Nei “data” della rete siamo a pezzi: l’identità fisica cede a quella digitale

Fra tracce online, cookies, big data, la separazione tra mondo fisico e virtuale è superata. Di questo e altro si parla a “Modena Smart Life”. I link

Un’immagine da “Modena Smart Life”

Un’immagine da “Modena Smart Life”

redazione 17 settembre 2020
di Serena Vantin *

Educazione, ricerca, informazione, impresa, lavoro, relazioni: non c’è aspetto della vita umana che non sia stato trasformato dalle tecnologie. Il paradigma della “rete” è diventato un modello per tutte le forme dell’interazione umana, là dove la separazione tra “mondo fisico” e “mondo virtuale” risulta ormai superata dalla nuova realtà “on-life”, nella quale esseri umani, macchine e oggetti risultano perennemente connessi.
In questo scenario, l’unità psichica e fisica del soggetto razionale, personificata e personificabile, sta cedendo il passo a un nuovo sé “fluido”, diviso in componenti inessenziali, pezzi (bit), dati, tracce, cookies, meta-data, big-data. Un “fiume”, una “corrente” o un “flusso” sono, infatti, le metafore più appropriate a descrivere la nuova identità digitale, concepita come un sistema informazionale complesso, composto di attività, ricordi e storie, la cui coscienza viene al contempo, costantemente, plasmata ed espressa.
A questo riguardo, Luciano Floridi, tra i più noti filosofi dell’Oxford Internet Institute, ha definito la nostra epoca quella di una «quarta rivoluzione», il cui impatto (irreversibile) sull’antropologia umana sarebbe comparabile alle scoperte compiute da Niccolò Copernico, Charles Darwin e Sigmund Freud.
A questi aspetti cruciali e alle nuove “identità in rete”, in un periodo di pandemia che pare aver accelerato i processi di digitalizzazione in ciascun aspetto della quotidianità, è dedicata la V edizione del festival della cultura digitale “Modena Smart Life” (clicca qui per il calendario).
La città di Modena investe da tempo su queste frontiere, come dimostrano le classifiche di ICityRank 2019, che la collocano al quarto posto in Italia per il livello della trasformazione digitale (dopo città metropolitane come Firenze, Bologna e Milano), mirando a realizzare in concreto l’ideale di Smart City, una comunità capace di coniugare pianificazione architettonica e urbanistica a tecnologie della comunicazione, della mobilità, dell’ambiente e dell’efficienza energetica al fine di favorire il benessere e la qualità della vita di cittadini e cittadine.

A tal riguardo, otto saranno le aree esplorate dal Festival: strade virtuali tra reti e infrastrutture tecnologiche; dati, sicurezza e privacy in un mondo iperconnesso; nuovi modelli per l’educazione e la didattica a distanza; comunicazione sanitaria e salute ai tempi del Covid-19; sfide e opportunità per una pubblica amministrazione in trasformazione; identità e vita on-life, tra iperconnessione e distanziamento; trasformazioni del lavoro e dell’impresa nello scenario globale; nuovi modelli digitali di produzione e fruizione per la cultura e per lo spettacolo.

Tutti gli eventi, le live conference e i talk si svolgeranno su piattaforme digitali, e termineranno con il keynote speech del futurologo Gerd Leonhard (domenica 27 settembre, alle 17), il teorico di un “umanesimo progressista” che da oltre vent’anni, al servizio di colossi come Google, Sony, UBS, Mastercard, sostiene un’idea di innovazione che renda le tecnologie un mezzo e non un fine in sé, prestando particolare attenzione a tutte le implicazioni etiche, legali, sociali, ambientali, psicologiche e persino religiose che lo sviluppo di intelligenza artificiale, robotica, cognitive internet, internet delle cose e automatizzazione avranno sull’evoluzione della specie umana.

Durante la rassegna si considererà, di tutti questi profili, anche l’accelerazione indotta dalla pandemia, anche al fine di riflettere su possibili processi di digitalizzazione virtuosa, innovazione e sviluppo, non solo per i cittadini ma anche per le pubbliche amministrazioni e per le imprese. A questo riguardo, significativo sarà il contributo del team di ricerca dell’Osservatorio Privacy attivo presso la Fondazione Marco Biagi (clicca qui), che promuoverà un live talk sulle opportunità che la rete offre per la sanità dal fascicolo sanitario elettronico alle app di tracciamento (25 settembre, alle 19). Gli interventi saranno curati da esperti come Simone Scagliarini (responsabile dell’Osservatorio) e Gianluigi Fioriglio (coordinatore dell’Officina informatica del CRID Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e vulnerabilità dell’Università di Modena e Reggio Emilia).

Più nel dettaglio, saranno illustrate le nuove opportunità che l’applicazione in ambito sanitario di tecnologie informatiche ha generato, semplificando le procedure e migliorando la qualità di vita dei pazienti, nonché le prospettive future di sviluppo in questa direzione. Parallelamente, però, verranno discussi anche i rischi che questo percorso potrebbe portare con sé: in questo senso, si rifletterà sulle app di tracciamento, emerse alla ribalta in occasione dell’emergenza pandemica, e sul bilanciamento tra diritto alla salute ed altri interessi, costituzionalmente protetti, che il legislatore è chiamato a realizzare.
Nell’ambito del festival, che prevede nel complesso circa un centinaio di eventi, una particolare attenzione sarà dedicata anche alle trasformazioni dell’identità in rete, uno dei temi al centro delle ricerche dell’Officina informatica “Diritto Etica e Tecnologie” del CRID (clicca qui).

«Non è eccessivo sostenere che, nella società contemporanea, la percezione della nostra identità – spiega Stefano Pietropaoli dell’università di Salerno, protagonista del live talk, coordinato da Thomas Casadei del CRID, che si svolgerà sabato 26 settembre (alle 17.30) – è affidata sempre più ai motori di ricerca, ai social network, e in generale a quello che la rete sa e dice di noi. Ciononostante l’identità digitale sembra in balia di attori non statuali che, invocando ora argomenti tecnocratici, ora il proprio carattere transnazionale, ora la libertà del commercio se non addirittura la libertà di pensiero, sfuggono con facilità sempre maggiore alle larghe maglie delle disposizioni nazionali o sovranazionali che la dovrebbero tutelare».
«Pur esprimendo un bene fondamentale – prosegue Pietropaoli – l’identità digitale si rivela estremamente fragile e troppo spesso priva di effettiva tutela. Irrobustire le forme di tutela diventa dunque un compito imprescindibile».

* assegnista di ricerca a Giurisprudenza dell'Università di Modena e Reggio Emilia