In un decennio è totalmente mutato il modo di informarsi dei giovani. Questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto dal Reuters Institute, dal titolo “How young people get their news”, pubblicato nella mattinata di oggi.
La “fotografia” scattata dal report, condotto in nove Paesi (Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Germania, Danimarca, Italia, Spagna, Giappone e Brasile) su un campione composto da 18-24enni, spiega che la generazione di nativi social si è allontanata dalla tv, la stampa e i siti di informazione per diventare “social first”.
Entrando più nei dettagli dello studio, il 39% dei giovani si informa sui social (nel 2015 era il 21%), il 24% sui siti di news (era il 36%), il 21% dalla tv (contro il 28% di dieci anni fa), il 4% via radio (prima era il 6%) e un altro 4% dalla carta stampata (6% nell’ultima rilevazione).
Le piattaforme digitali più usate da questa fascia d’età per leggere le notizie sono Instagram (30%), YouTube (23%), TikTok (22%) e X (20%). A dir poco clamoroso è stato il “tonfo” di Facebook, con il servizio online fondato da Mark Zuckerberg che è passato da essere usato dal 53% al 16% dei giovani nel corso degli ultimi nove anni.
Il 59% di coloro che hanno preso parte all’indagine ascolta mensilmente podcast (solo il 18% nella categoria news). Sui social i giovani affermano di prestare maggiore attenzione ai singoli creators (51%) piuttosto che ai tradizionali brand di informazione (39%).
Tuttavia, un dato particolarmente rilevante è quello relativo al fatto che circa due terzi dei giovani (64%) legge le notizie quotidianamente più in maniera casuale che intenzionale, con gli scrolling dei feed sui social che sono molto gettonati.
Infatti, solo il 14% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni afferma che il modo principale per accedere alle news è andare direttamente su un sito o un’app di informazione, una percentuale molto più bassa rispetto a quella di chi effettua ricerche di notizie attraverso i social (40%) o i motori di ricerca come Google o Microsoft Edge (26%).
In un’era nella quale è ormai ubiqua non possiamo poi non concentrarci sull’uso dell’intelligenza artificiale. Secondo il report circa il 15% dei diciotto-ventiquattrenni usa l’AI per accedere alle news settimanalmente, rispetto al solo 3% delle persone con un’età superiore ai 55 anni.
Inoltre, gli intervistati hanno dichiarato di avere un atteggiamento positivo nei confronti del giornalismo assistito dall’intelligenza artificiale (43%) e di essere propensi a utilizzare questa tecnologia come aiuto per la spiegazione di notizie complesse (48%) o per un riassunto (43%). Un terzo (35%) dei giovani del campione (rispetto al 52% degli over 55) ha affermato di essere “molto” o “estremamente” interessato alle notizie, soprattutto quelle che riguardano le vicende politiche.
I ragazzi sono più attenti alla scienza e alla tecnologia, mentre le ragazze sono più interessate alle news che parlano di salute mentale. Il 32% dei giovani pensa che non abbia senso che i mezzi di informazione siano neutrali su determinate questioni come il cambiamento climatico o il razzismo.
Infine, il 31% dei partecipanti allo studio ritiene che la fascia d’età a cui appartiene non sia sufficientemente coperta dai media, forse anche per la carenza di persone in età giovanile all’interno delle newsroom.
A margine della diffusione del report il Reuters Institute ha sottolineato: “La nostra ricerca documenta un maggiore senso di alienazione in questo segmento di pubblico. Alcuni trovano le notizie tradizionali irrilevanti, difficili da comprendere o ingiustamente distorte rispetto al loro gruppo demografico”.
E ha aggiunto il centro di ricerca: “Le discrepanze tra la produzione giornalistica e le aspettative del pubblico giovane evidenziano la necessità che le redazioni capiscano come raggiungerli. Una delle sfide più urgenti dell’industria dell’informazione è affrontare il cambiamento del comportamento del pubblico più giovane.
E ha concluso il think tank : “Soddisfare le esigenze di questo segmento è cruciale non solo per l’attuale stabilità dell’industria del giornalismo, ma anche per il futuro delle società democratiche”.
Invece, per quanto riguarda la metodologia adottata per effettuare lo studio il Reuters Institute si è così espresso:” Un limite specifico di questo rapporto è che, data l’ampiezza degli argomenti trattati, ci concentriamo sulla delineazione delle tendenze generali tra i giovani come gruppo demografico di interesse e raramente esaminiamo le variazioni interne al gruppo”.
E ha rimarcato l’istituto: “Tuttavia, riconosciamo che i giovani non sono affatto un gruppo omogeneo e che i dati generali in alcuni casi possono nascondere differenze, comprese quelle legate alla classe sociale, all’istruzione e alla provenienza geografica, tutti fattori che influenzano l’uso e gli atteggiamenti nei confronti delle notizie”.
Insomma, i media tradizionali sembra che ormai siano stati sorpassati dai “new media”, e adesso non ci resta che attendere di vedere come si evolverà la situazione nel futuro, sperando che i giovani si informino sempre sui canali di comunicazione attendibili e non quelli pieni di “fake news”.
