Protestare è un diritto, il vandalismo no

Manifestare il proprio dissenso è un diritto da difendere, ma devastare negozi e distruggere i sacrifici di una vita non è mai una forma di giustizia.

Protestare è un diritto, il vandalismo no
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22 Ottobre 2026 - 21.25


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di Francesco Frati

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Protestare è un diritto, e in una democrazia rappresenta uno degli strumenti più importanti attraverso cui i cittadini possono far sentire la propria voce. Manifestare il proprio dissenso, denunciare le ingiustizie e chiedere risposte alle istituzioni è non soltanto legittimo, ma spesso necessario. Esiste, però, una linea che non dovrebbe mai essere superata: quella che separa la protesta dalla violenza e dalla distruzione. I fatti accaduti a Milano riportano al centro una questione fondamentale: si può essere contrari a determinate scelte politiche, economiche o sociali senza trasformare il dissenso in un pretesto per devastare le città. Scendere in piazza per difendere le proprie idee è un conto; spaccare vetrine, danneggiare negozi e mettere a rischio il lavoro degli altri è tutt’altra cosa.

Dietro ogni vetrina infranta non c’è soltanto un pezzo di vetro da sostituire, ma magari una storia fatta di anni di sacrifici e, in molti casi, i risparmi di una vita intera. Ci sono famiglie che dipendono da quell’attività, dipendenti che rischiano di vedere compromesso il proprio posto di lavoro e commercianti che ogni giorno cercano di resistere alle difficoltà economiche. Per chi osserva una vetrina distrutta, il danno può sembrare soltanto materiale. Per chi quella vetrina la possiede, invece, può significare giorni o settimane di lavoro persi, costi imprevisti, paura per il futuro. E tutto questo, spesso, colpisce persone che non hanno nulla a che vedere con le motivazioni che hanno portato alla manifestazione.

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Se poi, come dimostrato da vari video usciti in rete, si vedono “manifestanti” uscire da negozi di marche importanti con vari articoli di merce rubata tra le mani, ecco che la protesta perde senso nella sua totalità. Una protesta dovrebbe avere un obiettivo, un messaggio e degli interlocutori a cui rivolgersi. Quando si trasforma in vandalismo, invece, rischia di perdere la propria forza e di oscurare le ragioni, anche legittime, da cui è nata. L’attenzione si sposta dalle richieste dei manifestanti alle immagini delle devastazioni, e a pagare il conto sono spesso cittadini e lavoratori.

Un esempio di mobilitazione da cui partire è quello delle proteste dei trasportatori nel Sud Italia, causate dalle difficoltà legate ai costi del carburante e alla sostenibilità economica del lavoro. Il loro sciopero crea un importante problema ai supermercati, lasciandoli completamente senza merc. I danni causati da questa protesta sono completamente diversi da quelli materiali di Milano, e sono anche potenzialmente più efficaci nel portare a un confronto con le istituzioni, come sembra stia avvenendo.

Non si tratta di difendere le vetrine al posto delle persone, ma di comprendere che dietro quelle vetrine ci sono altre persone. Persone che lavorano, pagano le tasse, sostengono le proprie famiglie e contribuiscono alla vita delle città. Anche loro hanno diritti, dignità e ragioni che meritano rispetto. La protesta è una voce che chiede di essere ascoltata. Il vandalismo è un gesto che rischia di far dimenticare ciò che quella voce voleva dire. Per questo la distinzione deve essere netta.

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