Delpriori, sindaco e storico d’arte di sinistra: “Stop a questa destra che disprezza”

A 42 anni si candida al secondo mandato a Matelica, nelle Marche: “Il governo ignora volutamente le zone del terremoto”

Alessandro Delpriori © Stefano Miliani

Alessandro Delpriori © Stefano Miliani

redazione 18 maggio 2019
di Stefano Miliani

Alessandro Delpriori reputa troppo onore paragonarlo a Giulio Carlo Argan, tuttavia il modello civile e intellettuale è, per un cittadino, uno dei più profondi storici dell’arte del XX secolo che dal 1976 al 1979 fu sindaco di Roma come indipendente del Partito Comunista. Anche Delpriori è storico dell’arte: docente all'università di Camerino, dal 2014 è primo cittadino di un paese piccolo e ammaliante come Matelica nell’Appennino marchigiano e il 26 maggio corre per il secondo mandato a guida di una lista civica estesa dal Pd alla sinistra, "Per Matelica".
Delpriori è un eccellente specialista di pittura medioevale dell’Appennino umbro-marchigiano spaziando fino a Orazio Gentileschi, il padre di Artemisia. Laureato a Macerata, ha 42 anni. Lo studioso e sindaco oltre ad aver scritto libri e ad aver curato mostre di gran rigore scientifico e al contempo di richiamo, si è sempre speso per la salvaguardia del patrimonio culturale del territorio. Ancor più si è battuto in prima persona (e talvolta pagando uno scotto assurdo) dopo il terremoto del 2016 affinché testimonianze preziose come chiese e affreschi nell’Appennino venissero salvati e protetti insieme a quel tessuto di piccoli centri e ai suoi abitanti che li rendono, o meglio li rendevano, vivi come oggi non sono.
Delpriori, uno storico dell’arte come sindaco fa pensare ad Argan. Uno storico dell’arte può impegnarsi nella vita civile?
Troppo onore, Argan. A ogni modo per me uno storico dell’arte non può, deve impegnarsi. Non si può prescindere l’essere intellettuale dal fare servizio culturale e un servizio politico altrimenti diventa una cultura fine a se stessa. La cultura serve soprattutto a creare una coscienza critica nelle nuove generazioni per cui prestare servizio da una posizione amministrativa è un valore aggiunto. I nostri maestri, da Lionello Venturi a Federico Zeri, ci hanno detto che fare lo storico dell’arte significa essere militanti: bisogna essere dentro la società altrimenti è come giocare con le figurine, come diceva per provocazione Bernard Berenson quando esclamava che la storia dell’arte è una gara a chi ha più foto. Ripenso anche a Roberto Longhi, quando scrisse un famoso articolo dopo l’alluvione di Firenze del 1966 invocando di fare presto perché le opere d’arte non scendono in piazza.
La cultura può essere una risposta alla devastazione politica odierna, pensando soprattutto alla destra?
Sì, assolutamente. Viviamo un momento difficilissimo, non tanto per i venti di destra ma per il concetto di questa destra: ho poco più di quaranta anni. Ci hanno detto che dovevamo formarci sull’alta istruzione per crearci un futuro migliore e allo stesso tempo ci hanno detto anche di stare fermi un giro perché i sessantenni e i settantenni si consideravano più esperti di noi e loro dovevano essere la classe dirigente. Oggi passa il concetto che chi è troppo formato non è adatto perché avremmo la puzza sotto il naso e siamo addirittura laureati. È impressionate: è stata distrutta una generazione che avrebbe la forza per tirare il paese fuori dalla crisi e ora dicono che dobbiamo stare fermi perché un 25enne che è stato davanti alla playstation ha più dritti di noi perché è del “popolo” e non si è laureato. Il missino Almirante questo non lo diceva: non andavo d’accordo con la destra sociale ma si poteva discutere, anche Forza Italia aveva una linea, questi invece disprezzano la cultura nel senso più ampio.
Non gli hanno dato una mano certi slogan dei Cinque stelle e Renzi quando apostrofava i “professoroni”?
Renzi è figlio dei Cinque stelle. Ha avuto l’intelligenza di prendere una via dei Cinque Stelle e portarla nel Pd per fare la rottamazione, però non è finita bene.
Oggi 18 maggio a Roma si tiene una manifestazione per denunciare che le zone del Centro Italia terremotate vengono dimenticate. Matelica è nel cratere del terremoto del 2016.
Questo governo non ci ha dimenticato, ci ha volutamente ignorato. Comunque la si metta Renzi prima e Gentiloni poi venivano qua. L’emergenza è stata gestita in maniera magistrale, nessuno ha dormito fuori all’aperto o non ha mangiato un pasto caldo. Ora si può dirlo. Certo si sono fatti errori, ma ci siamo salvati. Invece oggi siamo usciti dall’agenda politica del paese, non interessiamo più. Ho partecipato con altri sindaci a un incontro con il sottosegretario Vito Crimi. Tante belle parole, ci ha chiesto una mano, abbiamo mandato una proposta di emendamenti al decreto sul sisma e lui ha risposto che noi saremmo parte del problema. Ma non puoi rispondere così, devi rispondere nel merito della proposta. E non ha fatto niente.
Dopo cosa è successo?
Sappiamo che da Roma c’è l’ordine ai politici di non venire nelle zone del sisma perché è un momento difficile, in campagna elettorale per le Europee. Quattro sono le regioni toccate: Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo. Andiamo avanti da soli, pur se il quadro normativo è farraginoso. Le famiglie piano piano tornano, piano piano, però manca personale: se le leggi rimangono queste servono persone per chiudere le procedure tanto sono complicate. Certo, il marchigiano è uno testardo e lavora ma è dura.
A Matelica guida una coalizione di forze di sinistra, non solo Pd.
Essendo un Comune sotto i 15mila abitanti abbiamo una lista civica. Abbiamo formato una forza di centro sinistra, da Leu ad Articolo 1 al Partito Comunista, il Pd, siamo una formazione civica e modera di gente volenterosa da varie parti della società civile. A occuparsi di sport e del futuro saranno per esempio due ventenni perché credo che debbano occuparsi loro per primi del futuro. Credo di aver fatto una lista competitiva e preparata a trazione centro sinistra.
Contrapposti a … ?
Lega, Cinque Stelle e Forza Italia uniti: Matelica è un laboratorio politico molto interessante.
Ma la sinistra non si divide troppo?
Sì, siamo troppo litigiosi. Ho in mente il discorso che tenne Walter Veltroni al Lingotto di Torino nel 2007 (fu l’atto fondativo del Pd, ndr) e che dettava regole a un partito dall’anima riformista. Oggi mi pare solo Carlo Calenda sappia tener testa a Salvini per la dialettica ma intorno ci sono troppi rivoli diversi e la causa sono i personalismi. La politica italiana negli ultimi venti anni è stata fatta sui personalismi ed è un errore, ma il secondo errore della sinistra è il litigio per contare più dell’altro, non sull’idea. So di dire una frase fatta, ma dobbiamo rimettere i cittadini al centro e a Matelica l’idea è questa.
La priorità per il suo paese?
La ricostruzione: dobbiamo rimettere in piedi il centro storico. Pur meno colpiti di altri centri, tanti negozi e attività comunque soffrono e l’emergenza è ridare tutti servizi dove stavano prima. Intanto oggi c’è una buona notizia. Al Museo Piersanti apriamo una sala in più dove torna il «globo di Matelica». È una sfera di 35 chili in pietra del I-II secolo d. C., romana, un orologio solare trovato nel 1985. È del Polo Museale, ce lo ha dato la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Marche e resterà qui finché non potremo riaprire il Museo archeologico nel gigantesco Palazzo Finaguerra.