Più proteine? No grazie, ne mangiamo già troppe

Il mondo vuole più proteine, ma quante ne assumiamo rispetto al nostro reale fabbisogno nutrizionale? Purtroppo, molte in più, e a pagarne i danni è l’ambiente.

Più proteine? No grazie, ne mangiamo già troppe
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Agostino Forgione Modifica articolo

24 Maggio 2023 - 17.18


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Che di proteine ne consumiamo sempre più lo si può intuire guardando gli scaffali dei supermercati. Roboanti claim che rimarcano l’alto contenuto proteico si stanno diffondendo a macchia d’olio: dal latte e dai suoi derivati ai cereali, dagli snack al pane, ogni categoria merceologica sembra destinata ad avere una versione “high protein”.

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Prendendo in esame i dati forniti dalla Food and Agriculture Organization emerge, infatti, come, dal 1961 al 2020, la media mondiale del consumo pro-capite di proteine sia passata dai 61 grammi giornalieri agli 83. Un aumento di un terzo che sottolinea un trend in pieno sviluppo.

Quanto appena detto porta inevitabilmente a una scottante conclusione: spesso mangiamo più proteine di quanto realmente ne abbiamo bisogno. In accordo con quanto affermato dall’Oms, l’assunzione giornaliera consigliata è di 0,8 grammi di proteine per ogni chilogrammo corporeo: non superiore ai 60 grammi, dunque, per un uomo di 75 chili.

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Il divario tra assunzione consigliata e reale è tuttavia ancora più evidente confrontando il consumo dei paesi occidentali con quello dei paesi in via di sviluppo. Vagliando sempre i dati della FAO relativi al 2020, in Africa e in India il consumo medio quotidiano è di circa 65 grammi contro gli oltre 100 (quasi 120 nel secondo caso) di Regno Unito e America.

Un divario non solo quantitativo ma soprattutto qualitativo. Come riportato dal World Resources Institute nel 2016, mentre l’apporto proteico di paesi come India e Sud Africa, già dimezzato rispetto agli stati occidentali, è per circa tre quarti composto da proteine vegetali, quello di Europa e Usa proviene al contrario per tre quarti da fonti animali. Una differenza che ha marcate implicazioni anche nutrizionali, visto che assumere tutti gli aminoacidi necessari al nostro organismo da fonti vegetali non è facile tanto quanto farlo da fonti animali.

Caso degno di interesse è quello della Cina, che ha visto un incremento dell’assunzione di proteine senza eguali, passando dai 40 grammi del 1961 ai 107 attuali. Un consumo che, sebbene quantitativamente analogo a quello europeo, è tuttavia proveniente per il 60% da fonti vegetali.

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Viene, dunque, da chiedersi quale sia la causa di tutto ciò e perché, in qualità di consumatori occidentali, richiediamo all’industria alimentare prodotti sempre più proteici, assumendone in quantità pressocché doppie rispetto al nostro reale fabbisogno.

Di certo l’opinione pubblica ha una sua responsabilità, avendo combattuto, negli ultimi anni, un’accesa crociata contro i carboidrati, demonizzandoli come causa di problemi di sovrappeso al netto di abitudini spesso eccessivamente sedentarie. Ridefinire i nostri costumi alimentari, si sa, non tocca solo la sfera alimentare ma soprattutto quella ambientale. La consapevolezza che gli allevamenti costituiscono una delle maggiori fonti di inquinamento dovrebbe ormai essere di dominio comune, come dovrebbe esserlo un consumo cosciente che, in ogni sua sfera, dovrebbe rifuggire dagli eccessi.

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