Vittoria Garibaldi: «Umbria terra di pace e San Francesco, fermiamo chi predica l’odio»

La storica dell’arte in lista con Bianconi, candidato alla Regione per Pd e M5S. «Coniughiamo cultura e turismo anche per dare lavoro ai giovani. E bisogna ricostruire i borghi terremotati»

Vittoria Garibaldi presso la chiesa di San Matteo degli Armeni a Perugia

Vittoria Garibaldi presso la chiesa di San Matteo degli Armeni a Perugia

redazione 15 ottobre 2019
Stefano Miliani

Nell’Umbria «terra di San Francesco e di valori anche spirituali» non devono passare le parole dell’odio verso chi è diverso e tanto meno chi pratica «l’imbarbarimento del linguaggio». Fondamentale  nella regione è prestare cura e attenzione alla cultura, all’arte del territorio, al turismo, per dare lavoro. E ricostruire i borghi terremotati. Per queste ragioni, non solo per queste ragioni, la storica dell’arte Vittoria Garibaldi ha deciso di correre alle elezioni della Regione Umbria del 27 ottobre nella lista "Bianconi per l'Umbria" di Vincenzo Bianconi, il candidato scelto da Pd e M5S.
Già direttrice della Galleria nazionale d’arte moderna di Perugia ricca dei suoi Piero della Francesca e Perugino, già soprintendente ai beni artistici nella regione, autrice di più studi e ricerche, discendente di “quel” Garibaldi, Vittoria Garibaldi si è candidata nella lista civica “Bianconi per l’Umbria” per battere il centro destra e in primo luogo la Lega.
Donna al forte senso civico e di carattere, tra vari appuntamenti Vittoria Garibaldi mercoledì 16 ottobre alle 18 all’albergo ristorante La Rosetta in piazza Italia 19 a Perugia discute di “Economia per la Cultura: un nuovo patto per lo sviluppo” con Luca Ferrucci, docente di economia a management delle imprese all’università perugina. Coordina l'incontro Anna Lia Sabelli Fioretti.

Specialista del periodo rinascimentale, del Perugino, già in posizioni apicali nel ministero dei Beni culturali, ha diretto la Galleria nazionale dal 1988 al 2011, di cui ha pubblicato il primo di più volumi del catalogo completo, ha seguito i beni culturali in Umbria e in particolare nella Valnerina dopo il terremoto del 1997. È nata nel 1950 a Roma e a maggio ha pubblicato una raccolta di articoli sulle chiese e i monumenti terremotati dal 2016, Un patrimonio ferito. La Valnerina (Edizioni Orfini Numeister, 336 pp., € 25,00, foto di Bernardino Sperandio). Un libro toccante e drammatico per come testimonia quante chiese o complessi monumentali sono crollati o attendono la ricostruzione.

Vittoria Garibaldi, perché ha scelto di candidarsi nella lista di Bianconi?
Non potevo più stare zitta, è una forma di non civiltà, la situazione è grave. Vediamo un appiattimento totale sui valori in cui abbiamo creduto, non c’è capacità di critica. Chi come me ha lavorato nel mondo della cultura non può stare ferma. Poi forse è un po’ nel mio dna, è scattato il senso civico.

Si avverte il “pericolo Lega” che può prendere una regione con un’altra tradizione.
C’è timore a sentire parole dove si perde identità stessa dell’Umbria. Questa è la terra di San Francesco, di San Benedetto da Norcia, di una spiritualità in rapporto stretto con il territorio, esistono valori anche spirituali. Mi sono candidata perché ho sentito una ribellione dentro me contro questa superficialità, contro l’imbarbarimento del linguaggio.

Un esempio?
Basti pensare al gesto più eclatante: la presenza di simboli religiosi usati a fini elettorali da politici di rilievo. Uno può essere di fede o meno ma non si può usare Buddha o Cristo a seconda di quanto conviene: trovo che non si rispettino dei valori fondanti. L’Umbria è terra di pace, è la terra del pacifista antifascista Aldo Capitini (1899-1968, ndr) che ha speso la vita per la pace, qui c’è il mondo francescano, qui si svolge la marcia della pace. E qui si parla di odio verso il diverso? Questa terra ha una sua specificità, è sempre stata vista per la sua ricchezza di culture e tradizioni, pertanto avverto la necessità di partecipare.

La cultura, solitamente trascurata nelle campagne elettorali, per Bianconi conta?
Il fatto che mi abbiano chiamato come persona competente nella cultura è segno che ne viene riconosciuta l’importanza. A quanto so è la prima volta di un programma elettorale con un programma specifico sulla cultura. Vincenzo Bianconi al riguardo è stato molto illuminato. È un’occasione da non perdere.

In che modo?
Pensiamo ai tantissimi giovani professionisti della cultura che lavorano o sono senza lavoro, trentenni e quarantenni che forse possono essere compresi come futuri operatori di uno sviluppo anche economico in grado di dare a loro una svolta professionale e al territorio una potenzialità nell’aiutare l’economia della regione.
Il mio slogan è “la cultura è ricchezza”: è ricchezza di valori ma è anche motore per il nostro territorio. La storia ci insegna che se c’è economia con un minimo di ricchezza questo produce arte e sviluppo: dobbiamo partire da lì. Sono una storica a tutto tondo però ho sperimentato su mia pelle quali effetti possano avere iniziative di impatto mediatico. La storica mostra sul Perugino (nel 2004 nel capoluogo umbro, ndr) richiamò 400mila visitatori quando l’Umbri ha 800mila abitanti. Accadde perché l’iniziativa era legata al territorio. Perciò occorre rivalutare le specificità e i valori di questa piccola regione. Cultura e turismo vanno collegati e indirizzati, senza finire nello sfruttamento, vanno gestiti bene. Come dice giustamente Dario Franceschini il ministero dei beni culturali è uno dei più importanti anche economicamente.

Al riguardo qual è la sua linea per la sua regione?
Ho buttato giù un programma che consideri gli ambiti territoriali diversi: ognuno ha una specificità particolare e tutti vanno trattati nello stesso modo, mentre spesso si è visto un trattamento diverso tra Umbria del nord, del sud e del centro come se ci fossero zone privilegiate. Invece ogni zona va valorizzata, messa in rete e da lì parte promozione, come la comunicazione che è completamente mancata. La cultura deve tornare a essere punto di partenza per aprirsi all’esterno, sul fronte nazionale e su quello internazionale. E qui torniamo ai giovani che hanno bisogno di lavorare, anche nel digitale.

Lei ha da poco pubblicato in un libro una raccolta di articoli scritti per il Corriere dell’Umbria sui monumenti della Valnerina come Norcia e la sua basilica. La ricostruzione procede fin troppo lenta, no? Quando procede, soprattutto quella civile …
Purtroppo è la verità. Dopo il terremoto del 1997 le condizioni erano diverse: i danni furono molto inferiori, ma era molto più semplice intervenire. Con i nuovi modelli adottati i centri di decisione sono troppi per cui diventa molto più difficile intervenire. Io non sono più direttamente in campo ma so di grandissime difficoltà nelle autorizzazioni e quant’altro. Dal punto di vista politico dobbiamo assolutamente semplificare e fare in modo che finanziamenti arrivino: è impensabile che dopo tre anni ci siano ancora chiese completamente crollate e dove non è stato possibile entrare. Penso alla chiesa della Madonna di piazza a Campi, vicino a Norcia. Nel libro ne parlo: furono fatti restauri per i cicli affreschi, è su in paese ed è un mucchio di macerie. È una perdita del patrimonio culturale davvero rilevante e lo si sta dimenticando. È stato fatto molto per mettere in sicurezza cicli pittorici e chiese, dove possibile le opere sono state rimosse ma i danni sono superiori a quelli di un bombardamento. Inoltre che siano crollate tutte le chiese di Norcia, tutte le chiese di Campi, innanzi tutto pone problemi a livello strutturale su come intervenire sapendo che ogni 20 anni si verifica un terremoto. È una perdita enorme e oltre tutto si perdono i turisti e si perdono gli abitanti: i borghi sono spopolati, non c’è nessuno. Quando ho fatto il giro per il libro i borghi erano tutti “zone rosse”, intorno a Preci le “zone rosse” erano 18. Qualcosa ora cambia ma molto lentamente. La Valnerina è una zona magica, nel libro ho descritto le storie legate alle chiese che sono concentrati di storia e della vita di chi ci ha preceduto: in quei luoghi è come un film dove vedi uno spezzone che ridà quel senso di valori che non dobbiamo perdere.