Recuperare ciò che non è stato vissuto: il volto della generazione zeta

Il 45% dei giovani preferisce i negozi fisici e sembra aumentato l'interesse per gli iPod. Quella che può sembrare una controtendenza, di fronte ad un mondo pieno di innovazioni, è una risposta alle incertezze del futuro. La sfida è riconoscere i progressi della società attuale e metterli in dialogo con il racconto del passato.

Recuperare ciò che non è stato vissuto: il volto della generazione zeta
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19 Marzo 2026 - 16.47


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di Giada Zona

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E’ il recente sondaggio di Skuola.net per “Noi Distribuzione” a suggerire che il 45% della generazione zeta preferisce i negozi fisici e Axios dimostra un rinnovato interesse dei giovani per gli iPod. Consumi musicali, repost su instagram, letture e nuove estetiche dei giovani raccontano molto di questa fase. Rispetto alle altre generazioni che hanno dato il via a quelle tendenze, la generazione zeta sembra avere un desiderio quasi viscerale di recuperare ciò che non è stato vissuto. Una tendenza che, però, non deve tradursi in una visione cinica del presente; al contrario, la sfida è quella di tenere insieme le opportunità del presente e il ricordo del passato. 

Siamo di fronte a quella che può sembrare una controtendenza dei consumi giovanili: ma come, qualcuno potrebbe obiettare, abbiamo perfino il desiderio di ricercare il vecchio? La tecnologia promette accesso immediato a qualsiasi contenuto, dai modelli di intelligenza artificiale allo sviluppo di filtri estetici che eliminano le nostre imperfezioni, ma tra i giovani cresce anche il desiderio e la ricerca di autenticità; personaggi pubblici che diffondono stili di vita perfetti – dai viaggi ai corpi magri e allenati a stili alimentari salutari – forse hanno prodotto, per alcuni, l’effetto opposto. 

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Una possibile risposta sta proprio nell’eccesso di perfezione della società contemporanea, dove modelli di vita idealizzati e poi diffusi sui social media e nel discorso pubblico sono in realtà, per alcuni, estremamente difficili da realizzare, nonché noiosi da vedere e attuare nella vita quotidiana. Forse è proprio una fetta dei giovani, quella più istruita e più colta, che possiede quindi più strumenti (intellettuali e culturali) per difendersi, ad essere critica.

Considerando il potere dei media nel determinare la nostra agenda, abbiamo forse iniziato a discutere di certi fenomeni sociali che poi si sono riversati nel digitale. Ed è anche per questo che certi eventi vengono messi oggi in discussione: perché San Valentino è diventata per molti una festa da snobbare? Perché Sanremo viene in parte associato al trash? O i brand di lusso vengono percepiti come simboli di disuguaglianza?

Oggi però una parte dei giovani sembra riconoscere e rifiutare le letture di una società in parte performativa, moralista e perfezionista, nonché capitalista. E così, per alcuni, San Valentino diventa una festa commerciale, una data di per sé insignificante se non per qualche commerciante che ne ricava profitto, o indossare capi firmati diventa qualcosa da rifiutare perché punta ad arricchire grandi aziende che già, appunto, vantano di enormi capitali. Ciò che viene proposto nel mondo sociale e poi nel digitale non è mai accettato e adottato passivamente dalla collettività che invece rifiuta, si oppone, negozia, trova modi alternativi: insomma, ricostruisce un pensiero critico, senza cedere alle letture egemoniche. Ed è quello che una parte dei giovani sta tentando di fare, forse anche inconsciamente, attraverso nuovi stili di vita e nuovi consumi digitali.

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E’ poi necessario ricondurre queste nuove tendenze alle incertezze dei giovani sul futuro, causate dal cambiamento climatico, guerre, instabilità politica e crisi umanitarie. Emergenze che hanno inevitabilmente alterato le loro aspettative; forse la paura di guardare al futuro ha reso il passato un luogo più sicuro. Un momento percepito come più protetto, non perché lo fosse ma perché appare, almeno simbolicamente e almeno per alcuni, meno incerto del presente e che in quanto concluso non può essere attaccato o alterato da fenomeni futuri.

E questo alcuni giovani lo sanno e, magari, potrebbero trovare conforto in un brano di Dalla o in un vinile di Battiato; vanno ai mercatini dell’usato alla ricerca di una kodak analogica o di un libro di Pasolini dalle pagine ingiallite, o comprano sulle piattaforme come Vinted non solo perché spinti dall’ambientalismo, ma perché tendono a ricercare capi vecchi in quanto visti più autentici, più veri e alla moda, anche se può sembrare paradossale. In questo contesto il repost su instagram, che fa apparire la nostra immagine di profilo su un post, può assumere un nuovo significato: in un feed pieno di contenuti, il giovane “colto” potrebbe trasformare il proprio profilo in un archivio storico, mescolando i contenuti del passato e quelli contemporanei. 

Certamente non è una tendenza generalizzata e generale, in quanto le tendenze giovanili potrebbero richiedere diverse letture: alcuni potrebbero ammirare il passato rifiutando il presente, altri potrebbero avere una visione critica e analitica del presente riconoscendo i suoi lati positivi, altri potrebbero guardare al tempo passato solo perché, semplicemente, richiede meno impegno, e altri ancora potrebbero essere disinteressati a tutto questo. Certamente, però, il ritratto di questa generazione è incerto e difficile da delineare.

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Anche la tendenza a rappresentare solo se stessi sui social può essere causata dall’ansia verso il futuro; un modo per riflettere su se stessi, sul presente, perché rivolgere l’attenzione oltre sarebbe troppo faticoso, o meglio doloroso, per alcuni. Anche alcuni trend su TikTok, come balletti o hashtag virali, possono nascere da una percezione instabile del domani: non è infatti sufficiente guardare il testo visivo e giudicarlo per ciò che sembra ma bisogna analizzarlo, comprenderlo e scavare fino in fondo. Certo, in alcuni casi è puro egocentrismo, ma altri potrebbero rappresentare una forma di evasione, un modo per rifugiarsi nella performance individuale mentre il panorama collettivo appare frammentato.

Rifiutare il presente è certamente riduttivo, perché è doveroso riconoscere le conquiste e i progressi della società attuale; la sfida per i giovani è, quindi, riconoscere i progressi della società attuale e metterli in dialogo con il racconto del passato. In questo modo potranno recuperare consumi del passato, potranno ammirare anche l’analogico oltre al digitale, senza però dimenticare che il presente non ci propone solo uno scenario apocalittico, ma ci mette di fronte diverse opportunità che dobbiamo cogliere.

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