A Firenze il Memoriale di Auschwitz scacciato dal governo polacco

Un percorso dentro la storia dal fascismo alla Shoah. La Polonia voleva demolirlo. Un convegno

A Firenze il Memoriale di Auschwitz scacciato dal governo polacco
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24 Maggio 2019 - 15.57


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Si entra in un tunnel dalle pareti dipinte dove si pensa alla tragedia dell’Olocausto e all’oggi. Nel 1980 l’Associazione nazionale ex deportati – Aned collocò nel Blocco 21 dell’ex lager di Auschwitz un memoriale. Il governo conservatore polacco però aveva deciso di sfrattare il memoriale italiano dall’ex campo di sterminio e minacciato addirittura di distruggerlo. Anche perché in Polonia, territorio in cui ricade Auschwitz, molti si sono resi complici dell’Olocausto mentre molti polacchi hanno protetto e difeso ebrei, ma alle autorità polacche quella memoria brucia. Grazie in primo luogo alla Regione Toscana e al Comune , l’8 maggio il memoriale ha trovato una nuova dimora: al Centro d’arte contemporanea Ex3, spazio-museo nel quartiere di Gavinana, a Firenze sud, in piazza Bartali, intitolata al campione che portava messaggi e comunicazioni della Resistenza durante l’occupazione nazista.

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Un percorso dalle leggi fasciste ai campi di sterminio
Il memoriale è un ambiente ideato nel 1980 dall’architetto Lodovico Belgiojoso, progettista di fama che finì a Mahthausen nel 1944 e sopravvisse: è formato da una spirale a elica rivestita da una tela con strisce dipinte da Pupino Samonà lungo un percorso ispirato a Primo Levi, preceduto dalle tappe verso la Shoah, passando dalla marcia fascista su Roma del 1922 all’omicidio Matteotti alle leggi razziali del 1938: lo si attraversa camminando su una passerella di legno e ascoltando una composizione di Luigi Nono, Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz. Nel 2016 è stato restaurato e ricomposto da Carlo Bottigelli dello studio Belgiojoso.

Il convegno sulla memoria e sul memoriale
Su questo atto della memoria e del pensiero ha organizzato una giornata di incontro e confronto la Fondazione Memofonte Onlus, istituto che studia l’elaborazione informatica delle fonti storico-artistiche creata a suo tempo da una delle storiche dell’arte e studiose d’archivio e delle fonti più schive, più indipendenti, intraprendenti e originali come la compianta Paola Barocchi.
L’appuntamento è sabato 25 all’aula 11 del Dipartimento Sagas dell’Università in via Laura 4 dalle 10 alle 12.30 e dalle 14 alle 17. Hanno organizzato l’appuntamento anche Sandro Scarrocchia, già docente all’Accademia di Brera e che ora insegna storia dell’arte al Politecnico di Milano, il Dipartimento dell’ateneo e con la collaborazione della rivista Ananke. Si tratta di «una giornata molto informale, aperta a suggerimenti e proposte sulle enormi potenzialità didattiche ed educative di un’opera di capitale importanza per una memoria storica condivisa», scrive tra l’altro la fondazione Memfonte, e partecipano tanto studiosi come studenti. Facile intuire come si parlerà anche di Europa e dello scenario politico che si prospetta dopo il voto, dato che la decisione polacca di rimuovere lo spazio ambientale e della memoria al di là delle dichiarazioni formali era squisitamente politica.

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Il Memoriale italiano di Auschwitz è stato salvato e allestito a Firenze tramite il Comune e grazie a due milioni e mezzo di euro stanziati dalla Regione Toscana: il presidente Enrico Rossi all’inaugurazione aveva rimarcato che la giunta regionale aveva deciso «di offrire a tutti i ragazzi di tutte le quinte classi delle scuole superiori della Toscana la possibilità di visitarlo perché nessuno possa dimenticare o dire di non sapere cosa sia stato il fascismo e il nazismo». Ha finanziato il restauro dell’opera la Fondazione Cr Cassa di risparmio di Firenze.

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