L’assessore Sacchi: «La cultura rinasce solo con una grande regia pubblica»

Il responsabile alla cultura di Firenze ha firmato un appello al governo con undici colleghi per salvare il settore. E ha un’idea per gli spettacoli nei teatri storici

Tommaso Sacchi. Foto Irene Santoni

Tommaso Sacchi. Foto Irene Santoni

redazione 29 aprile 2020
di Stefano Miliani

Con altri undici omologhi di altrettante città (sotto l’intervista trovate l’elenco dei nomi) con giunte per lo più di centro sinistra ma anche Cinque Stelle e centro destra, l’assessore alla cultura, alla moda e al design del Comune di Firenze Tommaso Sacchi è in prima fila nel reclamare un impegno diretto dello Stato in una rinascita per la cultura post-Covid19. Con i colleghi ha firmato una lettera-appello al governo e di suo propone una via per la storica sala della Pergola che potrebbe applicarsi ad altri teatri storici i teatri all’italiana, ovvero allestire spettacoli nella platea lasciando gli spettatori nei palchi.
Nato a Milano nel 1983, cresciuto nell’adolescenza a Invorio nel Novarese, laureato in Scienze della comunicazione all’Università Statale di Milano, Sacchi si è occupato di organizzazione culturale fin dal 2011 nella città d’origine, dove insegna al Politecnico di Milano, e a Firenze dove cura la “macchina” dell’Estate fiorentina dal 2015. È assessore della seconda giunta guidata dal sindaco Pd Dario Nardella dal 2019.

Assessore, la cultura rischia di non potersi rialzare dal Covid19. Negli anni ’30 gli Usa di Roosvelt dettero lavoro e incarichi a qualche decina di migliaia di artisti. Non ci si risolleva senza la mano pubblica anche se il pubblico, inteso come ente, è stato a lungo denigrato a favore del privato?
Ad altri undici assessori e a me il tema è molto chiaro. Fin dal primo decreto sull’emergenza sanitaria abbiamo creato un confronto con il governo, con il ministro ai beni culturali Dario Franceschini e con il Segretario generale del Mibact Salvo Nastasi, affinché il mondo dell’industria culturale abbia un ruolo importante nello schema di ripartenza del paese. A mio avviso nel primo famoso “dpcm” sui primi 25 miliardi del “Cura Italia” la cultura è presente: possiamo discutere su quanto e quale tipo di supporti però il lavoro culturale è stato giustamente incluso come un capitolo di immediata urgenza. Quindi esprimo soddisfazione per le misure a supporto dei più fragili, dai 600 euro per i lavoratori dello spettacolo nel decreto del Mibact ai 130 milioni aggiuntivi extra Fus (il Fondo unico dello spettacolo, ndr) ai 20 milioni per le persone del settore che non avevano supporto dal ministero. Mi sono molto attivato anche per i soggetti più fragili come i lavoratori intermittenti, le persone a chiamata, che hanno meno garanzie. Da un lato questo c’è.

Dall’altro lato?
Dall’altro è necessario richiedere, e non risparmierò voce, penna e minuti, un versamento a supporto di una situazione senza precedenti anche dal punto di vista socio-economico. È di estrema emergenza un versamento correlato alla spesa culturale: è fondamentale che il Governo si attivi con il famoso decreto “Cura Comuni” chiesto dall’Anci, dai sindaci e non ultimo dal sindaco Nardella. Come amministrazione noi perdiamo circa 150 milioni. La preoccupazione è grande. Non smetto di chiedere un fondo che ridia la possibilità di riaprire musei, biblioteche e teatri con economie che oggi non ci sono. Non voglio fare variazioni di bilancio ma se non entrano economie a supporto rischiamo un default.

La domanda resta: la mano pubblica deve sostenere la cultura che non può sopravvivere con il mercato attuale?
Al Comune di Firenze abbiamo investito molto sulla cultura. Abbiamo otto musei civici, da Palazzo Vecchio che in tempi di salute ha 870-900mila visitatori l’anno al Museo del ‘900 e dell’arte contemporanea che inaugura insieme tre o quattro mostre al Bardini che pur con le sue preziosissime opere vede entrare un fiorentino su trecento. Faccio questi esempi perché credo fortemente nel modello Firenze di un investimento pubblico in primissima linea. Aggiungo l’Estate fiorentina, progetto del quale mi sono occupato da vicino negli ultimi sei anni: dai 250mila euro di risorse di allora siamo passati a un milione. Qui il pubblico scommette, investe e dà fiducia al terzo settore culturale, al mondo più indipendente. Quindi credo che l’ente pubblico debba e avrà avere un ruolo nel ricostruire un sistema diventato virtuoso che ha permesso a Firenze di arrivare tra i primi negli indicatori europei per vitalità culturale. Sono d’accordo: dovremo raggiungere risultati con una grande regia pubblica, non lasciando in mani private la cultura, anche se con l’Art Bonus abbiamo restaurato la Fontana del Nettuno di Bartolomeo Ammannati in piazza Signoria grazie a una grande casa di moda.

L’Art Bonus è la misura fiscale che permette a un privato di dedurre il 65% di un contributo a un restauro pubblico: nel vostro documento chiedete di estenderlo al di là delle opere d’arte e dei monumenti.
L’Art Bonus è una misura lungimirante e acuta, ha avvicinato molti privati all’aiuto delle politiche culturali. Noi proponiamo di estenderlo a tutte le categorie della cultura, anche perché mette insieme il pubblico e il privato, seppur ognuno con il suo ruolo, negli sforzi per giovare la comunità.

Da presidente della Fondazione Teatro della Toscana in un’intervista a Repubblica fiorentina ha parlato di “un teatro con platea a scomparsa, una sala con uno spazio scenico più ampio che si verrebbe a creare tra palcoscenico e platea”. È in corso un dibattito su tutto il territorio su come riprendere gli spettacoli nei teatri.
In quell’intervista ho detto di candidare Firenze a città laboratorio di idee per la ripartenza. Formulare idee vuol dire trovare formule da sottoporre alle autorità governative, sanitarie e di pubblica sicurezza. La proposta sulla Pergola risale alla conformazione del primo teatro italiano del mondo: i palchi sono molto sicuri, non hanno il problema della prossimità con altre persone se non con chi viene insieme a te. Proporrò alle autorità di rimuovere temporaneamente la platea, che alla Pergola può essere rimossa, trasformandola in luogo scenico per performance, danza, monologhi. Con due persone a palco per 75 palchi potremmo arrivare a 150 spettatori.

Infine: non è necessario cambiare il modello delle città votate in gran parte al turismo, diventate dei turistifici, come il centro storico di Firenze o Venezia? Il centro è svuotato dei suoi abitanti, è difficile viverci, e puntare sul turismo è anche economicamente pericoloso: basti vedere il vuoto di queste settimane.
Credo che le proposte inserite nel Piano urbanistico, che non è una mia delega, vadano in questa direzione che condivido. Il sindaco Nardella ha tra l’altro proposto incentivi per la vita in centro. È il momento di accelerare il ripensamento delle funzioni del centro cittadino: il tragico contesto del Coronavirus permette a chi amministra le città di pensare a nuove forme di vivere i nostri certi urbani, è una necessità.


I dodici assessori che hanno firmato il documento inviato al governo (nell’ordine alfabetico del cognome):
Luca Bergamo, vicesindaco con delega alla Crescita Culturale - Roma
Adham Darawsha - assessore alla Cultura del Comune - Palermo
Filippo Del Corno, assessore alla Cultura - Milano
Eleonora de Majo, assessora alla Cultura e al Turismo - Napoli
Barbara Grosso, assessora alle Politiche Culturali, dell'Istruzione, per i Giovani - Genova
Francesca Paola Leon, assessora alla Cultura - Torino
Matteo Lepore, assessore alla Cultura e al Turismo - Bologna
Paola Mar, assessora al Turismo, Toponomastica, Decentramento e Municipalità - Venezia
Paolo Marasca, assessore Cultura, Turismo e Politiche Giovanili - Ancona
Ines Pierucci, assessora alle Politiche Culturali e Turistiche - Bari
Paola Piroddi, assessora Cultura, Spettacolo, Verde Pubblico e Benessere Animale - Cagliari
Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura - Firenze