Lingue, etnia e identità: i rischi dell'ideologia identitaria

La casa editrice che pubblica le opere della poetessa afroamericana Amanda Gorman ha scartato come traduttore dei suoi testi in catalano Victor Obiols, in quanto “uomo” e “bianco”: Giusto così?

La poetessa afroamericana Amanda Gorman

La poetessa afroamericana Amanda Gorman

Maurizio Bettini 3 settembre 2021

Come si ricorderà, qualche mese fa Viking Books, la casa editrice che pubblica le opere della giovane poetessa afroamericana Amanda Gorman (resa celebre dalla sua performance all’incoronazione di Biden), ha scartato come traduttore dei suoi testi in catalano Victor Obiols, in quanto “uomo” e “bianco”: in altre parole il traduttore ideale delle opere della Gorman deve essere “donna, giovane, attivista e preferibilmente di colore”.

Per la verità era già capitata la stessa cosa a Marieke Lucas Rijneveld, peraltro vincitrice dell’International Booker Prize del 2020, attivista, ma bianca. Quando era stata incaricata di tradurre in olandese gli scritti della Gorman, c’era stata una generale indignazione, perché le opere della poetessa statunitense potevano essere tradotte solamente da qualcuno che condividesse etnia, genere e identità della Gorman. Alla fine la Rijneveld aveva dovuto rinunciare.

Posizioni del genere presuppongono una visione della “identità” così dura, così rigida, così fondamentalista, da sbarrare perfino la possibilità del dialogo fra le lingue e fra le culture. Quello che si temeva, quando abbiamo cominciato a denunciare i pericoli della “identità” (per parte mia l’ho fatto nei miei libri Contro le radici e Hai sbagliato foresta) si sta verificando.

Su base “identitaria”, ormai si afferma il principio, anzi l’obbligo, che il dialogo e lo scambio culturale si svolga solo fra gruppi o persone che condividono la stessa etnia, lo stesso orientamento sessuale, la stessa visione politica. Si nega perfino l’assioma – garantito dagli studi di linguistica e dalla millenaria esperienza degli esseri umani - in base al quale tutte le lingue sono fondamentalmente traducibili le une nelle altre. Gli uomini infatti posseggono tutti i medesimi meccanismi cognitivi capaci di produrre linguaggio, salvo che declinano diversamente (nelle migliaia di lingue esistenti sul globo) queste potenzialità.

Le lingue però, per questo motivo, restano tutte traducibili l’una nell’altra, fenomeno garantito dal fatto che gli esseri umani, come condividono tutti lo stesso DNA, condividono anche una stessa struttura dei meccanismi cerebrali. Al contrario per motivi di ideologia identitaria si nega, nel senso che si proibisce, questa libertà che la struttura del cervello umano concede a tutti noi. Sbarrare, ignorare. Che mostruosità.