La filosofa incontra Lucano per fermare il "criptorazzismo populista"

Il premio Sila a Donatella Di Cesare per "Stranieri residenti": nel libro critica il "cinismo securitario" e vede un "lascito dell'hitlerismo" nel rifiuto dei migranti. Un confronto con il sindaco di Riace

Il sindaco Mimmo Lucano quando poteva abitare a Riace

Il sindaco Mimmo Lucano quando poteva abitare a Riace

redazione 26 novembre 2018

Abbiamo una filosofa che propone una «filosofia della migrazione», Donatella Di Cesare. E venerdì 30 novembre, a Palazzo Arnone a Cosenza alle 18, incontra Mimmo Lucano, sindaco di Riace, affiancati da Paride Leporace, giornalista e direttore della Lucana Film Commission. Perché si trovano faccia a faccia una studiosa e il primo cittadino che ha ideato un modello di integrazione aborrito da chi non tollera nemmeno concepire un'immigrazione benefica e necessaria? Per parlare di cosa? L'occasione è il Premio Sila ’49, riconoscimento arrivato alla settima edizione e assegnato, per la sezione "Economia e società", a "Stranieri residenti. Una filosofia della migrazione" (Bollati Boringhieri, 2017, 280 pagine, 19,00€) di Donatella Di Cesare, docente di Filosofia teoretica alla Sapienza di Roma.
Il premio per la letteratura è andato a Francesca Melandri con Sangue giusto (Rizzoli), romanzo che, hanno scritto i giurati, "attraversa la storia italiana dagli anni Trenta ai nostri giorni, indagando nei lati più oscuri e imbarazzanti di vicende collettive come la guerra d'Etiopia o tangentopoli senza mai perdere di vista la concretezza psicologica e l'autenticità dei personaggi". Il Premio speciale alla carriera viene dato a Ferdinando Scianna, il fotografo nato a Bagheria nel 1943 e primo italiano entrato nell’agenzia Magnum Photos nel 1982 e che terrà una "lectio magisralis" sabato 1° dicembre alle 11.30.
"Per i figli della nazione la migrazione è un'anomalia da abolire"
Torniamo al testo di Donatella Di Cesare: perché è così significativo? La studiosa discute della filosofia stessa ma, per avere almeno un'idea approssimativa, riprendiamo qualche passo dalla prefazione pubblicata dal Corriere della Sera:
«Migrare non è un dato biologico, bensì un atto esistenziale e politico, il cui diritto deve essere ancora riconosciuto. Questo libro vorrebbe essere un contributo alla richiesta di uno jus migrandi in un’età in cui il tracollo dei diritti umani è tale, che appare lecito chiedersi se non sia stata suggellata la fine dell’ospitalità».
La filosofa critica anche certe impostazioni troppo facili: «Troppo a lungo la filosofia si è crogiolata nell’uso edificante della parola «altro», avallando l’idea di un’ospitalità intesa come istanza assoluta e impossibile, sottratta alla politica, relegata alla carità religiosa o all’impegno etico. Ciò ha avuto effetti esiziali. Anacronistico e fuori luogo, il gesto dell’ospitalità, compiuto dagli «umanitari», quelle anime belle che credono ancora nella giustizia, è stato spesso bersaglio di scherno e denuncia. Anzitutto da parte della politica che crede di dover governare obbedendo allo sciovinismo del benessere e al cinismo securitario».
E poi, nella prefazione, Donatella Di Cesare scrive: «Nell’epoca postnazista è rimasta salda l’idea che sia legittimo decidere con chi coabitare. «Ognuno a casa propria!» La xenofobia populista trova qui il suo punto di forza, il criptorazzismo il suo trampolino. Spesso si ignora, però, che questo è un lascito diretto dell’hitlerismo, primo progetto di rimodellamento biopolitico del pianeta che si proponeva di stabile i criteri della coabitazione. Il gesto discriminatorio rivendica per sé il luogo in modo esclusivo. Chi lo compie si erge a soggetto sovrano che, fantasticando una supposta identità di sé con quel luogo, reclama diritti di proprietà. Come se l’altro, che proprio in quel luogo l’ha già sempre preceduto, non avesse alcun diritto, non fosse, anzi, neppure esistito». Cosa suggerisce la filosofa? «Riconoscere la precedenza dell’altro nel luogo in cui è dato abitare - scrive sempre nella prefazione - vuol dire aprirsi non solo a un’etica della prossimità, ma anche a una politica della coabitazione».