Gianna Radiconcini, da staffetta partigiana a prima donna corrispondente dall’estero della Rai

Nascondeva il tritolo in casa barattato con i gioielli e si fingeva fidanzata dei partigiani per accompagnarli, trasportando un paniere di bombe. Nel dopoguerra diventa corrispondente Rai da Bruxelles, sempre in prima linea per le lotte di emancipazione.

Gianna Radiconcini, da staffetta partigiana a prima donna corrispondente dall’estero della Rai
In foto: Gianna Radiconcini insieme ai suoi fratelli
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22 Aprile 2023 - 17.30


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di Marcello Cecconi

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Gianna Radiconcini, romana, divenne antifascista già da ragazzina. L’affliggeva quel torpore in cui si viveva in quel ventennio, una sensazione pesante che a scuola diventava ancor più invivibile. All’età di 15 anni si sentì già di impegnarsi nell’attività svolta da un gruppo di “staffette partigiane”, dove trovò amiche del quartiere e con, grande sorpresa, una sua professoressa che comandava il gruppo.

Gianna ha più volte raccontato come teneva nascosto in casa propria il tritolo in attesa di poterlo consegnare, acquistato barattandolo con alcuni gioielli di casa. Ha raccontato anche dell’incoscienza che l’aiutava nelle operazioni assegnate, come quando accompagnava Antonello Trombadori che si spostava per Roma (faceva parte del comando dei Gap romani ndr.) fingendo di esserne la fidanzatina con un paniere sottobraccio colmo di bombe.

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Ma ciò che più emoziona dei suoi racconti è quello che riguarda la morte della donna del popolo Teresa Gullace, nella finzione cinematografica interpretata da Anna Magnani in Roma città aperta. Nel film, la popolana romana cade sotto una raffica di mitra mentre insegue il camion sul quale i tedeschi portano via il marito.

Ferme la sostanza e drammaticità dell’accaduto, i fatti reali avvennero diversamente. Teresa e centinaia di donne coraggiose si riunirono a protestare in via Giulio Cesare, sede della caserma dove, dopo uno dei tanti rastrellamenti, erano stati rinchiusi figli e mariti.

Il comando della Resistenza romano inviò Gianna e tutte le giovani staffette a sostenere la protesta. Improvvisamente, da una camionetta tedesca, fu aperto il fuoco sul gruppo di donne e Gianna vide cadere, proprio accanto a sé, una donna coperta di sangue. Era proprio Teresa Gullace e Gianna racconta “La morte mi ha sfiorato, e lì ho avuto la certezza che bisognava combattere ad ogni costo” – aggiungendo –  “È rimasta indelebile negli anni la figura di chi ha sparato. Aveva gli occhi azzurri e spaventati. Era giovanissimo. Anche io. Che tristezza: era una guerra di ragazzini, ma noi dovevamo tornare liberi”.

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Gianna è morta a dicembre del 2020, a 96 anni, ed è stata e resta una delle figure più importanti di quella indimenticabile generazione di donne che hanno vissuto gli anni della guerra nazifascista con coraggio e determinazione per poi, a guerra finita, restare in un percorso di vita in continua e vivace lotta per l’emancipazione.

La staffetta partigiana Gianna Radiconcini

Si avvicinò al Partito d’Azione dopo l’incontro con Altiero Spinelli che poi lascerà per seguire Parri e La Malfa nel Partito repubblicano. Dopo una battaglia personale in Rai riesce a diventare la prima corrispondente dall’estero donna, successo che lei dissacrava così: “Ovviamente volevo Bruxelles, alla fine fu facile, non ci voleva andare nessuno. Non avevano capito niente…”.

Questa scelta, che le impose battaglie di sofferente emancipazione personale, l’ha raccontata in Semafori rossi (2019), La Lepre Edizioni, Roma, p. 180, con eventi complicati come la separazione dal marito e la gravidanza da madre separata, con gli incubi che attanagliavano la donna preoccupata di non poter tenere il bambino; incubi appesantiti in quegli anni di grande oscurantismo. In un altro libro, Memorie di una militante (2015) Carocci editore, Roma, p. 120, ricostruisce l’ambiente intorno a una ragazzina, figlia di un cappellaio romano, che ha fatto la scelta della Resistenza.

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