Chiese moderne brutte, i musei d'oggi sono le nuove cattedrali

Per Angelo Crespi, giornalista, le chiese di oggi sono come capannoni indusitrali o autorimesse, i "fedeli" vanno nei musei delle archistar

Il Museo Maxxi di Roma

Il Museo Maxxi di Roma

redazione 9 febbraio 2018

“Perché le chiese contemporanee sono brutte e i musei sono diventati le nuove cattedrali”. È il titolo che contiene già la tesi del libro (Johan & Levi editore) di Angelo Crespi, giornalista che ha lavorato tra l’altro al Giornale ed è stato consigliere di Sandro Bondi quando era ministro dei Beni culturali. L’autore ha presentato il saggio al museo il Ma*Ga (l’asterisco, assurdo, fa parte del logo) di Gallarate, nel varesotto.


Riportiamo la scheda del libro, così è più chiaro. “Le chiese contemporanee assomigliano spesso a capannoni industriali, piscine, bar, autorimesse. Non hanno quasi mai la facciata, e i campanili sono un labile ricordo. All’interno sono spaesanti e asettiche come sale d’attesa e al posto della cupola c’è il soffitto che fa pensare non a Dio ma all’inquilino del piano di sopra. I rosoni sono sostituiti dai lucernai e le immagini sacre da anodine opere d’arte astratta che rimandano a una vaga spiritualità senza trascendenza; in omaggio al minimal, gli altari sembrano usciti da un catalogo Ikea. L’orrore dei nuovi edifici di culto è il pegno che la Chiesa paga alla contemporaneità: dopo il Concilio Vaticano II, essa ha dismesso le forme della tradizione preferendo le più ardite stravaganze architettoniche o, peggio, aderendo con giubilo alla burocrazia delle commissioni urbanistiche. Eppure sorgono ovunque nuove, magniloquenti cattedrali: sono i musei, progettati da celebrate archistar, volani di turismo e di investimenti miliardari. Frotte di fedeli partono in pellegrinaggio: come un tempo verso Chartres ora vanno al Guggenheim di Bilbao o alla Tate Modern di Londra per adorare gli idoli e le reliquie della contemporaneità”.