Nell’analisi che la nostra Testata sta conducendo abbiamo preso in esame anche Il Resto del Carlino, nella fattispecie le due edizioni cartacee del 26 e del 27 ottobre. Il fine, come già spiegato, è quello di evidenziare quali sono i toni e le modalità comunicative utilizzate per descrivere quanto sta accadendo nelle piazze italiane.
La prima pagina del 26 apre sulla riconferma di Salvini come leader della Lega e sulle elezioni in Serbia. Il blocco dedicato alle manifestazioni parte dalla seconda, in cui al titolo a cinque colonne “Il piano eversivo di Siher” segue un articolo che fornisce il suo identikit e quello della moglie. Lo fa per lo più attraverso stralci del provvedimento di fermo, riportando quanto scritto sugli atti. Per tali ragioni Siher viene ritratto come un agitatore, la “mente” politica degli scontri, e viene anche ipotizzato il pericolo di fuga in quanto, come scritto dalla Pm, avrebbe dimostrato “particolari abilità e capacità di muoversi e di avere contatti e relazioni che lo potrebbero aiutare a far perdere le sue tracce”.
Viene inoltre riportato come la Procura di Genova stia indagando sulla possibilità di legami con un gruppo arrestato per finanziamenti ad Hamas. Siher viene dunque direttamente qualificato solo come un sovversivo, nell’intera paginata nulla viene detto sul suo profilo professionale. Sono in un articolo a corredo, che parla della moglie, viene brevemente citato che i due siano giornalisti.
Nella pagina seguente viene riportata la notizia sulla possibilità del coinvolgimento degli hacker russi nel sobillare gli scontri. Vengono citate le parole di Crosetto, che ha denunciato il rischio di una guerra ibrida atta a destabilizzare il governo, e la posizione critica di Trump circa le politiche adottate dall’occidente in ambito di immigrazione. Un ultimo paragrafo viene dedicato alle parole di Bruxelles, che invita alla prudenza e al momento non conferma l’ingerenza di alcuna potenza straniera.
In quarta pagina un articolo dai toni più moderati che riporta qualche posizione critica. Viene riportato il parere di Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali Italiane, secondo cui “Esiste la volontà di innalzare il livello della risposta repressiva» che “deve essere proporzionata e in questo caso vediamo che c’è piuttosto una risposta simbolica per mostrare la muscolarità da parte del governo”. Lo incalza Franco Gabrielli, ex capo della Polizia oggi cofondatore del movimento politico “Più Uno”, secondo cui “Individuare un incendiario non elimina il materiale infiammabile del disagio e della rabbia giovanile. Quel terreno richiede presenza delle istituzioni, ascolto, opportunità e responsabilità politica”. Per quanto rimanga marginale e relegata a commenti, l’esistenza di un malessere di fondo viene delineata.
L’edizione del 27 apre con l’ingresso in Manovra del prelievo su banche e assicurazioni e con la fotonotizia del ritorno di Sinner. Lo spazio dedicato alla trattazione dei tumulti è inferiore rispetto a quella riservata il giorno precedente e arriva in quinta pagina dopo il nodo sugli aiuti a Kiev e la vittoria della Lista Studentesca in Serbia.
Il blocco apre con una lettera di Matteo Lepore, sindaco di Bologna, in risposta a un editoriale. Nel pezzo, da titolo “I ragazzi e la fame di certezze. Reprimere la rabbia è debolezza”, viene sottolineata la scarsa copertura mediatica riservata alla stragrande maggioranza dei ragazzi che protestano pacificamente, oltre alle condizioni insostenibili di intere fasce sociali. Sempre sul tema segue un ulteriore articolo su Siher, titolato “I pm: La guerra di Siher”, pressappoco identico a quello del giorno precedente. L’unica differenza è l’annuncio della prossima udienza di convalida del fermo, che oggi sappiamo il gip abbia respinto. A scriverlo la stessa giornalista, che riprende in buona parte quando già detto. Non c’è altro oltre a un trafiletto sulla mobilitazione del fronte pro- Pal per la sua liberazione.
Il quadro che emerge è quello di una testata che strizza molto l’occhio alla linea comunicativa filogovernativa, ma che riserva comunque uno spazio a voci e opinioni più moderate. Alle narrazioni più polarizzate, dunque, si affiancano interventi più critici che delineano quantomeno l’esistenza di profonde motivazioni sociali a causa delle manifestazioni.
