Chi protesta è disposto a rinunciare al proprio comfort?

C’ è una sensibilizzazione nuova e anche segnali positivi, ma resta il dubbio che si protesti per seguire un po’ anche la moda. La stessa tecnologia sta cambiando direzione

I Fridays For Future che manifestano ai Fori Imperiali nel 2019, foto di Vincenzo Livieri

I Fridays For Future che manifestano ai Fori Imperiali nel 2019, foto di Vincenzo Livieri

redazione 15 ottobre 2021
di Vittoria Maggini

Su Pre- Cop26 si è scritto di tutto e di più. Per questa occasione, giovani attivisti di tutto il mondo si sono lì riuniti guidati da Greta, simbolo della lotta al cambiamento climatico.
 Insieme a lei c’era anche Vanessa Nakate, attivista ugandese che (forse più di Greta) vive sulla propria pelle le conseguenze di una crisi che sta devastando l'Africa con alluvioni, siccità, tifoni.

 

Comincerei da Greta, protagonista assoluta di quei giorni, che con l’oramai iconico “blablabla” si è confermata come simbolo dell’impegno ambientalista. L’abbiamo conosciuta che aveva appena 15 anni, i giovani l’hanno subito amata e sostenuta. Non si può non ammettere che sia riuscita a far discutere di cambiamento climatico più di quanto fosse mai accaduto prima. E questo, come scrive il Foglio “è un gran bene, vista la fretta che dobbiamo avere, secondo la stragrande maggioranza dei climatologi, nel combattere l’innalzamento della temperatura media globale”. Eppure, oggi che di anni ne ha 18 ed è una giovane donna, oltre a spronare all’ impegno le masse di studenti, ripete le stesse cose, prive di contenuti concreti. Questo mi porta a pensare che davvero lei sia solo un “brand ambassador” che ha poca voce in capitolo sulle decisioni.

 

Passiamo all’oggetto della polemica, il “blablabla” di cui vengono accusati i politici, che con la coda tra le gambe hanno provato a difendersi in due modi. Draghi ha provato a giustificare il “blablabla” come necessario per portare centinaia di paesi sulla stessa linea, impresa certamente dura.  Un’ altra reazione che si è generata è quella del “greenwashing” per cui i politici, perfettamente coscienti della coesione dei giovani intorno a Greta, hanno fatto a gara per farsi un selfie con lei. Una scelta discutibile che li ha portati a “tirarsi la zappa sui piedi” da soli.

 

Poi ci sono i manifestanti, migliaia di ragazzi tra i 14 e i 25 anni, accomunati dalla stessa preoccupazione: la crisi climatica.  Snocciolano slogan come “Non esiste un Pianeta B” e “Ci avete rotto i polmoni”, e che colpevolizzano le generazioni precedenti accusate di aver portato il pianeta alla deriva, mettendo a repentaglio il futuro di tutti. Vedere tanta preoccupazione, specialmente da parte dei più piccoli, lascia ben sperare (meglio parlarne che non parlarne affatto), ma mi chiedo se nel quotidiano di coloro che accusano i politici ci siano davvero solo pratiche corrette per l’ambiente, o se chi protesta sia a sua volta colpevole di un "bla bla bla".


Sarebbero disposti a rinunciare alla macchina per spostarsi? A rinunciare ai viaggi in aereo? A razionare l’acqua calda? A non buttare nemmeno un mozzicone di sigaretta per terra? Siamo sicuri di poter colpevolizzare solo le precedenti generazioni?

Un commento su “La Stampa” diceva: “Si torna al solito problema, rinnegare il progresso e tornare ai lavori manuali, ve la immaginate un’agricoltura senza trattori o mietitrebbia? Viene propagandata l'auto elettrica, ma l'elettricità come dovrebbe essere prodotta? e le batterie una volta esaurite che fine faranno?”. Mi ha fatto riflettere. Questi ragazzi si porranno queste domande? O protestano perché è la moda del momento?

Per non parlare dei soliti eccessi, come quei vandali che, di fronte alla sede dell'Unicredit in piazza Edison, hanno imbrattato con della vernice nera il cortile di fronte alla banca ed esposto un cartello con scritto "UniCredit si arricchisce con armi e petrolio". Se questo è rispetto per l’ambiente.

 

Infine, qualche mia annotazione sulla questione ambientale. La sensibilizzazione generale avvenuta negli ultimi anni è fondamentale per cominciare a correggere le nostre abitudini e combattere l’innalzamento della temperatura media globale. Anche le istituzioni sanno che il cambiamento climatico è passato dall’essere una questione marginale a diventare una priorità globale, per questo la Cop26 di novembre sarà decisiva. Su questo siamo tutti, a quanto sembra, d’ accordo.

 

La stessa tecnologia sta cambiando direzione a favore dell’Hosting Web ‘ecologici’, provider di hosting web che hanno piani sia per risparmiare che per produrre energia da fonti rinnovabili. Altri stanno sfruttando il web per promuovere azioni ecosostenibili, come la piattaforma fiorentina “Treedom”, che si occupa di ripiantare alberi nelle zone in cui il cambiamento climatico ha avuto effetti più devastanti. Oltre a questo, sono molti altri gli indici di sensibilizzazione al tema, come la moda ecosostenibile e la diffusione di mezzi eco-sharing nelle città.

 

Certo, sono piccolissimi cambiamenti, e sicuramente servirà l’intervento delle istituzioni con regole più scandite da seguire. Ma è qualcosa. Il cambiamento comincia dalle nostre scelte quotidiane, e forse il progresso, invece di essere rinnegato dagli estremisti dell’ambientalismo, potrebbe essere la chiave per trovare soluzioni più innovative per aiutare la nostra terra.