Aldo Grasso: quant'è brutta questa Rai

Il perentorio giudizio del critico televisivo del "Corriere della Sera". Nel suo libro ”Cara televisione”, un ritratto di trentacinque anni di storia italiana. Se la Rai piange, Mediaset non ride.

Aldo Grasso: quant'è brutta questa Rai
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20 Marzo 2026 - 14.28


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di Manuela Ballo

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Se lo dice lui possiamo crederci: Aldo Grasso, noto critico e studioso della televisione, ha detto che siamo di fronte alla Rai più brutta di sempre.  Aveva già espresso severi giudizi sulla Rai e più in generale sulla televisione dei nostri giorni, ma non si era mai spinto ad esprimere un parere così netto. Programmi tirati via, mancanza di idee nuove, mancanza di una vera programmazione, gestione familistica. “Telemeloni” è il risultato finale di quella nefasta “lottizzazione politica” che ha sempre condizionato la vita della nostra televisione pubblica. In un’intervista concessa a Silvia Renda per HuffPost Italia, Aldo Grasso ha sostanzialmente ripetuto lo stesso giudizio che è stato ripreso e rilanciato da diversi social. Insomma, sono giorni bui per la Rai.

L’analisi più attenta dei trenta anni che ci hanno portato a questo stato di cose è contenuta nel suo volume da poco nelle librerie (“Cara televisione”, Raffaello Cortina, pp.238, euro 16) nel quale l’autore ripercorre non solo la storia di questo medium, ma anche della società italiana per com’è e per come è raccontata dallo schermo.

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Tutti i santi giorni. Il duro lavoro dello studioso, il perseverante lavoro di critico. Una follia? Lo scrive lui stesso nel libro: ”Sono trentasei anni che ogni sera guardo la televisione, che ogni mattina redigo una rubrica di critica, che ogni giorno mi confronto con Lei (le devo almeno la maiuscola). Una follia, forse, di cui però non mi pento”.

Aldo Grasso non si ferma a raccontare, come lui sa fare, il passato dei tanti sorrisi e dei tanti sberleffi. Gli applausi dei lettori e la suscettibilità di artisti in scena che è stata espressa anche in musica: Quartetto Cetra e Malgioglio, tanto per non fare nomi. Trentacinque anni sono quasi mezzo secolo e non un mezzo secolo qualsiasi, ma quello che ci ha portato dalla fine del Novecento a questi incandescenti giorni. Nulla è più come prima sia nei media che usiamo sia nella vita che viviamo. Questa traiettoria viene ben descritta nella recensione di Fabio Veronesi sul Corriere della Sera  al libro: “Ecco, anche questo è Cara televisione, il racconto dell’enorme sbornia comunicativa contemporanea. Dove la verità si è persa e comunque non la cerca più nessuno, tutti troppo impegnati a imporre la nostra opinione sulle altre, gridandoci addosso nel tentativo di scavalcarci e – senza valere – ostinatamente prevalere”.

Aldo Grasso, come aveva fatto Umberto Eco, coglie i pregi della veloce modernizzazione, ma è drastico nel giudicare alcuni aspetti della Rete. E scrive: “Adesso, grazie ai social, vige solo la presunzione di sapere. La deriva bulimica del web produce un eccesso di informazione che crea solo pressapochismo, arroganza, intolleranza: siamo tutti di un’ignoranza wikipedica. Anneghiamo in un mare di “conoscenza negata”, e ci rifiutiamo di saperlo”.

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Non c’è nel libro solo una serrata critica in modelli sbagliati, ma una voglia di guardare avanti. Oltre questa brutta Rai. Oltre questa brutta televisione. Sì perché se “Atene piange, Sparta non ride” cioè se la Rai (Atene) è un cattivo servizio pubblico, Mediaset sta ormai consumando le logore formule che ne furono un tempo la sua fortuna: il “Grande Fratello Vip”, “L’Isola dei famosi” e tanti formati logorati dal tempo e dal mutare dei gusti. 

Un libro da leggere e da far leggere, quello di Aldo Grasso, ai televisionari e a chi si occupa di media e comunicazione.

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