Serbia, la svolta storica: gli studenti conquistano il parlamento

La sezione studentesca si impone alle elezioni anticipate con il 52% dei voti. L'ex presidente ammette la sconfitta in diretta televisiva, mentre nelle piazze esplode la festa.

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26 Ottobre 2026 - 11.01


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Gli studenti si sono aggiudicati le elezioni politiche anticipate in Serbia, e in tutto il Paese le strade si sono riempite di festeggiamenti seguiti in diretta televisiva. Come racconta Fabio Govoni per Ansa: in base ai dati ancora parziali, che difficilmente subiranno variazioni di rilievo, la lista studentesca avrebbe raccolto il 52% dei consensi, pari a 138 dei 250 seggi dell’Assemblea nazionale, mentre Serbia Unita, la formazione dell’ex presidente Aleksandar Vučić, si sarebbe fermata al 39%, con 104 seggi.

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Anche lo storico Partito socialista serbo, già di Milošević e ora di Ivica Dačić, si è fermato a poco più del 2%, e per la prima volta da quando si tengono in Serbia le elezioni multipartitiche (queste erano le quindicesime), non entrerà in parlamento. Secondo le proiezioni, nessun’altra coalizione ha superato la soglia di sbarramento del 3%, a eccezione dei piccoli partiti delle minoranze etniche, che ne sono esentati. Con un colpo di scena, è stato lo stesso Vučić a presentarsi per primo davanti alle telecamere di Rts per ammettere di aver “perso le elezioni”, dopo che l’annuncio del suo intervento aveva fatto pensare a una proclamazione di vittoria. Con aria affranta ma controllata, ha accusato gli studenti di aver condotto una campagna “scorretta e ricca di menzogne” e ha promesso di non concedere sconti dai banchi dell’opposizione, riconoscendo comunque “la vittoria degli studenti”.

A parlare per il movimento è stato il candidato Radomir Sajčić, che su Rts ha dichiarato che “la Serbia ha finalmente preso in mano il proprio destino, con un esito che ripaga quasi due anni di battaglia”. Il capolista studentesco, il cardiologo Ilija Srdjanović, ha affermato che il Paese ha “voltato le spalle a un tiranno” e che ora “si va verso una Serbia migliore”.

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A far pendere la bilancia a favore degli studenti è stata un’affluenza da primato, vicina al 70%, mai registrata da almeno trent’anni e che gli analisti prevedevano da tempo come un fattore a loro vantaggio. I festeggiamenti sono scoppiati mentre, a seggi ormai chiusi, nel centro di Belgrado cresceva la tensione, tra massicci dispiegamenti di forze dell’ordine e il timore della presenza di provocatori.

Era una consultazione che l’ex presidente, dimessosi a settembre per guidare la lista Serbia Unita e raccogliere la sfida degli studenti, temeva di poter perdere. Il suo nervosismo era trapelato nelle dichiarazioni degli ultimi mesi, in cui aveva più volte descritto gli studenti come “distruttori” e “inaffidabili”, “telecomandati da potenze straniere” ostili alla Serbia.

Già molto prima dell’apertura dei seggi, alle 7 del mattino, si sono formate code interminabili. Gli studenti avevano invitato i propri sostenitori a recarsi presto alle urne, e fin dall’inizio si è avvertita una forte tensione, percepibile anche per le strade, alimentata dal timore che brogli, irregolarità e manipolazioni potessero compromettere un voto osservato con attenzione da Europa, Stati Uniti e anche Russia.

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Alla vigilia, i pronostici oscillavano, a seconda della posizione dei sondaggisti, tra Serbia Unita e la lista studentesca. Quest’ultima si era preparata con grande cura, formando oltre 16mila rappresentanti di lista e 60mila controllori all’esterno dei seggi, i quali si sono affiancati ai più di 16mila osservatori, internazionali e nazionali, presenti sul territorio.

In Serbia la legge vieta gli exit poll. Per questo le prime proiezioni sono state diffuse solo molte ore dopo la chiusura dei seggi, a cura di associazioni e istituti demoscopici che seguono le consultazioni. Soltanto in un secondo momento la Commissione elettorale nazionale (Rik) ha reso noti i primi dati ufficiali, via via che i risultati dei singoli seggi arrivavano ai suoi centri di raccolta. A questi si sono aggiunti i voti di circa 100mila serbi residenti all’estero e quelli, forse qualche centinaio, dei serbo-bosniaci della Bosnia-Erzegovina in possesso della doppia cittadinanza.

Per i 250 seggi del Parlamento monocamerale serbo, assegnati con sistema proporzionale in un collegio unico e con soglia del 3%, erano in competizione 18 liste.

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