Ercolanesi "vaporizzati" a 500 gradi dall'eruzione del 79 d.C.

Una ricerca al parco archeologico rivela che i tessuti di 300 persone sulla spiaggia si vaporizzarono in pochi istanti

I fornici. Foto: Parco archeologico di Ercolano

I fornici. Foto: Parco archeologico di Ercolano

redazione 29 settembre 2018

Ai cittadini di Ercolano, dopo essere morti sulla spiaggia mentre tentavano di fuggure durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che distrusse Pompei, i tessuti e i fluidi corporei si vaporizzarono in pochi istanti "a causa dell'impatto con le nubi di cenere e gas a temperature di almeno 500° C".
Lo rivelano nuove indagini interdisciplinari condotte al Parco Archeologico di Ercolano da un gruppo di ricerca dell'università Federico II guidato dall'antropologo Pier Paolo Petrone.
L'analisi - spiega il sito - si è concentrata sui resti di oltre 300 scheletri. "Le indagini per la prima volta hanno mostrato la eccezionale preservazione di residui minerali ricchi di ossidi di ferro sulle ossa e negli strati di cenere. La presenza di questi prodotti testimonia la rapida vaporizzazione dei tessuti e dei fluidi corporei dopo la morte, a causa dell'impatto con le nubi di cenere e gas a temperature di almeno 500° C."
Lo studio, "A hypothesis of sudden body fluid vaporization in the 79 AD victims of Vesuvius", è stato pubblicato dalla rivista Plos One. Lo firmano Pierpaolo Petrone, Piero Pucci, Alessandro Avergara, Angela Amoresano, Leila Birolo, Francesca Pane, Francesco Sirano, Massimo Niola, Claudio Buccelli, Vincenzo Graziano.