Marisa Laurito si trasforma in fotografa per raccontare l'Italia violata

L'attrice ha attraversato il Paese e con 20 immagini e sei installazioni denuncia disastri ambientali, orrori e veleni industriali. Ma con ironia. E ci racconta: "Ho sentito che era mio dovere intervenire"

Uno degli scatti in mostra firmato da Marisa Laurito

Uno degli scatti in mostra firmato da Marisa Laurito

redazione 3 ottobre 2017

di Riccardo Valdes


"Ho cercato di accendere un faro su un Italia calpestata, distrutta, avvelenata da rifiuti industriali, chimici nucleari, un Italia avvilita da disastri ambientali , ed ho tentato di farlo conferendo bellezza, ironia, ottimismo a tutto quello che normalmente non ne ha. Perché anche se la situazione è drammatica in alcune zone di ben 19 regioni Italiane (si salva solo la Val D'Aosta) bisogna essere ottimisti e tentare tutte le strade per ottenere bonifiche. Un artista ha il dovere di puntare i riflettori sul sociale per tentare di risolvere i problemi, per aprire gli occhi a qualcuno che non sa e ad altri che fanno finta di non sapere. Naturalmente i mezzi di espressione sono molteplici ma per parlare di questo argomento, io non potevo che scegliere la fotografia, unico mezzo artistico adatto a rappresentare la realtà". Così racconta a Globalist Marisa Laurito, che smette i panni di attrice e grande signora dell'intrattenimento, per indossare quelli della fotoreporter di denuncia. Sì, avete letto bene. Sono venti scatti e sei installazioni ospitati in un mostra intitolata Transvantgarbage Le Terre dei Fuochi e di Nessuno che ha come obiettivo il risveglio delle coscienze e la denuncia dell’insulto ambientale che lede il diritto dei cittadini alla salute e alla vita. “Non so quanto io possa essere brava come artista, ma il mio intento principale, la cosa che mi spinge più di tutto a fare questa mostra è quella di smuovere delle coscienze — spiega ancora Marisella (così l'ha sempre chiamata Renzo Arbore) - . Ho fatto un viaggio in queste terre degli orrori prendendomi anche mali, allergie. E ci sono solo passata, pensiamo a quelli che sono costretti a viverci perché non hanno alternative”
La mostra assume particolare importanza proprio per il luogo in cui viene presentata: la Reggia di Monza, sede non solo di grande e rilevante importanza storica e culturale, ma anche polmone verde della Lombardia. “Marisa Laurito con le sue immagini mette in evidenza un‘Italia calpestata, distrutta, trasformata – aggiunge Piero Addis, Direttore Generale della Reggia di Monza - L’istanza di questa grande artista poliedrica e sensibile, che ci ha trascinato più volte in azioni di denuncia attraverso la sua capacità persuasiva e agganciante, è certamente di lanciare un appello affinché si fermi lo scempio che si perpetra ogni giorno sotto i nostri occhi, ma soprattutto di conferire bellezza, poesia e ironia a ciò che normalmente non ne ha. La Laurito porta in scena la realtà pura, l’unica rappresentabile forse, sbattendoci in faccia una montagna di rifiuti che brucia le nostre coscienze assuefatte dal vuoto”.
In questo progetto di impegno profondo e intenso, Marisa Laurito ha coinvolto noti personaggi tra cui Piera Degli Esposti, Rosalinda Celentano, Renzo Arbore, Dacia Maraini…
"Credo che oggi l’essere famosi implichi responsabilità ben precise e, in questo caso, ho chiesto a tanti amici di usare la propria immagine per denunciare quanto sta accadendo sotto i nostri piedi e fare in modo che, con l’aiuto di tutti e il contributo di ciascuno di noi, si possano smuovere le coscienze di chi ci governa ed anche della gente, che deve far sentire sempre più forte la propria voce e ribellarsi a una gestione suicida del nostro ambiente", continua l'artista. Come ha scritto il critico Daniele Radini Tedeschi: “L’estro di Marisa Laurito richiama, attraverso epoche diverse, il lavorio di Lalique o di Gallé, artisti che operavano nella decorazione prima di ogni altra mansione tecnica. La Laurito, infatti, eccelle nel decorativismo, nel particolare, giungendo ad una curiosissima sintesi tra il sentire di Koons e quello di Trouille. Se, dunque, gli Stati Uniti hanno Jeff Koons per celebrare l’American way of life, noi ritroviamo lo stile italiano perfettamente nella sua produzione. Attualissimo è l’utilizzo del silicone nelle sue opere: nell’era della chirurgia plastica questo materiale appare emblematico, stigmatizza lo sfarzo contemporaneo, più che una pittura di “tocco” simboleggia il concetto di “ritocco” o ancor meglio di “ritocchino”, oggi diffusissimo nell’epopea della Grande Bellezza. Con una vena ironica, Marisa cristallizza questo mondo variopinto e con la sua eleganza lo rende immortale ed eterno”.


La mostra, aperta al pubblico, è visitabile gratuitamente fino al 31 ottobre. A questa prima esposizione seguiranno gli appuntamenti a Roma, al Palazzo Reale di Napoli e presso il Real sito di Carditello, reggia, una volta, di straordinaria bellezza ma oggi simbolo dell’abbandono, del degrado, della perdita dei valori che hanno fatto grande questo Paese.