Legge Zan contro l’omotransfobia, i cantanti si mobilitano perché passi

Tra libertà di espressione e ostruzionismo. Nell’arena pubblica si schierano tra gli artisti Elodie, Fedez, Levante e Mahmood che dice: "La violenza uccide la libertà di ciascuno di essere se stesso"

Omofobia

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Redazione 2 aprile 2021

Legge Zan sì o legge Zan no? Certo domandarsi ancora, dopo anni di battaglie civili, se il diritto “di esprimere se stessi” debba essere approvato o meno suona un po’ strano, e anche un po’ desolante. D’altronde l’Italia non è mai stato un paese veramente libero. E così, quello dell’approvazione della “legge Zan” – dal cognome del suo primo firmatario, il deputato del Pd Alessandro Zan  contro l’omotransfobia, è tornato un tema al centro del dibattito politico che si è scatenato in questi ultimi giorni sui canali social di molti politici e artisti dello spettacolo. Dai social alle petizioni, fino alle lettere aperte. Dopo Elodie anche Fedez, nelle storie del suo profilo Instagram, si è schierato in prima linea a difesa della legge Zan, che doveva approdare nell’ufficio di presidenza della commissione Giustizia del Senato, ma che è stata invece rinviata: “La cosa che mi destabilizza è sapere che mio figlio vive in uno Stato che non tutela il suo sacrosanto diritto di esprimersi in piena libertà, cercando di arginare le dinamiche discriminatorie e violente che molto spesso si verificano in questo Paese, questo per me è una priorità”. 

La cantante Levante ci mette dell’ironia contro Simone Pillon, il senatore leghista che, dopo avere tentato una controriforma del diritto di famiglia, ora sostiene che il disegno di legge darebbe il via alla maternità surrogata. “Pillon, non è mai troppo tardi per iniziare una terapia che l’aiuti”, si legge in un articolo su Repubblica di oggi di Giovanna Casadio. 

Anche Mahmood interviene su Instagram a favore della legge contro l'omotransfobia: "è di fondamentale importanza approvare la legge Zan. Ho sempre pensato che episodi di discriminazione basati sul sesso, sull'identità di genere e sull'orientamento sessuale debbano essere condannati”. Poi aggiunge: "mi è capitato più volte di assistere impotente a scene di questo tipo, soprattutto durante la mia adolescenza. A volte, forse per paura o debolezza, mi sono trovato inerme davanti a situazioni che per me erano e sono una violenza. Violenza che uccide la libertà di ciascuno di essere se stesso. Ora ho 28 anni e sento di avere, come tutti, la responsabilità di sostenere questo disegno di legge”.

 
di L.Salv.