Ostia, l'appoggio a CasaPound arriva dal boss legato ai Casamonica

Domenica si vota per la presidenza del Municipio, commissariato per mafia. Si candida Luca Marsella, ultradestra. A tirargli la volata uno degli Spada, la famiglia che si è presa il potere. A suo modo

Ostia, l'appoggio a CasaPound arriva dal boss legato ai Casamonica
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30 Ottobre 2017 - 16.50


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Dopo due anni di commissariamento per mafia, Ostia, uno dei municipi di Roma torna a votare. Accadrà il 5 novembre. Non un quartiere come un altro, ma un territorio ampio e complesso, con 300mila abitanti. A sostegno del candidato di CasaPound, Luca Marsella, che corre per la presidenza del Decimo Municipio, scende in campo Roberto Spada, personaggio piuttosto noto sul litorale, già balzato agli onori delle cronache per avere aperto una palestra completamente abusiva ad Ostia, uno dei maggiori esponenti della famiglia Spada che, sul litorale, gestisce affari e rapporti sia con la famiglia dei Casamonica sia con il partito di estrema destra CasaPound.

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Scrive Spada sul suo profilo Facebook: “Il 5 novembre si avvicina….. e sento dai cittadini quasi tutti la stessa cantilena ” qua sto periodo se vedono tutti sti politici a raccontarci barzellette ,mai visti prima, e dopo le votazioni risparirranno a guardarsi i cazzi propri….gli unici sempre presenti sempre esclusivamente Casapound”……..e questa la realtà ho molti errano? Cosa hanno fatto le altre forze politiche in questi due anni?”
Spada, fa parte di una famiglia Sinti italiana, coinvolta nell’inchiesta Sub Urbe che nell’aprile del 2016, portò all’arresto di dieci componenti di un vero e proprio clan criminale, come ha scritto il Gip di Roma Anna Maria Fattori, che si è fatto largo sul litorale tra minacce, tradimenti, “stanze delle torture” e pestaggi, “sostituendo il potere già detenuto dalla famiglia Fasciani con la quale era alleata e “prendendo possesso delle case popolari di gran parte di Ostia Ponente”.
Un endorsement potente, a giudicare dalle reazioni al post di Roberto Spada, ma anche terribilmente scomodo per un fascista del terzo Millennio che chiama i sinti “zingari” e detesta per sua stessa natura gli apolidi, i meticci, i non ariani insomma.

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