Berlusconi e Vauro: nel nome di Putin si scoprono strane e antiche assonanze

L’appoggio convinto e totale a Zelensky è solo di una minoranza di italiani, che in maggioranza preferiscono, in nome di un desiderio di pace, smarcarsi dalla responsabilità del conflitto. Berlusconi e Vauro in questo si trovano d'accordo

Berlusconi e Vauro: nel nome di Putin si scoprono strane e antiche assonanze
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Marcello Flores Modifica articolo

14 Febbraio 2023 - 11.41 Globalist.it


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In molti si sono scandalizzati per le parole che Silvio Berlusconi ha rivolto a Zelensky dopo aver votato nel suo seggio per le elezioni regionali. Eppure un discorso simile – di pieno e sostanziale appoggio alla «ragione» di Putin – l’aveva provato a fare più volte, ridimensionato a preoccupazione per la pace, a tentativo di convincere l’amico russo a intavolare una trattativa, smentito quasi subito dal solito Tajani costretto a dire che l’Italia è schierata da sempre a favore dell’indipendenza dell’Ucraina.

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Berlusconi ha detto, e questo occorre riconoscerlo, quello che buona parte dell’opinione pubblica italiana pensa, almeno se si dà retta ai periodici sondaggi sul tema che vengono fatti. L’appoggio convinto e totale a Zelensky, infatti, è solo di una minoranza di italiani, che in maggioranza preferiscono, in nome di un desiderio di pace più che inevitabile, smarcarsi dalla responsabilità del conflitto e trovare qualche ragione pregressa a giustificare, almeno psicologicamente, la scelta di Putin di aggredire e occupare il paese vicino. Berlusconi, con precisa consapevolezza, sfrutta la sua età per apparire di volta in volta candido o provocatore, convinto – in parte a ragione – di riuscire a parlare sempre, come fa dal 1994, alla «pancia» degli italiani in modo diretto e brusco, lontano dalle ipocrisie del linguaggio politico e diplomatico.

A questo si aggiunge, oggi, la necessità che egli ha di smarcarsi, dentro la coalizione di governo, dalla «domina» incontrastata dell’esecutivo, di mantenere un’identità differente a Forza Italia, di mostrare la propria fondamentale presenza nella maggioranza. Le reazioni solo apparentemente indignate che nei partiti di governo hanno scatenato le parole di Berlusconi sono il segnale di come non sia ancora giunto il momento di disfarsi definitivamente della sua presenza e del suo peso politico, relegandolo però alla figura di un vecchio non del tutto compos sui che parla per amicizia (verso Putin) più che in base a un ragionamento politico.

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Non vanno sottovalutate, però, le dichiarazioni entusiaste di appoggio alle dichiarazioni di Berlusconi come quelle espresse dal vignettista Vauro (“Ha detto la verità. Lo bacerei in bocca”), espressione di una nostalgia comunista tardosovietica che pensa di vivere ancora negli anni ’70 del secolo scorso ma che trova fin troppo seguito, purtroppo, in strati della sinistra italiana compresi alcuni dei suoi intellettuali più noti.

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