collocazione, è un discorso generale. È facile farsi una religione e prescindere dai fondamentali di quella religione. In più viviamo in una società virtualizzata dove il rischio più grosso è perdere l’autentica rappresentazione della realtà: secondo i sondaggi nell’immaginario collettivo in Italia ci sono 25 milioni di stranieri, in realtà sono meno di un quarto per cui siamo a una percezione della realtà falsata.
C’è chi dice, a destra, che siamo in pericolo.
Per la maggior parte delle persone viviamo in un’epoca insicura, siamo minacciati. In realtà i dati stessi del ministero degli Interni dicono che i delitti violenti diminuiscono salvo lo stupro e il femminicidio che al contrario sono in crescita. Secondo il ministero rispetto a cento anni fa i delitti ultra-violenti sono diminuiti del 90%. Con una affermazione suffragata dai dati si può azzardare che forse viviamo una delle fasi più sicure del paese purché tu non sia una donna e non debba prestare attenzione all’ambiente familiare perché lì avviene l’’80% degli stupri. Così facciamo una teoresi della realtà che non corrisponde alla realtà. Anche in questo caso si deroga ai principi religiosi quando dici di essere assediato e in pericolo, quando dici che quelle sono persone cattive e dobbiamo guardarcene. È una scissione interessante. Poi, posso dirlo?, saranno anche stranieri e quindi pericolosi e da cui guardarsi, però affidiamo loro anziani, malati, lavori importanti: è un corto circuito da cui si rischia di non uscire.
Però la Chiesa cattolica è divisa, come dice lei. Molti fedeli sono drasticamente avversi a Papa Francesco e il voto lo dimostra.
La Chiesa si è globalizzata in fretta e fisiologicamente dal suo nascere ha sempre avuto riferimenti nel suo interno che raccontano quanto sia importante conciliare la realtà con piani diversi. Pensiamo a un dato banale: quanti sacerdoti africani hanno fatto il servizio sacerdotale qui e hanno avuto problemi dagli stessi cattolici? Dopo di che c’è chi ci mette del metodo perché ci guadagna, ma non ci guadagnano certo le organizzazioni non governative, la Caritas, chi fa assistenza, non mi riferisco certo a loro. Non conosco gente che si arricchisce con queste attività sociali. Se accade chi lo dice porti i dati in procura e lì vedremo.

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