Olympe de Gouges, un’antenata da riscoprire per le lotte delle donne

Durante la Rivoluzione francese pagò con la vita la sua battaglia per la libertà. A raccontare questa figura cruciale del femminismo è ora Annamaria Loche in un saggio appassionante

La targa in memoria della dichiarazione dei diritti delle donne di Olympe de Gouges

La targa in memoria della dichiarazione dei diritti delle donne di Olympe de Gouges

globalist 7 marzo 2021

di Luana Alagna

Dottoressa di ricerca in Studi Politici, Università  di Palermo

La Liberté ou la mort. Il progetto politico e giuridico di Olympe de Gouges
è il titolo del volume appena pubblicato da Annamaria Loche, filosofa politica e studiosa che ha dedicato importanti lavori a Rousseau e alle origini storiche del femminismo. 
Il libro, contenuto nella collana “Prassi sociale e teoria giuridica” diretta da Thomas Casadei e Gianfrancesco Zanetti presso Mucchi editore (Modena, 2021, pp. 153), è dedicato ad una voce vibrante del XVIII secolo come quella di Olympe de Gouges che, insieme a Mary Wollstonecraft, ha lanciato e fondato la sfida femminista contro la codificazione del silenzio di un genere. 
Le parole che compongono il titolo, un’espressione contenuta in una delle opere di de Gouges Le Prélat, definiscono la figura di Olympe, ricongiungendone l’ispirazione ideale di una vita alla sua tragica morte, avvenuta per mezzo delle stesse lame di ghigliottina con cui il Terrore voleva porre fine all’Assolutismo. 
Loche consegna alla letteratura esistente un prezioso contributo sulla figura di Olympe de Gouges, indagando sull’acume e sulla profondità di una riflessione la cui originalità è intessuta nella trama costituita dal contesto in cui vede la luce, dalla personalità della scrittrice e drammaturga e dalle sue opere di cui la più nota è la Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne (1791), opportunamente raccolta, in traduzione in italiana, in appendice al volume. In quest’opera de Gouges declina al femminile le parole che compongono il titolo della carta simbolo della Rivoluzione francese perché, come argomenta l’autrice, «considera il termine homme ingannevole», utilizzato «con il preciso, e probabilmente consapevole, scopo non dichiarato di escludere le donne dal godimento dei diritti civili e politici». 
L’aspetto prettamente linguistico – che ancora oggi, tuttavia, a tre secoli dall’inizio delle rivendicazioni femministe, esprime dinamiche concettuali e quindi pratiche politiche e relazioni di potere ispirate da retaggi patriarcali altrettanto mistificatori e fuorvianti – si intreccia e si fonde con il nodo cruciale delle istanze di de Gouges, ossia la richiesta per le donne di eguaglianza dei diritti «di natura e di cittadinanza di cui gli uomini si sono impadroniti grazie alla rivoluzione». Il giogo maschile che impediva a quella metà di cielo di godere dei diritti di libertà, di proprietà e sicurezza, coartava la donna sia nell’ambito della sfera privata sia in quello della sfera pubblica, forzata a restare «in balia di un uomo che approfitta della sua ricchezza, del suo potere e dei privilegi che gli derivino dal suo sesso». 
«Nel tempo in cui la filosofia preparava in silenzio i fondamenti della Repubblica», come osserva Loche, quella stessa Repubblica non avrebbe accolto il monito di de Gouges, la cui richiesta di anteporre «la virtù al crimine» si risolverà nel suo contrario, perpetuando invece la tirannia dell’uomo sulla donna in sfregio ai principi di libertà e giustizia che la stessa rivoluzione proclamava. Mentre i pregiudizi e i costumi del tempo non erano riusciti a imporle il silenzio, per volontà dei giacobini guidati da Robespierre la ghigliottina le avrebbe mozzato la testa. 
La personalità che emerge dalle analisi delle commedie e dai pamphlet, intrisi di un impegno civile senza precedenti e che Loche delinea in un quadro ricco di riferimenti storiografici, è l’esempio di una donna che ha provocato il suo tempo e quelle storture culturali che penalizzavano i soggetti (resi) più vulnerabili: le donne, gli indigenti, gli schiavi. La sua era un’aspirazione realmente universale, perché quella ragione con cui la filosofia dei Lumi voleva sconfiggere superstizioni e oscurantismo era un’arma che poteva essere finalizzata anche all’affermazione dell’autonomia, della libertà e della dignità delle donne.


Nella Postfazione al volume, Thomas Casadei, studioso di femminismo giuridico, descrive l’intensità della fase storica in cui maturano le audaci idee di Olympe de Gouges, tratteggiando vividamente le elaborazioni di una donna che ha combattuto con fierezza i pregiudizi e la violenza con cui era stato imposto un ordine politico e giuridico iniquo, basato sull’esclusione e la sottomissione delle donne, e ne mostra la persistenza delle sue intuizioni nel tempo presente.