L'astronauta in Ucraina: le capacità profetiche della pubblicità

Il filmato dei primi anni 90 mostra un astronauta Russo che atterra in Ucraina. Riguardava la vendita dell’Atlante Geografico De Agostini

L'astronauta in Ucraina: le capacità profetiche della pubblicità
"L'Ucraina è Ucraina"
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5 Marzo 2022 - 12.45


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di Giovanni Manetti

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Giovanni Manetti

Potrebbe sembrare impossibile, e anzi paradossale, ma talvolta la pubblicità manifesta delle capacità profetiche che ci stupiscono. Forse non molti, ma sicuramente alcuni non più giovanissimi spettatori della televisione si saranno ricordati durante questi terribili giorni della guerra (anche se sarebbe più corretto dire “aggressione”) della Russia verso l’Ucraina di uno spot trasmesso dalle reti televisive nei primi anni novanta, in cui un astronauta russo atterra in Ucraina, appunto, alla conclusione della sua missione spaziale. E non in un luogo qualunque, ma in un pollaio. Richiamata dal trambusto dell’atterraggio si fa avanti una contadina che, per niente spaventata dall’evento insolito, ponendosi le mani sui fianchi, come colui al quale è stata minacciata la quiete ed è pronto a sfidare l’intruso, pronuncia una frase, tradotta dai sottotitoli come “Che cavolo succede?!”.

A questo punto c’è una scena veramente teatrale. L’astronauta, uscendo dalla navicella si toglie il casco e, noncurante dell’umiltà del luogo, anzi pieno di un afflato patriottico, grida “Madre Russia!”; poi si inginocchia in un atto di solenne e nazionalistica religiosità. Il contrasto tra i due personaggi non potrebbe essere più acuto. La passione e l’entusiasmo un po’ candido dell’astronauta e la razionalità un po’ scettica e ruvida della contadina.
Ma qui viene il punto fondamentale. Quest’ultima, noncurante della solennità delle parole dell’astronauta, gli replica prontamente: “Ma che Russia e Russia. Questa è Ucraina!”.

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L’astronauta ha un attimo di turbamento, indiziato dal mutare della sua mimica facciale, che si fa interrogativa e un po’ attonita, mentre replica: “Ma l’Ucraina è Russia”. La contadina tira dritto nell’esecuzione delle sue faccende e controbatte implacabile: “L’Ucraina è Ucraina”. L’astronauta comincia a essere seriamente scosso nelle sue certezze, e cerca una controprova che possa tranquillizzarlo. Così chiede: “Di qua Cecoslovacchia, Praga?”. Ma la contadina infierisce ribattendo: “Di qua Slovacchia, Bratislava”.

Lo spot, reclamizzava la distribuzione in edicola dell’Atlante Geografico De Agostini e aveva come slogan “Ne sono successe di cose negli ultimi anni. Per questo il Corriere della Sera vi regala il nuovissimo Atlante d’Italia e d’Europa”, si conclude con un ‘ultima scenetta del povero astronauta in piena crisi di identità, con il figlio della donna e con una gallina, alla quale, tenendola sulle ginocchia, chiede sconsolato: “Tu gallina?”.

L’interprete maschile dello spot era un giornalista vero e proprio, e la storia aveva un curioso precedente. Come si sa, il 25 dicembre del 1991 Michail Gorbacev si era dimesso da Presidente dell’Unione Sovietica e aveva conferito tutti i poteri a Boris Eltsin, che diveniva così Presidente della Russia. Il giorno successivo si disciolse ufficialmente l’Urss e l’atto fu ratificato nella notte tra il 31 dicembre 1991 e il 1 gennaio 1992. Esattamente un mese prima, il primo dicembre 1991, un referendum svoltosi in Ucraina aveva decretato, l’indipendenza di quello stato, con il 90% di preferenze.
Lo spot era stato realizzato nel 1994 dall’agenzia TBWA ed era uscito nel 1995, giocando su un fatto realmente accaduto. Infatti nel maggio del 1991 l’astronauta Sergei Krikalev aveva decollato dalla stazione di Baikour in Kazakistan, allora parte dell’Unione Sovietica, diretto, con una missione ordinaria, verso la stazione orbitante MIR. I fatti relativi alla dissoluzione dell’URSS avevano creato dei problemi per il suo ritorno sulla terra, in quanto si erano dissolti anche gli organi ufficiali deputati alle decisioni relative a lui.

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Finalmente il 25 marzo 1992 Krikalev riuscì ad aggregarsi ad un’altra missione di rientro che era già stata programmata e, indossando ancora la tuta spaziale con la scritta CCCP, mise di nuovo piede sul suolo del Kazakistan, nel frattempo divenuto autonomo.
A volte la pubblicità sfrutta genialmente certi fatti della cronaca, che, per un curioso accavallarsi di coincidenze, divengono poi storia e talvolta, come in questo caso, assurgono al ruolo di meme o di ciò che, sempre genialmente, Roland Barthes aveva chiamato “Miti d’oggi”.

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