di Pancrazio Cardelli Anfuso
Non passa giorno che non si riprenda la polemica sull’uso del termine fascista, in modo appropriato o meno. Ora tiene banco il comico Pucci, designato per il prestigioso incarico di co-conduttore di una serata del festival di Sanremo, che rinuncia, incalzato dalla torma social che gli rimprovera battute omofobe e sessiste, vilipendio del politically correct, satira becera e altro ancora di cui non so testimoniare, non avendo mai visto all’opera il comico in questione.
Ci sono, naturalmente, contesti più importanti in cui si parla di fascismo in modo più o meno esplicito, un saluto romano da una parte, una citazione nostalgica dall’altra, l’insofferenza mostrata verso gli antifascisti in Italia e non solo. Trump ha ripetutamente tuonato contro gli antifascisti, equiparandoli a terroristi, confondendo gli attivisti antifa americani con il concetto più ampio di antifascismo e alimentando la messa in discussione dei valori fondamentali della gran parte delle democrazie europee, che hanno sviluppato il proprio progetto di democrazia sui valori dell’antifascismo, presi di mira da parte delle destre più radicali.
Ma ha senso che si parli nel 2026 di fascismo? Sarà vero che l’antifascismo è obsoleto e che va superato con un moto di riconciliazione? Proviamo a ragionare sulla base degli elementi dettati da Umberto Eco nella sua celebre lezione sul fascismo eterno, o Ur-fascismo. Si tratta di 14 archetipi in base ai quali si può riconoscere un ritorno di fiamma del fascismo, sotto sembianze diverse da quelle, già differenti tra loro, incarnate dalle dittature del secolo scorso. Secondo Eco anche una sola di queste caratteristiche può provocare l’addensarsi di una nebulosa fascista.
E a guardar bene c’è da spaventarsi: i segnali ci sono tutti. Intanto si registra, nell’incalzare dei notiziari, la riproposizione in casa nostra della criminalizzazione delle piazze cara al presidente americano. Forse dipende dai riflettori accesi per i Giochi Olimpici, forse la voglia di fare bella figura davanti a Vance e alla presenza impalpabile e fonte di polemiche di elementi dell’ICE in Italia, fatto sta che si grida al terrorismo e si annunciano provvedimenti esemplari verso tutto il mondo antagonista.
Secondo le regole dettate da Umberto Eco, abbiamo acceso la spia su Irrazionalismo e culto dell’azione, rifiuto della critica, ossessione per i complotti. Quel culto dell’azione che sta alla base della logorrea social di Trump, che si traduce poi in effetti pratici importanti: vedi alla voce Venezuela, dazi, Minneapolis, preteso premio Nobel per la Pace, millantato credito in numerosi processi di pace non del tutto definiti. Entrano in gioco, quindi, il disprezzo per i deboli, la guerra, il razzismo e l’intolleranza verso l’altro, che anche da noi vanno per la maggiore.
La frustrazione individuale e sociale, poi, tiene banco: il tema dei salari che non crescono, quello dei prezzi che aumentano, quello delle diseguaglianze sociali sono di strettissima attualità, soprattutto in Italia. Il nemico forte e debole si rintraccia nella narrazione dei conflitti, vedi Gaza descritta come reazione a un’aggressione mortale, vedi l’immigrato che costituisce sia come presenza minacciosa che come causa della decadenza dei costumi, e qui entra in gioco anche il culto della tradizione.
Del machismo non ne parliamo nemmeno, troppo scontato, visti gli atteggiamenti di Trump, i femminicidi in prima pagina, l’insofferenza e l’aggressività verso le non conformità sessuali. L’impoverimento della lingua e il rifiuto del modernismo passano un poco in secondo piano, come l’eroismo di massa: in tempi moderni sono concetti che andrebbero un poco riformulati. Anche se negli USA abbiamo visto cosa può produrre una massa opportunamente manipolata, in occasione dell’assalto al Congresso.
Insomma, la maggior parte dei 14 parametri di Umberto Eco ci dicono che il fascismo eterno è vivo e lotta come non mai per tentare di far crollare l’impianto democratico. E se Dio non sembra particolarmente interessato alle questioni terrene, e l’ordine mondiale è morto (l’ha detto pure Mario Draghi), anch’io comincio a non sentirmi tanto bene.
