Il Bonus cultura per i diciottenni resterà: l'80% va in testi universitari

Confermati i 500 euro per spese culturali. Per due associazioni culturali la voce andrebbe destinata a interventi "strutturali" per la cultura o estesa anche ad altri

Un'immagine per il Bonus cultura

Un'immagine per il Bonus cultura

redazione 22 ottobre 2019
Chiara Zanini

È di pochi giorni fa la notizia che il Bonus cultura introdotto dalla Legge di Stabilità del 2016 con il governo Renzi verrà mantenuto anche con il secondo mandato di Dario Franceschini alla guida del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. Il bonus è conosciuto anche come 18App in quanto rivolto ai diciottenni, che hanno a disposizione - previa registrazione - 500 euro da spendere in cinema, concerti, eventi, fiere, circhi, libri, musei, monumenti, parchi, teatro e danza, corsi di musica, di teatro o di lingua straniera.

L’ex ministro Alberto Bonisoli, in carica fino allo scorso 5 settembre, a giugno 2018 aveva annunciato che l'iniziativa non sarebbe stata replicata ("Meglio far venire la fame di cultura ai giovani, facendoli rinunciare a un paio di scarpe", aveva detto al Corriere della Sera), poi aveva cambiato idea ("Mi sto ringraziando da solo, perché il bonus cultura se non lo infilo dentro un decreto legge spariva"). Come gli avevano ricordato in molti, tra cui Anna Ascani del Pd, educare alla cultura dovrebbe essere una responsabilità di governo, tanto più necessaria alla luce dei dati rilevati dall'Istat nel 2017 sull'impiego del tempo libero in Italia, dove si registra un generale decremento nella partecipazione culturale, principalmente dovuta al calo di spettatori del cinema.

L’80% dei beni acquistati: libri universitari
Gli editori sembrano essere tra i maggiori sostenitori della misura perché, come rivela il Mibact, i libri rappresentano l’80% dei beni acquistati con il bonus e stando al presidente dell’Associazione Italiana Editori, Ricardo Franco Levi, sono per lo più testi universitari. Segno che per molti questo contributo è davvero utile al bilancio famigliare e per poter proseguire gli studi. Ma la questione è più complessa. Inizialmente ci sono stati degli intoppi perché i ragazzi non riuscivano ad ottenere l’identità digitale (ossia le credenziali) per procedere. I responsabili del Team per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri hanno spiegato su Medium come è stata poi risolta la questione e il sito 18App ha pubblicato domande e risposte utili.

Quali e quanti esercenti aderiscono?
Il quotidiano La Stampa ha chiesto alla Presidenza del Consiglio l’elenco degli esercenti aderenti, ma non avendo mai avuto risposta ha calcolato sui dati disponibili che a febbraio 2017 in sette comuni su otto non c’era un solo esercizio aderente. La situazione è gradualmente migliorata, ma non sempre i 500 euro sono stati spesi nella maniera auspicata: su Facebook (dove c’è anche un gruppo di mutuo aiuto) i ragazzi cercavano modi alternativi per farli fruttare (ad esempio scambiandoli con ricariche Postepay o Paypal), su Striscia la notizia si è visto un esercente vendere articoli non consentiti, mentre nella sola Caltanissetta ben 700 diciottenni sono stati multati per aver usato il bonus per acquistare smartphone. La Sicilia rimane la regione in cui si trova il minor numero di luoghi in cui utilizzarlo: “i diciottenni della provincia di Enna, ad esempio, non possono spendere i 500 euro in alcun modo, non essendoci nessun esercente convenzionato. Così come solo i giovani delle provincie di Palermo e Messina possono spendere i soldi per andare al cinema.”, come mostrava un’indagine condotta da Codici, un’associazione di cittadini e come dice pure la Rete degli studenti medi.
Mi Riconosci? e Rete della Conoscenza: “Così com’è è una misura costosa”
Gli aspetti più complessi e interessanti della questione sono però quelli rilevati da Mi Riconosci? (studenti e lavoratori impegnati in una campagna sull'accesso alle professioni dei beni culturali) e Rete della Conoscenza (che riunisce gli studenti medi dell'Unione degli Studenti e gli universitari di Link): "Il dibattito sulla questione è risultato polarizzato e svilente" - scrivevano già a luglio 2018 per rispondere innanzitutto ai tanti che avevano commentato con l’hashtag #18appnonsitocca -. "Il Bonus Cultura, così com’è strutturato ora, è una misura molto costosa, 290 milioni di euro l’anno. Una voce enorme rispetto alle altre voci della legge di bilancio dedicate alla Cultura (…). 290 milioni di euro usati per dare 500 euro a tutti i diciottenni, anche provenienti da famiglie benestanti o ricche, e a nessun altro (...) Nel nostro Paese, alla luce di dati drammatici riguardo l’abbandono scolastico e i consumi culturali, è evidente che non basterà dare 500 euro ad un diciottenne per incentivare la lettura di libri o la frequentazione di musei, cinema o teatri. E infatti non è bastato. E ancora, non si comprende perché, di fronte a dati del genere, non si debba intervenire prima dei diciotto anni, o perchè no anche dopo. (...) Con 290 milioni di euro (duecentonovanta milioni) si possono aprire biblioteche pubbliche in tutti i paesi, i quartieri e comuni italiani che ne sono privi, o che ne possono usufruire solo in orari limitatissimi; si possono rendere i musei e i luoghi culturali gratuiti anche per gli studenti universitari, i pensionati e per tutte le fasce in difficoltà, nonché lanciare una campagna che faccia conoscere a tutti i vantaggi di questa gratuità (quanti adolescenti non sanno che i musei per loro sono gratis?); si può garantire l’acquisto gratuito di libri per le fasce svantaggiate; e soprattutto si possono assumere professionisti preparati, comunicatori, divulgatori, per rendere i luoghi culturali vivi, belli, attrattivi, riempiendoli di giovani e meno giovani senza per questo calare di contenuti. (...) Queste sono misure strutturali che sarebbero utili, anzi fondamentali, per l’intera cittadinanza, che rilancerebbero l’occupazione e i consumi culturali, ridurrebbero l’esclusione sociale, le differenze di classe, le differenze territoriali, l’analfabetismo funzionale”. Come dargli torto?