La sensazione è che sarà un testa a testa serrato fino all’ultima scheda. E poi finalmente verrà svelata a tutti l’identità del nuovo Presidente della Repubblica. Nella giornata odierna, in Perù, avrà luogo il secondo turno delle elezioni presidenziali, nel quale circa 27 milioni di cittadini dovranno decidere a chi mettere in mano le redini del proprio Paese. I due candidati sono la classe ‘75 conservatrice Keiko Fujimori, esponente del partito “Fuerza Popular”, e il candidato di sinistra ed ex Ministro del Commercio Estero e del Turismo (in carica dal 29 luglio 2021 al 7 dicembre 2022) Roberto Sánchez, membro di “Juntos por el Perú”.
Il voto si svolge in un contesto di forte instabilità politica. Infatti, nella giornata di domenica 12 aprile, si erano presentati al primo turno ben 35 candidati: un numero enorme e forse mai visto prima d’ora alle elezioni. In quell’occasione Fujimori aveva ottenuto il 17,2% delle preferenze, mentre il 12% dei peruviani aveva scelto Sánchez. Tuttavia, lo scrutinio procedette piuttosto a rilento a causa di contestazioni, riconteggi e proteste, tant’è che alla fine ci sono volute settimane per definire i due che si sarebbero sfidati al ballottaggio.
Per Fujimori questa è la quarta candidatura consecutiva alle elezioni nazionali, mentre lo sfidante Sànchez non si era mai presentato prima d’ora per il ruolo di Capo di Stato. Entrando nel dettaglio, il tema centrale delle campagne elettorali di entrambi gli sfidanti è stata la sicurezza, con l’aumento dell’influenza della criminalità organizzata che è ormai da quasi un decennio tra le principali preoccupazioni dei cittadini.
Dando un’occhiata ai programmi presentati dai due “leader”, l’esponente di destra prende come “modello” le contromisure adottate dal presidente di El Salvador Nayib Bukele, promettendo di concedere maggiori poteri all’esercito per combattere la criminalità. Inoltre, Fujimori ha detto che promuoverà riforme di stampo liberista e si è anche impegnata a ridurre gli ostacoli burocratici agli investimenti nel settore minerario e ad attrarre “capitali stranieri”, così da creare nuovi posti di lavoro.
Sànchez, invece, punta forte sulla giustizia sociale e su un maggiore intervento statale in settori strategici come il gas naturale e l’industria mineraria, con una maggiore supervisione sulle grandi aziende (sia nazionali che straniere). Per quanto concerne la questione della sicurezza, il candidato progressista sostiene che le gang non possono essere sconfitte solo con la forza, ma anche con la creazione di opportunità economiche per i ceti più deboli. Infine, un elemento “chiave” del programma di Sanchez è la creazione di un’Assemblea Costituente che sostituisca la Carta del 1993, promulgata durante il primo dei tre mandati del dittatore Alberto Fujimori.
Intorno a questa tornata elettorale permane inoltre il timore che le difficoltà nel trasporto dei registri elettorali dalle aree remote alle autorità centrali e le complesse procedure burocratiche di ricorso possano rendere opaca la consultazione finale delle schede, che avviene a urne definitivamente chiuse.
