Giovanni Gozzini: “Non credo che l’attentato di Mosca sia stato organizzato dallo stesso Putin”

Il docente di Storia contemporanea dell’Università di Siena, in un'intervista a tutto tondo, fornisce un'analisi sugli scenari geopolitci ipotizzabili dopo l'attacco terroristico nel cuore della Russia.

Giovanni Gozzini: “Non credo che l’attentato di Mosca sia stato organizzato dallo stesso Putin”
Il Crocus City Hall di Mosca in fiamme
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30 Marzo 2024 - 18.10


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di Lorenzo Lazzeri

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L’attacco terroristico al Crocus Hall di Mosca ha avuto come conseguenza la morte di 139 persone e più di 180 feriti. Putin, nonostante le rivendicazioni dell’Isis e la chiara matrice islamica, cerca i mandanti a Kiev, Londra e Washington. Le ripercussioni potrebbero influenzare anche l’Europa, che si appresta alle elezioni. Degli scenari ipotizzabili ne parliamo con Giovanni Gozzini, storico e professore di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Siena.

Qual è la sua opinione sulle recenti minacce di Putin verso gli Stati Uniti e la Gran Bretagna accusate di aver avuto un ruolo nell’addestrare e finanziare i terroristi? Crede che questa sua aggressività possa riflettersi sulle prossime elezioni Europee?

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Sicuramente tali affermazioni potrebbero effettivamente servire ad alimentare il livello di allerta lungo i confini europei. Certo è che le passate ma crescenti tensioni abbiano già favorito lo spostamento a destra dell’elettorato, alimentato dalla necessità di ricerca di una sicurezza interna ed esterna. Ritengo, però, che le recenti minacce potrebbero non avere un impatto immediato sulle prossime elezioni in Europa.

Considerando l’attuale scenario geopolitico, come vede le future strategie europee in risposta?

Non sarà semplice prevederle, anche se alcuni governi della destra populista si sono dimostrati più europeisti di quanto ci si aspetti. Lo dimostra il caso del Primo Ministro italiano Meloni che, in contrapposizione a Orban, persegue politiche di sostegno all’Ucraina contro la guerra d’invasione russa.

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Qual è la sua valutazione dell’attuale conflitto tra Russia e Ucraina?

Attualmente è incontestabile che la Russia abbia intrapreso una guerra di invasione contro l’Ucraina, uno Stato che non aveva posto in essere alcuna azione per giustificare tale aggressione, così come è particolarmente evidente che Putin non avesse previsto che una (così chiamata) “Operazione speciale” da guerra lampo si trasformasse in una lunga e logorante guerra di trincea.

Putin non aveva previsto nemmeno che paesi tradizionalmente restii all’adesione alla Nato come Finlandia e Svezia – quest’ultima da sempre paese neutrale come la Svizzera – decidessero di entrarvi. Tutto questo ha portato ad un’estensione dei confini della Nato nel Baltico, con una percezione, da parte di Putin e dei i suoi gerarchi, di accresciuta minaccia, costringendoli all’aumento della militarizzazione dei confini con implicito rischio di scontri capaci di innescare un’escalation.

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Ritiene possibile che l’attacco dell’Isis in Russia sia stato una manovra di Putin per giustificare ulteriori azioni militari?

Non credo che sia stato organizzato o favorito dallo stesso Putin per giustificare un ingresso ufficiale in guerra contro l’Ucraina e un ampio arruolamento di coscritti: sarebbe in contrasto con diverse logiche, sia pratiche che strategiche.

Ce lo spieghi meglio.

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Ipotizziamo due modelli di Russia: una estremamente organizzata e dinamica e un’altra “sgangherata”, “cialtrona” e ingombra di burocrazia. Nel primo scenario, quello della Russia efficiente ed efficace, in teoria Putin avrebbe potuto teoricamente organizzare un tale attacco ma, nonostante il cinismo attribuitogli che non lo farebbe esitare a sacrificare vite civili per modificare l’atteggiamento dell’opinione pubblica a favorire una coscrizione di massa, l’idea non sarebbe strategicamente molto sensata. La precedente mobilizzazione ha infatti sfruttato e attinto a prigioni, a zone remote con popolazione meno istruita e incapace di ribellarsi. Un’estensione di questo arruolamento forzato esteso alle maggiori città russe come Mosca, San Pietroburgo, Ekaterinburg, potrebbe scatenare insurrezioni, rompendo l’accordo tacito tra governo e popolazione che permette, all’autocrate di turno, di governare in cambio di una relativa pax sociale.

E nello scenario della Russia “sgangherata”?

È lo scenario più in linea e aderente alla realtà, con i servizi di sicurezza inefficienti, incapaci di prevenire un attacco nonostante le avvisaglie segnalate e con un’operazione militare prolungata, imprevista ed impopolare, che invece di indebolire ha rafforzato l’Europa e la Nato. Una situazione che ha portato la Russia verso un’economia di guerra ed un isolamento che la fa dipendere in gran parte dall’egemonia economica cinese. Pertanto l’idea che il governo russo possa aver organizzato un attacco dell’Isis per giustificare azioni militari contro l’Ucraina è quanto mai improbabile.

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Infine, come vede la posizione di Putin in questo contesto globale?

È quella di un leader intrappolato in una situazione dalla quale è difficile uscire senza subire perdite di prestigio, di potere, o della sua stessa vita, in un metaforico tavolo di poker, dove il Paese e il suo autocrate avrebbero iniziato questa partita con l’Ucraina sicuri di un esito favorevole, ma ritrovandosi subito con pessime carte in mano. La strategia potrebbe quindi consistere nel rilanciare, incrementando di volta in volta il livello di tensione cercando di guadagnare tempo, forse puntando su un cambiamento nel panorama politico internazionale. Il ritorno di Trump al potere, per esempio, potrebbe potenzialmente rimescolare le carte sul tavolo a svantaggio dell’Ucraina.

Insomma il rischio di un’escalation mondiale esiste?

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Si, è reale e crescente, perché preoccupa il fatto che Putin sotto pressione possa considerare l’utilizzo di armi nucleari tattiche, a bassa potenza, come un’opzione per ottenere un vantaggio decisivo sull’Ucraina. Questo scenario, seppur considerato remoto, porterebbe a conseguenze catastrofiche, compresa la possibilità di un conflitto armato con le nazioni confinanti per le implicazioni di una ricaduta radioattiva sul territorio di questi paesi.

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