Bassano del Grappa, è qui la festa della cultura

Il paese veneto (a guida di centrosinistra) dimostra una gran vitalità tra mostre, un festival intelligente come OperaEstate, un forte senso della comunità

Il ponte di Bassano del Grappa. Foto Marzia Maestri

Il ponte di Bassano del Grappa. Foto Marzia Maestri

redazione 25 agosto 2018

Alessandro Agostinelli


Oggi non si capisce più chi siano gli italiani e cosa siano diventati. L’usura del sentimento popolare ha spalancato le porte al motto dell’ognun per sé: “me ne frego”. Anni fa non era così. Era il 1988 quando scesi per la prima volta alla stazione ferroviaria di Bassano del Grappa. Altri tempi, altre economie. Venivo a Ipotesi Cinema, la scuola di Ermanno Olmi e trovai una specie di grande famiglia di amanti della cultura.
Oggi torno a Bassano, per OperaEstate, con un po’ di emozione e tanta paura di trovarmi di fronte al solito festival estivo, alle solite dinamiche fiorentine o romane degli “eventini mondanini”, dove le risorse vanno agli amici di madama o a chi si fa bello con i grandi nomi dello spettacolo o con le falstaffesche rassegne del “tutto tutto, niente niente”.
Un sentimento patriottico e la Resistenza
Siamo ai piedi dell’altopiano di Asiago. Siamo in un territorio dove le memorie della guerra esondano dai nomi delle strade, dai monumenti, dalle lapidi, dagli alberi addirittura: nel viale dei Martiri ogni albero ha la sua foto col nome del giovane impiccato dai tedeschi; sono 31 alberi, furono 31 giustiziati.
Bassano del Grappa, fu insignita medaglia d’oro al valor militare per il sacrificio della popolazione e per la lotta di Resistenza nella Seconda Guerra Mondiale già nel 1946. La città ha il tricolore dappertutto, una città orgogliosamente italiana in un territorio che ha fatto della resistenza agli invasori la sua cifra perpetua di identità. Qui resiste un sentimento patriottico che non è di maniera, che non è politico. Fuori dalla Porta delle Grazie svetta un soldato italiano in bronzo, alto quasi cinque metri, appena dentro c’è una rosticceria cinese con le lanterne rosse appese fuori e una nuvola odor di frittura che alberga nei pressi. Questo per dire che Bassano non è una località messa sottovuoto, non è un sacrario conservato in formalina, è una città che vive le complessità dei nostri tempi.
Eppure il racconto di questo incontro con una comunità vera e laboriosa ci porterà a mettere in evidenza, su tutto, la serietà e l’italianissimo orgoglio di chi lavora nella cosa pubblica.
Il ponte della canzone e del Palladio in restauro
Se è vero che l’entusiasmo di mettere a posto il Ponte Vecchio, cioè il ponte di legno di Bassano (quello della canzone: “là ci darem la mano”), detto anche Ponte degli Alpini, si è infranto per il giovane Sindaco Riccardo Poletto, in qualche anno di surplace (per responsabilità di una ditta inadempiente) con il ponte stesso ancora transennato in parte. È pur vero che adesso si è risolto l’impasse e si andrà rapidamente al restauro di uno dei ponti più mitici della storia italiana, disegnato a metà Cinquecento da Andrea Palladio. Quindi costanza e capacità di andare oltre i passi falsi per il bene della comunità e del profilo fisico della città sul fiume Brenta.
Città pulita, città vivace, piena di bar, osterie, bistrot, caffè, enoteche e birrerie. D’estate si riempie di pubblico serale, presente costantemente ai concerti e agli spettacoli teatrali mainstream del grande contenitore festivaliero OperaEstate. Ma si riempie anche di giovani volenterosi che seguono la formazione di progetti europei, voluti dal Comune nei settori della danza e della scena contemporanea. È impressionante il numero dei progetti culturali finanziati dall’Unione Europea che sono attivi in questa città. Si parla di oltre 20 progetti in corso, tutti relativi a bandi che riguardano “Creative Europe” e altri bandi legati a problematiche sociali che cercano soluzioni anche in campo culturale. In certi casi si lavora ad alcuni progetti con altri 30 nazioni.
Eccellenza e di centrosinistra nel Veneto di Zaia
Per rendere viva tutta questa serie di attività che lavorano tutto l’anno sul territorio e si animano in una specie di vetrina che li mostra al pubblico durante l’estate, non ci sono fondazioni, associazioni, teatri, macchine mangiasoldi, c’è soltanto il Comune e la sua municipalizzata, la SIS. Ecco la peculiarità bassanese, il caso più unico che raro, la ciliegina sulla torta, la buona pratica, l’eccellenza: qui si macinano progetti culturali ed eventi estivi che durano oltre 90 giorni, ricevendo contributi da UE, MIBAC, Regione Veneto e si coordinano oltre 30 Comuni veneti, soltanto con un ufficio della SIS e un amministrativo comunale. A dispetto di tutti quelli che in città più grandi, con agganci politici migliori, dicono il Comune non ce la può fare… Serve forse segnalare che Bassano del Grappa è l’unica amministrazione di centrosinistra, insieme a un’altra, nella Regione del leghista Zaia?
Qui ci sono persone come Rosa Scapin, che dirigono un festival grande come i “Due mondi” di Spoleto e tengono insieme il saluto affettuoso al redivivo Marco Paolini a fine spettacolo dell’appassionante “Il calzolaio di Ulisse”, l’informazione allo spettatore delle ultime file, fino al giornalista che vuole fare due chiacchiere a cena. C’è la forma e la sostanza e c’è soprattutto l’arte antica del buon senso e del mettere a proprio agio chiunque. E si esce da un bistrot meglio di quando ci siamo seduti all’inizio, pensando di essere a casa, in un ambito amicale.
C’è il giovanissimo assessore alla cultura Giovanni Cunico, bello e impossibile, che dice: “mi interessano i progetti che restituiscono competenze nel territorio, che fanno welfare della cultura”.
La direttrice del museo volta i quadri
C’è la direttrice del Museo Civico, Chiara Casarin, dall’intuito che soltanto una giovane curatrice di arte contemporanea può avere e mettere a frutto in un contesto del genere. Si è inventata una mostra “Abscondita”, girando i quadri del Museo, cioè mostrando il retro dei dipinti, dove in un caso ha scoperto un disegno di Antonio Canova e dove i cittadini e i dipendenti e gli ex-dipendenti del museo hanno fatto un bagno di partecipazione all’esposizione, vedendo donazioni di famiglie storiche di Bassano, nomi di restauratori, e molte altre cose nascoste (fino al 5 novembre).
Danza anche per malati di parkinson
C’è il geniale Roberto Casarotto, ex danzatore, esperto di economia aziendale e ormai manager pubblico, cioè dipendente comunale al servizio della cultura di Bassano del Grappa, nella sezione della danza, con la direzione della rassegna internazionale B.Motion e del Centro per la Scena Contemporanea che nel Museo Civico svolge attività di danza tutto l’anno anche in collaborazione con la Asl locale: il progetto si chiama Dance Well ed è un laboratorio permanente di lavoro sul corpo per malati di parkinson. È una buona pratica scoperta in Olanda e applicata qui in Italia, in questa magica città di Bassano del Grappa.
Tutto questo ci parla. L’esperienza di questo Comune, di questa comunità bassanese, dove le aziende private del settore metalmeccanico di precisione contribuiscono ai progetti culturali pubblici, dove il commercio concorre al buon nome dell’ospitalità, ci dicono che si può fare cultura e guadagnarci in economia, solidarietà, salute, apertura mentale, eleganza e educazione civica.
Che tutto questo resista lo diamo per scontato. Che tutti coloro che vivono a Bassano, e che in questo gioiello di luogo (incorniciato tra Venezia e le Dolomiti) vogliono occuparsi di cosa pubblica, si rendano conto che questa è la vera ricchezza della città lo speriamo ardentemente.


Il link alla mostra Abscondita


Il link a OperaEstate