Sandro Veronesi: «Migranti in mare, la cultura non è neutrale»

Parla lo scrittore e uno dei promotori dell'appello "Non siamo pesci": «Non c'è indifferenza. Migliaia di adesioni anche dallo spettacolo, da chi non ti aspetteresti, da tante persone»

Sandro Veronesi

Sandro Veronesi

redazione 28 gennaio 2019
Stefano Miliani

Nelle ondate di antisemitismo della prima metà del '900 e con le leggi razziali fasciste del 1938 la maggioranza degli intellettuali non si schierò contro. Non aderì magari ma neppure si pronunciò con voce avversa. Certo c'era il fascismo ed era pericoloso. Senza tracciare immediati parallelismi, molti esponenti della cultura e dello spettacolo non stanno alla finestra a guardare misfatti come il lasciare navi cariche di donne, bambini e uomini in mare impedendo loro l'attracco in Italia e hanno messo il loro nome all'appello «Non siamo pesci» (clicca qui per l'appello) per aprire una commissione d'inchiesta parlamentare e «offrire un porto sicuro a Sea Watch)» (clicca qui per la notizia).
«Non aderisce soltanto la cultura, sono arrivate migliaia di adesioni da ogni parte della società sia artisti sia le "persone comuni" come si dice», puntualizza al telefono lo scrittore Sandro Veronesi, uno dei promotori con Luigi Manconi e con il collettivo #corpidell'appello #corpi, insieme al sito web A buon diritto e ai Radicali affinché il Parlamento istituisca una commissione d’inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo. L'autore di romanzi come Caos calmo, il sorprendente (per la narrativa italiana) XY , Terre rare, come i racconti Baci scagliati altrove puntualizza come il raggio della condivisione sia più vasto prima di andare all'appuntamento davanti a piazza Montecitorio, alle 17 di oggi.
«Non siamo pesci» è la frase ripresa da una donna fuggita dal Congo in conflitto interno permanente mentre era sulla nave Sea Watch.

Si può dire che la cultura non sta a guardare?

Veramente non stava neanche prima a guardare. In questo caso si è molto ampliata l'adesione. È un argomento emotivo più che politico: le persone muoiono affogate sotto i nostri occhi, non c'è nemmeno da mettere in un punto chiaro la propria identità politica rispetto a chi abbiamo vicino. Si amplia lo spettro e anche dalla cultura vengono molte voci che insieme si sentono raramente. Intendo dal mondo cattolico, dalla sinistra, da chi non parla mai. Rimarco la presenza molte persone che hanno da perdere perché celebri e non schierate: ci hanno messo la firma, si sono esposte, i giornali riprendono nomi come Ficarra e Picone al Mago Forest che non ti aspetteresti e sono in prima fila. Si tratta di una operazione di profilassi morale prima che politica.

Respingere i migranti e lasciare in mare almeno non genera indifferenza.

Più insistono con queste politiche scellerate dei porti chiusi più spariranno quelli di mezzo. Basta andare su Facebook o Twitter per vedere coloro che dicono "buon appetito ai pesci" e manifestano disprezzo sia verso i naufraghi sia verso chi li porta. Però allo stesso tempo si mobilita un gran numero di persone in senso opposto.

Non si può stare nel mezzo quindi?

No, non si può essere equidistanti e neutrali. Naturalmente questo è un episodio, è un passo, ma comincia a esserci un episodio al mese non rimarrà nessuno che non si schiera.