Venezia con tassa d'ingresso. Bene per Strinati, «mostruosa» per De Lucia

Chi va in laguna dovrà pagare una quota: per lo storico dell'arte Strinati serve ma non ferma le "grandi navi", per l'urbanista De Lucia riduce la città a Disneyland

Turisti a piazza San Marco a Venezia. Foto Ste. Mi.

Turisti a piazza San Marco a Venezia. Foto Ste. Mi.

redazione 31 dicembre 2018
Stefano Miliani

A Venezia il Comune farà pagare una "tassa di sbarco" fino a un massimo di 10 euro a tutti i turisti di passaggio per un giorno, quindi a chi non alloggia per almeno una notte in città (e oggi che paga un sovrapprezzo fino a un massimo di 2,50 euro a notte) come contributo di soggiorno. La misura è nella Legge di bilancio per il 2019 appena approvata e si inserisce nel solco di una "tassa di sbarco" introdotta nel 2015 per alcune isole. Il sindaco Luigi Brugnaro chiedeva da tempo il provvedimento e ha chiarito che la nuova tassa diventerà effettiva dopo l'approvazione di un regolamento del Comune.
La nuova tassa per chiunque arrivi anche via terra ha un obiettivo: far pagare i servizi anche ai turisti "mordi e fuggi" in una città ormai votata esclusivamente o quasi al turismo e dove non si contano gli ingorghi di turisti nelle calli più battute lungo tragitti come tra il ponte di Rialto e San Marco.
Il contributo di sbarco potrà variare a seconda dell'alta o bassa stagione turistica e, per chi arriva in aereo, bus, treno o via mare, verrà inserito nel biglietto e la società di trasporto dovrà poi versare la quota al Comune: probabilmente dovranno pagarlo anche i crocieristi. Verranno invece esclusi dalla tassa residenti, pendolari e altre categorie.
Il provvedimento suscita discussioni e pareri radicalmente diversi: dallo storico dell'arte Claudio Strinati che approva ma critica la dimenticanza sulle "grandi navi" alla bocciatura dell'urbanista Vezio De Lucia. 

Lo storico dell'arte Strinati: favorevole ma si dimenticano le "grandi navi"
Claudio Strinati, storico dell'arte,  soprintendente per lunghi anni a Roma, studioso e curatore di mostre, approva la tassa ma è critico perché ritiene che non sia stato affrontato un problema chiave, quello delle "grandi navi" che ancora giganteggiano nelle acque di Venezia con plurimi effetti dannosi alla città.
«Sulla misura in sé sono d'accordo - dichiara a globalist.it - perché è sacrosanto che chi va a Venezia dia un contributo minimante importante per la sua salvaguardia». Ma così non si tradisce l'idea e la vita della città come luogo aperto a tutti? «Il problema è che Venezia è diversa da qualunque altra. Vi si arriva con una sorta di stranezza rispetto a qualunque altra città, non circolano auto private, chiunque in qualsivoglia città spende, è pregevole da avere una configurazione unica, ha un ingresso e un'uscita obbligata e questo può giustificare che sia tratta in modo in speciale».
«Sulla misura sono d'accordo però - avverte - non risolve il problema dell'afflusso delle persone dalle "grandi navi". Forse potrà mitigarlo, ma una tassa del genere non può ridurlo. Il vero problema sono a dire il vero le grandi navi in sé». Questi colossi che svettano sul Canale superando in altezza i tetti per Strinati «non dovrebbero assolutamente circolare nella zona della laguna e vedo che non si vuole considerare l'ipotesi di eliminarle del tutto: eppure costituiscono veramente un pericolo oltre che una nota dissonante in un ambiente del genere».

L'urbanista De Lucia: una mostruosità, si fa Disneyland
Invece Vezio De Lucia, napoletano, urbanista, uno degli italiani che più ha riflettuto sui centri urbani, definisce la tassa «una mostruosità perché nega il carattere della città, perché bisogna pagare per entrarci». Quindi, osserva, cambia la natura di città come luogo di confronto, di apertura, in qualche modo la democrazia della città. «Mi sembra un far coincidere Venezia con Las Vegas, con Disneyland: non è più una città, un luogo aperto quale deve essere ai cittadini da ogni parte del mondo: mettere una tariffa la rende un luogo di spettacolo, è la negazione dell'idea stessa di città».
Comprensibili le ragioni di chi vuole proteggere un luogo dove affluiscono milioni e milioni di persone l'anno a fronte di 55mila abitanti circa, tuttavia l'urbanista (che nel 1974 coordinò un piano per Venezia e Laguna) ha ragione quando indica un concetto fondante delle realtà urbane e della democrazia. De Lucia fino a poco tempo fa ha presieduto l'Associazione Bianchi Bandinelli: con il meritevole istituto di ricerche e formazione no-profit fondato dal compianto storico dell'arte (e sindaco di Roma per cinque anni) Giulio Carlo Argan l'urbanista ha proposto al mondo politico un innovativo disegno di legge sulla tutela dei centri storici scaturito da un lavoro collettivo sul quale varrà la pena di tornare.