La biografia di Philip Roth: vizi e virtù di un grande autore del ventesimo secolo

Il saggio è stato scritto da Brake Bailey. "Non mi devi riabilitare. Rendimi interessante" le parole di Roth al biografo.

La biografia di Philip Roth: vizi e virtù di un grande autore del ventesimo secolo
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8 Aprile 2021 - 17.14


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“Philip Roth: The Biography” è il libro uscito il 6 aprile negli Usa a cura di Blake Bailey ed edita da W.W. Norton, che racconta la vita di uno degli scrittori più influenti del ventesimo secolo, mettendone in luce vizi e virtù.  Le aspettative dei lettori sono aumentate in seguito all’uscita di alcune anticipazioni riguardo il maschilismo di Roth che emergerebbe da questo libro.

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Philip Roth è noto per capolavori come ‘Pastorale Americana’, per cui vinse il Pulitzer, ‘Lamento di Portnoy’, “Ho sposato un Comunista”, “La Macchia Umana” e l’ultimo “Nemesi”. È stato anche l’unico scrittore americano che in vita si è visto pubblicare la sua opera dalla Library of America in forma completa.

Roth aveva iniziato a pensare ad una biografia sul suo conto già nel 1996, per riscattarsi dopo che l’ex moglie, Claire Bloom, lo aveva fatto a pezzi nel memoir “Leaving a Doll’s House”. Dopo essere stato per decenni il narratore di sé stesso, per una volta avrebbe voluto che a raccontare la sua storia fosse qualcun altro. Lo scrittore scelse così, con molta cura, il suo biografo passando per diversi autori.

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In un primo momento aveva pensato a Ross Miller, professore di letteratura inglese e nipote di Arthur Miller. I rapporti con il professore però si inclinarono rapidamente ed è così che passò a Hermione Lee, biografa di Virginia Woolf e Edith Wharton. Ben presto però ebbe dei ripensamenti anche sulla scrittrice femminista, per paura di essere ricordato come un uomo che non amava le donne.  La sua scelta infine cadde su Bailey, ex insegnante dell’Oklahoma e autore di biografie letterarie su Richard Yates e John Cheever.

“Non mi devi riabilitare. Rendimi interessante”: così Roth aveva incaricato Baily, sei anni prima di morire, di scrivere una biografia dandogli accesso a parenti, amici, ex amanti, lettere e diari. Roth aveva intanto annunciato l’addio alla scrittura, poiché scrivere gli era diventato “sempre più difficile”. Passò gli ultimi anni della sua vita in compagnia di Bailey, il quale era ormai divenuto critico, confessore, psicologo e consulente matrimoniale del celebre scrittore. Roth aveva anche consegnato nelle mani del biografo due libri ancora oggi inediti: “Note per il mio biografo”, scritto per ribattere alla Bloom, e “Note su un diffamatore”, per la rottura con Miller. Nella biografia ritroviamo solo 48 passaggi del primo e 18 del secondo. I due testi, così come il resto degli archivi, torneranno presto nelle mani degli esecutori testamentari, l’agente Andrew Wylie e l’ex amante e amica fino alla morte Julia Golier, che decideranno se conservarli o distruggerli.
Stando a quanto emerge dalla biografia, Roth sembrerebbe essere stato un uomo di tutto rispetto, vitale, brioso, capace di atti di grande generosità ma, allo stesso tempo, di rancori e crudeltà. Ne passa anche il leggendario appetito sessuale espresso nei suoi romanzi.


 
“Philip Roth: The Biography” è stata definita da Cynthia Ozik, grande interprete della cultura ebraica americana, come “un capolavoro letterario”. Una biografia che farà molto parlare di sé.

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