Erdogan sommerge l’antica città di Hasankeyf in zona curda

El País: nella Turchia sud-orientale una città con 12mila anni di storia finisce sott’acqua: poco si salva. Europa Nostra aveva denunciato il disastro anni fa

Hasankeyf com’era

Hasankeyf com’era

redazione 22 agosto 2019
Lo scrive in bel servizio Andrés Mourenza pubblicato dal País questo lunedì: la Turchia sta letteralmente sommergendo una città con 10mila anni se non 12mila di storia sotto l’acqua per la costruzione di una diga per la produzione idroelettrica: Hasankeyf, cittadella con minareti, case, tunnel e viuzze medioevali in un’ansa lungo il fiume Tigri, cittadella attestata remoti fin dalla fondazione in epoca mesopotamica. Contro questo scempio in passato ci sono state proteste e azioni, anche in Italia contro un istituto bancario che supportava la costruzione della diga.

La cittadella nel sud est dell’Anatolia, nel Kurdistan curdo, era un gioiello quasi raccolto, con stradine che si inerpicavano sulla roccia, minareti, moschee, chiese. Un tempo d’estate si poteva pranzare in piccoli ristoranti consumando pesce e con i piedi a pelo d’acqua per rinfrescarsi nella calura. A breve, riferisce Mourenza, l’acqua coprirà questo tesoro.

Nonostante da anni e anni si siano levate proteste, Ankara non ha mai ascoltato chi chiedeva una sospensione o un ripensamento. Hasankeyf è come una sorta di castello naturale sulla roccia che sale fino a un centinaio di metri rispetto al livello del fiume: ha minareti, resti di chiese, hamman, tombe, un mausoleo turcomanno con «decorazioni di azulejos che ricordano l’architettura di Samarcanda», ricorda il reporter spagnolo.

In sostanza, un patrimonio culturale strepitoso, un sito archeologico e architettonico di grande bellezza che il governo turco dichiarò area di conservazione nel 1981 ma non ha potuto candidarlo ai siti Unesco. «Nei prossimi mesi rimarrà coperto dall’acqua del serbatoio di Ilisu», scrive ancora il quotidiano spagnolo.

La centrale idroelettrica è costata più di 1.500 milioni di euro. Che l’invaso si sta riempiendo a decine di chilometri da Hasanekyf, riporta il País, lo hanno scoperto gli attivisti di “Keep Hasankeyf Alive” esaminando immagini satellitari. Il governo turco prevedibilmente non ama le notizie sull’argomento. Il ministero dell’Agricoltura e dei Boschi in una nota assicura che «tutti i lavori connessi alla proprietà culturale sono gestiti insieme a esperti nazionali e internazionali in accordo ai principi di conservazione internazionale. La diga di Ilisu farà rivivere la storia e Hasankeyf erediterà un gran lascito, si convertirà in una destinazione culturale e turístico». «Né il ministero della Cultura e Turismo né la prefettura di Hasankeyf hanno risposto alle domande del País», mette nero su bianco Mourenza.

Alcuni dei monumenti principali, come i mausolei di Zeynel Bey e dell’imam imán Abdullah, un hamam, sono stati trasferiti alla nuova Hasankeyf, a due chilometri dal sito originale, sempre lungo il Tigri. «Però in tutto Hasankeyf ha elencato 550 edifici, monumenti e siti di interesse culturale di cui la metà finirà sott’acqua mentre la cittadella rimarrà appena sopra le acque».

L’associazione Europa Nostra, corrispondente a Italia Nostra, nel 2016 indicava il sito tra i sette più a rischio e ha fatto appello al Parlamento Europeo affinché provi a fermare il governo di Erdogan. Tuttavia, avverte Mourenza, le conseguenze non saranno solo sul patrimonio culturale: l’invaso coprirà 300 chilometri quadri di territorio obbligando a trasferire tra le 15 e le 20mila persone a partire dai settemila abitanti di Hasankeyf. Altre fonti parlano di 20mila, 50mila o più sfollati. Qualche mese fa Erdogan ha dichiarato che i lavori della diga terminavano entro giugno e sarebbe iniziato l’allagamento delle aree interessate, scriveva Francesca Salvatore sul sito Tpinews. Le peggiori previsioni si stanno avverando. L’essere in territorio curdo purtroppo non aiuta a salvare Hasankeyf.

L’iniziativa Keep Hasankeyf Alive