di Maurizio Boldrini
Ciò che accade nelle scuole, nelle università e nelle piazze di alcune città italiane e più in generale in molti paesi d’Europa non ci lascia indifferenti. Abbiamo pubblicato, nei giorni scorsi, un intervento del professor Filippo Belloc dal titolo “Il grido degli studenti che non possiamo non ascoltare”. Da allora la protesta è continuata assumendo anche nuove forme. Per questo abbiamo provato, nell’ultima riunione di redazione di “Culture”, a prender posizione, a scriverci su altri articoli, a dedicarci interviste e inchieste.
La discussione è stata lunga non solo per la complessità dell’argomento ma anche perché non si è riusciti a trovare il filo unitario che collegasse le molteplici posizioni espresse. Alcuni: sono giuste, da anni la scuola è uno dei settori più maltrattati. Altri: sono giuste però mentre è giusto protestare non è tollerabile che gruppi di giovanissimi usino la violenza contro beni individuali e collettivi. Altri ancora: sono giuste perché il mondo è sempre più spaccato in due, con i pochi ricchissimi da una parte e i molti poverissimi dall’altra.
Ha prevalso la logica di scrivere ognuno quel che ha argomentato in redazione: un coro di voci in cui ognuno dirà liberamente quel che pensa di queste calde giornate autunnali. “Ognuno vada dove deve andare”, avrebbe cantato Francesco Guccini.
Ecco perché abbiano deciso di dedicare uno specifico spazio del giornale a riflessioni individuali sulla lotta degli studenti e anche ad altri temi che caratterizzano questi nostri giorni. Invitando anche altri redattori, docenti, amici e lettori a comporre con noi un mosaico di un ragionamento critico. Come primo intervento riproponiamo ai lettori quello già a suo tempo pubblicato del professor Filippo Belloc.
