Zingaretti e sardine: quando capiranno la logica dei media?

"Non comprendono che nel media village frammentato, disintermediato, destrutturato dei giorni nostri, nessuno è più in grado di stabilire con certezza cosa accadrà nel momento in cui si lancia un messaggio"

Sardine portoghesi

Sardine portoghesi

Daniele Magrini 8 marzo 2021
Triste domenica per i disperati naviganti in cerca di una smarrita rotta della sinistra che non c’è più. Tristissima, ancora una volta, perché il riverbero mediatico di un paio di avvenimenti ha cancellato ogni singulto di politica. Quelli che stanno al vertice della sinistra che non c’è più non hanno ancora capito che i media non li sanno usare. Né quelli vecchi né quelli nuovi. Perché non riescono a capire gli effetti del messaggio che intendono lanciare. Non comprendono che nel media village frammentato, disintermediato, destrutturato dei giorni nostri, nessuno – neppure la Belva social di Salvini – è più in grado di stabilire con certezza cosa accadrà nel momento in cui si lancia un messaggio. E in questo brillano, nella loro disarmante scelleratezza, sia i cosiddetti leader tradizionali che i cosiddetti leader giovani.
Due esempi: le dimissioni “social-iste” di Zingaretti e la sceneggiata al Nazareno delle Sardine.
1) Zingaretti dice in un post che si dimette, perché si vergogna del Pd, a causa delle lotte di potere interne. Il boomerang è insito nel messaggio. Un leader non si vergogna mai di ciò che dirige, sia un’agenzia immobiliare, un’orchestra o un partito. Tanto meno, un partito, perché è fatto di persone, quasi tutte lontane dall’egocentrico empireo dei capetti di corrente. Persone che magari continuano a votare Pd, nel nome della tradizione di famiglia, o perfino di valori antichi e radicati. E di cosa dovrebbe vergognarsi, Zingaretti, rispetto a questi maratoneti della nostalgia di un partito che fu? E loro, di cosa dovrebbero vergognarsi, sempre inclini – fin troppo - ad accettare le indicazioni dei capi, come Zingaretti? C’è da chiedersi perché non siano calati su Roma, a chiedere a berci al leader stanco del suo partito, di cosa loro dovrebbero vergognarsi. Ma il segretario si è dimesso solo per aver guardato nel pianerottolo delle beghe del Nazareno.
Mediaticamente l’effetto delle sue dimissioni causa vergogna intestina, non ha cementato proprio niente dentro il partito, se non la solita sollevazione pro-solidarietà verso il leader in crisi.
Eppure, ora faranno a gara a chiedergli di rimanere, quando invece dovrebbe restarsene fuori, a meditare sul peso delle parole e sulla limitatezza del suo sguardo tutto concentrato sulle angherie di Palazzo. Lo imploreranno di restare, da farisei che sanno come usare la falsità nella politica. Bel risultato, davvero, quello di Nicola Zingaretti, che poi è andato a confessarsi dalla sacerdotessa del nulla, Barbara D’Urso, che neppure una settimana fa lui stesso aveva glorificato come traduttrice della politica alla gggggente. Barbara ha gongolato e brillato come sempre di quella lucentezza falsa che solo la tv sa regalare.
2) Se questa è la miopia del leader navigato della sinistra, in questo mare pieno di sargassi, si sono inabissate anche le giovani Sardine. La premessa è che questi bravi ragazzi qualche miracolo l’avevano fatto. Quelle piazze di Bologna, di Firenze, a chiunque – come il sottoscritto – mantenga ostinatamente vivo il retaggio di una cultura di sinistra che in tanti hanno contribuito a distruggere, avevano commosso fino alle lacrime. Allora si può, mi dicevo rimirando quei volti puliti intruppati nelle piazze piene di gente nel nome dello slogan “Salvini non passerà”. E invece, dopo un anno, eccoli ad ammiccare a fotografi e telecamere, muniti di zaini e tende nella loro finta “occupazione” del Nazareno.

Pare volessero suscitare il partito ad un etico scatto di orgoglio, in un certo senso avallando la critica di Zingaretti alle abitudini di casa e quindi sostenendolo verso il rientro nel ruolo. L’effetto è stato quello di una sceneggiata. Che è diventata offensiva quando, per regalare immagini “forti”, il leader sardinista si è fatto fotografare in tenda sotto il ritratto di Enrico Berlinguer. Nella convulsa ritmica dell’informazione domenicale, social e media mainstream hanno pensato che fossero in una stanza del Nazareno. No, per fortuna del residuo Pd. Avevano ricostruito un set proprio per utilizzare la forza evocativa di un’immagine simbolica. Tanto per far pensare quello che in molti hanno pensato, da sciatti guitti di una politica che loro, vista la performance, non potranno mai rinnovare per davvero. Siamo noi, i vecchi, quelli finti, quelli pronti a recitare mille parti nella commedia della politica. Pronti a essere tonni, balene, cefali o gamberetti. Voi, i giovani, dovevate essere sardine per davvero, guizzanti, imprendibili nel vostro sogno della buona politica. Mi (ci) avete deluso. Tanto, ma proprio tanto, e adesso avremo paura di ogni pesce che si dovesse ripresentare nella nostra tormentata navigazione da orfani della sinistra.