Severo sinonimo di grave? Uno slittamento semantico per colpa dell'inglese

In inglese grave si dice severe. Si tratta di un di un “falso amico”, come i linguisti definiscono le parole di un’altra lingua quando sono foneticamente simili a quelle che usiamo noi, ma significano in realtà una cosa diversa.

Semantica

Semantica

Maurizio Bettini 9 novembre 2020

Viviamo tutti in regime di severità. Non mi riferisco alle restrizioni che ci vengono imposte da governo, regioni e comuni, alludo a un fenomeno più generale, di carattere linguistico: ossia al fatto che una quantità di fenomeni, fino a non molto tempo fa definiti semplicemente “gravi”, sono diventati “severi”.


Ad esempio, proprio parlando di Covid, ci viene detto che questa malattia può presentarsi in forma “severa”, insomma grave; così come, secondo i media, la crisi che ci sta attanagliando produrrà conseguenze “severe”, cioè gravi, sull’economia dell’Unione Europea; allo stesso modo in cui la coesione sociale, nei nostri paesi, starebbe subendo un contraccolpo “severo”, cioè grave, in seguito a tale crisi. E così via. Ma come mai sta dilagando tanta “severità”?


Colpa della lingua inglese, che usa “severe” nel senso di “grave”.


Di conseguenza anche noi abbiamo cominciato ad usare “severo” nel senso di “grave”, soprattutto, credo, a motivo dell’uso che di questo aggettivo hanno cominciato a fare medici e ricercatori i quali leggono lavori in inglese, ne scrivono nella stessa lingua, e dunque ne sono facilmente influenzati. Si tratta insomma di uno slittamento semantico dovuto all’influsso di un “falso amico”, come i linguisti definiscono le parole di un’altra lingua quando sono foneticamente simili a quelle che usiamo noi, ma significano in realtà una cosa diversa.


Come accade allorché l’inglese “marshall”, cioè “sceriffo” viene tradotto con “maresciallo”. Ricordate i leggendari “marescialli dell’aria” che, secondo alcuni giornali italiani, le autorità americane avrebbero fatto imbarcare sugli aerei per prevenire attentati dopo l’11 settembre? Cosicché uno si immaginava baffuti marescialli (dei carabinieri) imbarcati sui velivoli della United Airlines. Pernon parlare del classico “eventually” inglese che spesso viene reso in italiano con “eventualmente”, quando invece significa piuttosto “infine, alla fine”; e così via.


Non ne faccio una questione di purismo, per carità! E’ solo che in questo caso il falso amico ha conseguenze “severe”, se ci si permette il gioco di parole.


In italiano infatti “severo” continua a mantenere anche le sue brave connotazioni di austerità, severità, inflessibile disciplina: c’è il padre severo (o forse c’era?), il professore severo (pare ce ne siano ancora), la severità di certi provvedimenti di legge, e così via.


Insomma, il ricorso a severo o severità evoca la presenza di una autorità la quale manifesta, appunto, “severità” nei propri giudizi e nelle proprie azioni. Di conseguenza, una epidemia o una crisi economica “severa” suscitano l’impressione che dietro, a governare o motivare questi fenomeni, vi sia una qualche entità particolarmente rigida, rigorosa, inflessibile, esigente, drastica, intransigente, e chi più ne ha più ne metta. Insomma, già uno si ammala gravemente di Covid, o subisce gravi conseguenze economiche sulla propria attività; e in più si sente anche schiacciato dalla “severità” di questi fenomeni.Quasi che qualcuno, particolarmente inflessibile, glieli avesse inflitti perché se li è meritati: come il bambino a cui un padre “severo” dice (o diceva?) ‘stasera vai a letto senza cena!’