La Cina ricostruisce Assisi e Venezia. Ed evita l'effetto Las Vegas

A Changsha ricreati scorci delle due città, e di La Spezia, in un enorme set cinematografico per turisti. Un immaginario che forse ignoriamo. E magari ci aiuta a diluire il turismo di massa

Uno scorcio dell'Italian Town a Changsha, Cina. Foto Antonella Pinna

Uno scorcio dell'Italian Town a Changsha, Cina. Foto Antonella Pinna

redazione 23 ottobre 2018

Antonella Pinna *
L’ingresso è una classica stazione ferroviaria italiana dell’800. Quella di La Spezia, per la precisione. Poi si entra in un gigantesco set cinematografico. Il primo impatto è con Venezia, palazzi separati da canali e una piazza che ha come quinta la chiesa della Salute. Più in alto, tra edifici finto-medioevali di un tipico borgo storico si alza il profilo della Basilica di San Francesco ad Assisi in pietra bianca con tanto di rosone e portale nell’inconfondibile facciata. Siamo nella provincia dell’Hunan, Cina meridionale, a Changsha, dove è in via di completamento una Italian Town, un parco-divertimenti di 250mila metri quadri, parte di un progetto di 67 ettari che comprenderà un lago artificiale e un’altra città in stile cinese tradizionale. Nella distanza, si levano grattacieli. Sono i soliti cinesi che copiano e riproducono quanto vedono in Occidente, verrebbe da esclamare come prima reazione, d’istinto. Una Las Vegas d’Oriente? Dopo di che conviene andare al di là delle risposte facili e stereotipate perché, probabilmente, di fronte agli inevitabili interrogativi, conviene avere occhi più aperti invece di tenerli chiusi e arroccarsi.
Vedere per capire
Poiché questa Italian Town ricostruisce la basilica di Assisi e porzioni di un borgo umbro, poiché questa riproduzione urbana si è inaugurata con una settimana di festival organizzata da Umbria Jazz, come Regione Umbria abbiamo ritenuto nostro dovere accogliere l’invito ad andare a Changsha per vedere e capire.
La prima domanda è: di cosa parliamo? Ci troviamo di fronte alla creazione di una Movie Town con un’operazione seria e molto costosa: l’ha voluta la HB, la più grande casa di produzione tv e cinematografica cinese. Come sempre in Cina, l’iniziativa privata ha il beneplacito della politica, senza il quale non si fa niente. La HB ha in programma altre 19 città con diversi set. L’Italian Town rappresenta, per loro, la quintessenza dell’«italian way of living».
Architetti italiani per un set cinematografico plausibile
Dietro la costruzione degli edifici ci sono architetti italiani che hanno curato molto bene i dettagli. È un misto tra Venezia e Assisi, è un bel falso smaccato, eppure architettonicamente come set cinematografico convince. L’esterno di San Francesco (almeno per ora non si entra), bisogna riconoscerlo, è impressionante, ha anche la scalinata laterale. In altri angoli dell’Italian Town si vedono affreschi scadenti, tuttavia il livello medio è quello di un set cinematografico riuscito, plausibile. Gli edifici non sembrano in scala 1:1, ma non sono in miniatura. Colpisce l’ingresso identico alla vecchia stazione ferroviaria di La Spezia, sulla quale sventola la bandiera rossa cinese. Perché la città ligure? Alla domanda il creativo che ha avuto l’idea ci ha spiegato: i cinesi amano le Cinque Terre e per loro la stazione italiana per eccellenza è La Spezia.
Las Vegas? No, è più una riproduzione “in stile”
Al ritorno in Italia non si sfugge alla domanda sull’effetto Las Vegas. Rispetto alla città nel Nevada si può dire che più che nel campo del falso iperrealista americano, qui è un caso di riproduzione “in stile”, si vede il lavoro di architetti italiani, le costruzioni sono in pietra e mattoni, non c’è un effetto cartapesta. La parte commerciale della città non è ancora finita. Tra negozi, pizze, vini, non ci sono i grandi marchi della moda che si vedono nei principali centri commerciali cinesi: l’impresa ha puntato più sulle botteghe e sui negozi tipici. Dietro il palazzo veneziano con bifore, per dire, c’è una pizzeria. Un gruppo di aziende marchigiane ha aperto uno spazio per la promozione del vino e della pelletteria, altri seguiranno il loro esempio. L’Italian Town avrà alloggi in stile bed & breakfast, è un parco divertimenti e residenziale indirizzato prima di tutto a un turismo interno. Quello che colpisce è che in Cina si sta sviluppando un immaginario italiano che ancora probabilmente non conosciamo a fondo e magari sottovalutiamo.
Proiezioni e gli immancabili selfie
Certo, alcuni aspetti sconcertano noi italiani. Le facciate vengono usate per proiezioni di giochi di luce, a volte con immagini incongrue come i mulini a vento. Tuttavia, anche pensando al confronto con Las Vegas, prima di sentenziare è bene riflettere: gli americani, i cinesi, sanno benissimo di partecipare a una messa in scena, ne sono consapevoli, non sono ingenui. Si fanno selfie con i fondali italiani finti, ma si presume che questa Italian Town d’Oriente possa avere l’effetto di creare un’aspettativa per un’esperienza dell’Italia reale, così come la creano la moda, la cucina, il cinema.
L'Italian Town evita gli scorci più scontati
Può un falso contribuire a raccontare il vero? Sì, se contribuisce a costruire un’immagine dell’Italia meno scontata. Non a caso, di Venezia si è scelta la chiesa della Salute, non Rialto o piazza San Marco, manca Ponte Vecchio di Firenze o la Torre di Pisa o il Colosseo.
Sia chiaro: è un’operazione dichiaratamente commerciale e come tale si presenta, ma questa Italian Town può essere un’alleata nel valorizzare e far conoscere ai cinesi luoghi e borghi al di fuori delle classiche mete turistiche, grazie a particolari che suggeriscono un’idea del patrimonio artistico italiano diffuso nei mille centri storici, considerati “minori”. È un’ipotesi sulla quale lavorare, in collaborazione con i possibili partner cinesi, per stabilizzare un programma di presenze culturali di qualità, come si è fatto con Umbria Jazz. In fondo, questa strana Italian Town ci spinge anche a guardarci con occhi diversi dai nostri, senza pregiudizi. Che poi, volendo, è un esercizio di curiosità e di civiltà che magari ci farebbe bene esercitare anche in molte altre circostanze, nel nostro Paese.
* Dirigente Servizio Musei, archivi e biblioteche, Regione Umbria